sabato 22 dicembre 2012

Tecniche democratiche di dominio planetario

Preambolo

Ognuno di voi da mane a sera compie meccanicamente sempre le stesse azioni. Certo, alcune sono  inevitabili come, per esempio, il mangiare, il bere...Ma al di là di queste, altre, come, per es, leggere il giornale, accendere la radio o la televisione, sono quasi ovvie, banali, e perciò passano inosservate. Eppure, proprio attraverso questi semplici gesti, non facciamo altro che assecondare il volere di chi ci comanda. Le pagine del nostro quotidiano preferito sono confezionate ad arte dai direttori dei giornali. Questi ultimi, a loro volta, vengono pagati lautamente per i loro servigi dagli editori che dettano la linea da seguire. Gli editori, come se non bastasse ricevono lauti finanziamenti da Banche e mecenati non proprio filantropi... Noi ce ne "rallegriamo" e mentre gustiamo il nostro caffè, crediamo, sfogliando quelle pagine, di tenerci informati sulle cose più importanti che stanno accadendo nel pianeta terra; e anche se sospettiamo che l'informazione sia di parte crediamo di saper discernere il "grano dal loglio", magari preoccupandoci di dare uno sguardo a destra e uno a manca, per cercare di avere un quadro della situazione abbastanza oggettivo. 

Errato. Tutto quello che ho appena scritto è falso. Noi leggiamo solo ciò che gli editori vogliono farci leggere. Ci illudiamo, in altre parole, di saper distinguere e di poter separare ciò che è mera propaganda dall'informazione genuina. Chi prepara un giornale conosce bene il suo mestiere e starà dunque molto attento a non urtare la suscettibilità non solo di chi lo finanzia... ma anche di chi potrebbe in futuro finanziarlo.  E con la televisione il discorso si amplia a nostro svantaggio, poiché al linguaggio scritto si aggiungono le immagini, certe particolari inquadrature, le interviste, eccetera il tutto per indurci a riflettere di meno e ad assuefarci di più su ciò che ci viene artatamente propinato. D'altro canto, tutto ciò non rappresenta una novità. Pier Paolo Pasolini ha descritto in modo arguto il fenomeno subdolo dei "medium di massa", dove il consumismo aveva ottenuto molto di più di quanto avesse fatto il regime durante il fascismo.  Emblematico è il caso "Berlusconi", preso di mira in continuazione per le sue notti "bianche" passate con donnine scollacciate. Egli ha rappresentato alla perfezione l'oggetto attraverso cui distrarre l'attenzione del popolo beota. Intanto, mentre i giornalisti prezzolati facevano a gara per accusare e/o difendere l'ex presidente del Consiglio si taceva su problemi e reati assai gravi, molto più gravi di quelli attribuiti al Cavaliere di Arcore. E la Magistratura che fa? Semplice: persegue quello che rappresenta un simbolo di malcostume nazionale, si concentra solo su quello, ed ha  come unico obiettivo dimostrare che il cavaliere sia un puttaniere incallito con un debole per le giovanissime signorine... Al popolo bue vengono lasciate le "briciole" che, nel nostro caso, rappresentano - tutte - un modo disinvolto per sviare l’attenzione su questioni facilmente risolvibili. Pochi, per esempio,  durante tutti questi anni, si sono accorti della voragine del debito pubblico in cui era sprofondato il "bel paese"... eppure la cifra esorbitante di 2000 miliardi di Euro raggiunta adesso non scaturisce solo dagli ultimi governi di  berlusconiana memoria.  Inoltre, cosa ancora più importante, nessuno si è chiesto la causa reale di questo debito... E' un problema annoso che ci portiamo dietro da decenni... ma, stranamente, nessuno ne ha parlato prima con la dovuta attenzione.
Inoltre, come se non bastasse, ci sono alcune materie che, per "ovvie" ragioni, non vengono mai trattate… non solo nei talk-show televisivi ma nemmeno nelle sedi preposte.  Accade così che "dottori" commercialisti o laureati in economia non conoscano affatto le procedure di emissione monetaria. In particolare, tra queste materie, vi sono quelli che qualcuno potrebbe definire come "strumenti di dominazione". Si tratta di stabilire cioè il ruolo che ha la mistificazione nella "governance" planetaria. In altre parole, occorre individuare il compito che storicamente ha assunto l'inganno nella formazione della coesione sociale e, soprattutto, in conformità a determinate norme  del cosiddetto "vivere civile".    Storicamente il popolo è stato sempre soggiogato dalle "élites" nei modi più disparati. Una ristretta cerchia di persone ha sempre sfruttato le moltitudini. Del resto anche nelle rivoluzioni sono sempre le "minoranze organizzate" a dirigere o a sconfiggere le maggioranze disorganizzate.  Adesso, però, dopo l'avvento della democrazia, ci si aspetterebbe una situazione completamente diversa. Ci si aspetterebbe, anzitutto, più trasparenza nella reggenza dello Stato; ci si aspetterebbe una maggiore e più pervasiva partecipazione del popolo alla gestione della cosa pubblica, anche in virtù del dettato costituzionale e, soprattutto, di una maggiore presa di coscienza. Ma ciò evidentemente appare a tutti gli effetti irrealizzabile. Purtroppo quanto ci è stato dato con la destra (Costituzione repubblicana) ci è stato tolto con la sinistra (Trattato di Maastricht e Lisbona). Un oscuro disegno messo a punto negli ambienti franco tedeschi alla fine degli anni '30 si è appunto realizzato alla fine degli anni '90. A ben vedere, la democrazia è tale solo sulla carta, poiché nei fatti sarebbe più giusto parlare di "usurocrazia" o, per usare un termine più  tecnico  "Daneistocrazia". Noi viviamo cioè in una falsa democrazia in cui, al basso livello di istruzione dei cittadini, si combina una fortissima pressione mediatica atta a deviare le menti impreparate ad esprimere un pensiero veramente critico ed indipendente. 
Illustri studiosi si sono chiesti e si continuano a chiedere quali sono i motivi di tanta inefficienza, di tanta disattenzione verso  la realizzazione di un regime realmente democratico e popolare. Eppure oggi esiste una informazione capillare quasi su ogni argomento dello scibile umano; un 'informazione e, soprattutto, una diffusione globale che dovrebbe permettere a tutti (o quasi) di avere moltissime nozioni. Tutte queste nozioni, però, non si riferiscono mai a cose veramente importanti. Si tratta per lo più di cose secondarie, mai attinenti alla sfera del potere reale. Vi sono molte cose perciò che non fanno parte della cultura comune.  Fra gli strumenti utili alla "dominazione" planetaria vi sono la tecnica informatica, la psicologia di massa, ecc. Molte cose non sono note nemmeno agli specialisti di campo, per cui risulta assai difficile districarsi nella marea di informazioni che quotidianamente ci vengono propinate. Uno di questi "strumenti" è sicuramente il denaro. Del resto, l'economia e la finanza sono universalmente ritenute materie ostiche e  noiose, materie per cui sono richiesti anni di studi, specializzazioni, master, ecc.. Questo giudizio, alquanto superficiale, viene  avvalorato ogni giorno dai mass-media asserviti al potere, che presentano l'economia e la finanza come materie di difficile comprensione.  Infatti, lo scorrere di notizie in gergo economico-finanziario, per lo più attraverso idiomi in lingua inglese, corredati da grafici e complesse formule matematiche, scoraggiano chiunque. La realtà è alquanto diversa:  la complessità associata con il sistema finanziario è soltanto un oscuro paravento progettato per nascondere uno dei meccanismi socialmente più paralizzanti che l'umanità abbia mai introdotto. Del denaro si conoscono gli effetti immediati,  ma il resto rimane "sapientemente" occultato. Non per niente esso veniva denominato da Martin Lutero "sterco del demonio".  Massimo Fini nel suo libro dedicato al tema ("Il denaro Sterco del Demonio") asserisce che la moneta è neutra... Viceversa, come noteremo più avanti, la moneta non è affatto neutrale, poichè il suo aumentare o decrescere determina variazioni consistenti della capacità produttiva del sistema. La creazione di moneta è uno di questi. Per molti questa è una materia "ostica", ma solo perché si vuole sia reputata tale... non per altro. Oggi i cittadini sono informati quasi su tutto ma nulla sanno dell'emissione monetaria, del come si crea la moneta e di come viene incassato il reddito da signoraggio. 
“Il processo con cui le banche creano il denaro è tanto semplice che la mente si rifiuta di riconoscerlo”  John Kennet Galbraith
“Se il popolo comprendesse il reale funzionamento del sistema monetario ci sarebbe una rivoluzione entro domani mattina”. 
H.Ford


L'ignoranza generalizzata: un "must" della dominazione planetaria.

Penso che le tecniche fondamentali della dominazione siano essenzialmente tre:

  1. quella monetaria-finanziaria;
  2. quella giuridica che si esplica sia sotto la forma della legislazione (produzione di norme giuridiche) sia sotto la forma della giurisdizione (esercizio del potere giudiziario);
  3. quella psicologica (non quella prevalente, spacciata dai mass-media) ma quella collettiva, dell'ingegneria sociale, dell'orientamento di massa, del cosiddetto marketing, La propaganda è un termine che riunisce sotto di se sia la manipolazione del pensiero collettivo a fini commerciali sia quella rivolta a fini esclusivamente politici (creazione del consenso).

Recentemente si aggiunge in modo massiccio la tecnica informatica, come strumento di dominazione e di controllo sulle persone. Questa si raggiunge attraverso l'impossessamento, da parte del Sistema bancario internazionale, della moneta-proprietà.
Le recenti norme che inibiscono l'uso del contante persino per il pagamento delle tasse servono a far si che la gente gradualmente si disaffezioni al denaro-proprietà e faccia riferimento esclusivamente al denaro elettronico,  prodotto dalle banche centrali in regime di monopolio.
In questo ultimo senso, il denaro non viene solo plastificato e smaterializzato ma annullato come denaro di proprietà popolare ed attribuito in tutto e per tutto alle banche.
Anche il governo italiano è da tempo su questa strada. Lo vediamo chiaramente quando esso impone la tracciabilità, vietando - di fatto - l'uso del contante per determinate transazioni e pagamenti, oppure quando impone l'uso del conto corrente bancario o postale per pagare le imposte. 

Qualcuno probabilmente obietterà che invece tutto viene spiegato nelle sedi preposte; e che ciò non può venire improvvisato da chicchessia. Sicuramente, in tale affermazione, c'è un minimo di verità, poiché conoscere dove si mettono a punto le "mangiatoie" sarebbe un peccato assai grave e soprattutto molto pernicioso per chi lo commette. In realtà noi viviamo in un o stato dell'inganno, dove la governance monetaria viene tenuta "riservata" ad una ristretta schiera di "eletti". Altrimenti non si spiegano le recenti frodi commesse dalle Banche ai danni di molti Comuni italiani, in particolare attraverso lo spaccio dei cosiddetti prodotti derivati. A nulla sono servite le varie denunce circa la "tossicità" di questi prodotti finanziari, tanto che  nemmeno le ragionerie generali dei comuni conoscevano (e conoscono) come funzionano questi prodotti derivati. E' di poco tempo fa la notizia secondo cui il Procuratore di Milano, nella sua accusa alle Banche per la vendita fraudolenta di questi prodotti "tossici", sostiene che il Comune di Milano sia stato "irretito  dalle Banche"... un dolce eufemismo per asserire che il Comune ha sottoscritto un'operazione senza alcuna cognizione di causa, affidandosi spesso alla consulenza della medesima banca coinvolta nell'affaire. E’ un po' come se il pastore per meglio custodire il suo gregge invece di tenersi il suo cane di fiducia facesse affidamento su un branco di lupi. Leggendo il D.P.R. che autorizza gli enti pubblici a stipulare questi contratti si nota una malcelata propensione all'ambiguità. Una caratteristica, questa, nient'affatto casuale. Il caso non esiste.  Anzi, dalla lettura delle carte, si capisce subito che non potevano fare il contratto che avevano inopinatamente stipulato.
E' chiaro che, in casi come questi, siccome le frodi sono assai imponenti e andare sino in fondo alla faccenda comporterebbe un danno d'immagine maggiore non solo per le Banche coinvolte ma per tutto il sistema fraudolento che le sovrasta, si addiviene di solito a dei "compromessi" che, in linguaggio giuridico, si traducono  attraverso le cosiddette soluzioni "transattive". Il ruolo che la mistificazione riveste in questo settore è fondamentale.  Le cose decisive, veramente importanti, per questo ed altri motivi,   vengono artatamente occultate.
Il meccanismo fraudolento di potere viene invece spiegato ad una ristretta cerchia di cooptati, separatamente gli uni dagli altri, in modo tale da privarli della necessaria consapevolezza, affinché si possa parlare di vero e proprio dominio sull'umanità. Lo schiavismo - si dirà - è stato superato  ed è anche per questo riuscirà assai difficile persuadere del contrario chi non dispone della sufficiente apertura mentale.
Eppure, a ben riflettere, oggi siamo schiavi del sistema bancario attraverso il debito pubblico. Non è forse vero che su ogni neonato grava un debito di oltre trentamila euro?
Su questo problema sono stati esperiti vari studi, tutti, però, rigorosamente non pubblicizzati. Uno di questi è a cura del Prof. Richard Werner. Costui dimostrò - dati alla mano - che il potere bancario riuscì  a trasformare il Giappone da paese tradizionale e solidale in un paese moderno ed individualista.  Ecco qual è la vera funzione del Signoraggio bancario! E' una situazione che più la si conosce più la si teme, poiché attraversa ogni ambito della vita umana.

La moneta fiat

Con l’abolizione degli accordi di Bretton Woods (15-08-1971) è praticamente cessata la convertibilità de jure del denaro. Questo solo sulla carta, poiché, all’atto pratico, mai nessun cittadino italiano ha riscosso l’equivalente in oro di una cartamoneta da £.100.000. Quindi prima il denaro era in effetti una cambiale inesigibile. Tutte le monete infatti erano convertibili nel dollaro US ma solo quest'ultimo poteva essere convertito in oro. A ben vedere, però, mai nessun cittadino americano ha visto convertire in oro le banconote che aveva in tasca. Questo è rimasto un metodo per scambi fra Stati o, meglio, un abile escamotage per raggirare il popolo bue. Ad ogni modo, da quel preciso momento storico, il denaro cartaceo diveniva – per legge – non più convertibile. A questo punto si inserisce giustamente la teoria auritiana del valoro indotto della moneta (cartacea o metallica). In poche parole il valore di questi biglietti di banca viene conferito dalla loro accettazione da parte del popolo e si regge sulla fiducia che in essi viene riposta. Ora, in virtù di tale teoria, la proprietà di questa moneta spetterebbe per legge e anche per logica al popolo o allo Stato che lo rappresenta. Oggi – come sostiene anche Paolo Barnard – “la moneta che circola è un IO VI DEVO emesso dallo Stato per i cittadini”(1). Ma così non avviene, poiché questi biglietti non vengono emessi da uno stato nazionale, ma da una Banca Centrale sovranazionale che agisce autonomamente senza il controllo politico e, soprattutto, democratico degli stati. Questa esautorazione del potere di emissione monetaria ha di fatto ridotto gli stati a vassalli della Banca Centrale. La Banca Centrale detenendo il potere di emissione monetaria ha dunque espropriato ed indebitato i cittadini europei che, pertanto, sono costretti a subire, insieme coi loro governi, una fastidiosissima ingerenza della Commissione Europea. Ma in buona sostanza cos'è il denaro? Ezra Pound sosteneva che:
 "La moneta non è un prodotto della natura ma dell'uomo. E' l'uomo che ne ha fatto uno strumento maleficoper mancanza di previdenza".
E' sicuramente più facile dire a cosa serve. 

Il denaro serve per misurare il valore delle prestazioni, delle merci; ma anche  per costituire garanzie, per estinguere debiti, per accumulare valore monetario,  costituire una riserva,  ed essenzialmente,  per fare incontrare la domanda con l'offerta. Un'altra curiosità: il 92 % del denaro in circolazione, contrariamente a quanto si crede, non è prodotto dalle Banche Centrali. Le banconote e monetine rappresentano solo una piccolissima parte della liquidità (8%). Il restante (92%) viene prodotto così, con un tratto di penna,  anzi, a voler esser più precisi, con un click del mouse della Banca Centrale, in forza della sua licenza bancaria.
Una società naturalmente evoluta non può fare a meno del denaro; tornare al baratto sarebbe inconcepibile, equivarrebbe a tornare indietro di millenni, ad una società primitiva, chiusa,  basata per lo più sull’autoconsumo. 
Ma allora la banca  come crea dal nulla il  denaro? 
Ecco, facciamo un esempio. Supponete che io mi rechi in banca per ottenere il denaro necessario al fine di acquistare una civile abitazione. Ammettiamo che la Banca mi conceda  200.000 € a mutuo ipotecario. Bene (si fa per dire...).
La casa che intendo comperare da Tizio viene al contempo colpita da iscrizione ipotecaria e mi vengono fornite duecento mila euro dalla Banca che poi li gira sotto forma di assegno circolare a Tizio. E Tizio (quietanza in pagamento) incassa l'assegno sul suo conto corrente e io nel tempo pagherò il  debito (capitale + interesse) verso la banca.  Con questa operazione io estinguerò il debito con l'aggiunta degli interessi a compenso del prestito ricevuto. Ebbene tutto ciò è falso; è creduto dalla maggior parte della gente "informata" ma è assolutamente falso. Tutto ciò non avviene nella pratica.

Ma cosa avviene allora  praticamente quando ci rechiamo in Banca per chiedere un prestito?

Vado in banca. La banca prende la casa di tizio come garanzia, mi apre un conto di disponibilità (200.000 €) e contemporaneamente mi costituisce come debitore (spese + interessi). Dopo di che, la banca emette assegni circolari per 200.000 euro che girerà a Tizio. Tizio si reca nella sua Banca. La  banca di Tizio accetta l’assegno e li mette all'incasso, accreditando l’assegno sul conto corrente di Tizio.  Cosa è accaduto? 
La Banca ha creato denaro dal nulla (200.000€)!  Attraverso quest'operazione la banca ha aumentato il suo patrimonio di 200.000 € (più spese e interessi), senza rischiare alcunché! La banca ha aumentato il suo potere d'acquisto senza perdite. Il denaro (denaro scritturale) che ha dato a Tizio non scaturisce da una riserva (cassaforte di sicurezza piena di denaro o di metalli nobili o gioielli preziosi). Nessuna quantità di banconote o monetine  si è spostata da una banca all’altra! Vi è solo il riconoscimento reciproco dell’assegno (validazione reciproca).
 Il denaro si basa cioè solo sull’accettazione, in altre parole è una convenzione che nel caso in questione è anche avvalorata dalla legge. Dimostrazione quest'ultima della lapalissiana sottomissione dello Stato alle Banche Centrali. Per questo si parla di TRUFFA LEGALIZZATA!
Nessuna quantità di banconote si è spostata da una banca all’altra. Nessuno spostamento di oro, argento o di altra valuta pregiata! 
 E non vi è stata nessuna richiesta da parte della Banca Commerciale alla Banca Centrale. Vi è stato solo un assegno circolare (un volgare pezzo di carta), una sorta di convalidazione circolare tra le banche. La copertura degli assegni circolari, da parte delle banche, si aggira  appena all’1 o al massimo del 2 per mille. Una goccia nel mare!
Questa è la vera pratica inflazionistica che nessuno si guarda bene dal denunciare!
Molti non credono che la demonetizzazione del mercato sia una pratica malefica. I media, gli economisti accreditati fanno passare l'idea che essa serva per tenere a bada l'inflazione. E ciò potrebbe essere vero se ci fosse in circolazione una grande massa di denaro. 
La demonetizzazione del mercato crea deflazione e in tale situazione le banche possono. attraverso il loro cartello monopolistico, avere il controllo azionario sia del sistema imprenditoriale privato, sia degli enti pubblici. La realizzazione di questa caratteristica è stata resa possibile nel 1994, quando Carlo Azeglio Ciampi abolì il divieto alle banche di acquisire  partecipazioni nelle imprese industriali. Inoltre, i banchieri, approfittando della scarsa liquidità in circolazione, hanno la possibilità di comprare  a basso costo  le imprese pubbliche privatizzate dallo Stato, per far fronte alla mole immensa di debito accumulato.

I politici: i camerieri dei banchieri

Allorquando il famoso poeta dei Cantos reitera giustamente il pensiero elaborato dal colonnello Jefferson secondo cui:
 “politici sono i camerieri dei banchieri,  lo fa con cognizione di causa e, di seguito, prima di prenderne atto, ne illustro il perché. 
La politica ha dei costi, non può sopravvivere senza denaro. I politici, nonostante tutti gli errori e il male compiuto, sono uomini come noi altri. Gli "eletti" in buona sostanza, sono tali e quali agli elettori; sono oggi, per effetto del Kaly-yuga, il riflesso al negativo (normalmente dovrebbe essere il contrario) di coloro che li hanno portati in auge. 
 Il candidato non indossa più la bianca veste che ne decretava la purezza... e l'eletto non è tale in virtù dei suoi meriti, ma piuttosto dei suoi demeriti e dei suoi vizi. Il successo non mette al riparo i cittadini dalla corruzione, dalla malversazione, dall'abuso di potere ecc. Anzi, il potere, amplifica i difetti dei cittadini, perché li eleva al rango di sovrani. Il potere inebria chi non ne è degno. Per questo il potere non può essere appannaggio di chiunque... E qui vale citare il compianto Prof. Auriti quando scrive: 
"Può governare il suo popolo soltanto chi lo ama".

La Sovranità perduta

Mayer Rothschild
Auriti ha sempre sottolineato la medesima verità e cioè che "Senza la Sovranità monetaria la sovranità politica non esiste."  Solo se facciamo nostra questa glaciale considerazione possiamo "com-prendere" nella giusta misura il fenomeno di Tangentopoli.

Il diritto di emettere denaro e, di conseguenza, di stabilirne il valore, è un attributo squisito della sovranità. L'euro non viene emesso da nessuno stato Europeo. L'euro viene emesso dalla S.E.B.C.. Ora mi si potrà contestare che questa facoltà le è stata concessa dagli stati europei. Certo. Perchè come asserì saggiamente Mayer Rothschild:
 "Datemi la facoltà di emettere moneta e me ne infischio di chi fa le leggi".

Orbene, la realizzazione dell'Euro rappresenta uno snodo essenziale affinché si realizzi concretamente l'unificazione mondialista del nostro continente. Con l'euro si corona il sogno nato con la Banca d'Inghilterra, l'uso del simbolo di costo nullo: l'oro-carta. Quello che potrebbe apparire ad un profano come una mera "convenienza economica" in realtà rappresenta un principio fondamentale di filosofia del valore e cioè che il valore non rappresenta mai  una qualità della materia ma una qualità dello spirito! Per questo sacrosanto motivo, il chiarissimo Prof. Auriti scrisse: 
"la penna ha valore perché prevedo lo scrivere, la moneta ha valore perché ognuno è disposto a scambiare moneta contro merce"
Quindi, in definitiva:"il valore è un rapporto fra fasi di tempo". 
E qui veniamo all'Oro scelto come simbolo monetario:
l'oro ha valore non perchè sia un metallo nobile e raro, ma perchè ci si è messi d'accordo che lo abbia. 
Inoltre,  che la moneta avesse in sé un valore duplice lo comprese - ancora prima di Auriti - Ezra Pound il quale scrisse: "La moneta non è uno strumento semplice come una vanga. Contiene due elementi: quello che misura i prezzi sul mercato e quello che da il potere di comprare la merce. "

Di qui discende l'intuizione di Auriti: 

"La funzione monetaria causa una duplicazione dei valori e raddoppia quantomeno la ricchezza dei popoli che la adottano, perchè la somma delle unità di misura esprime una quantità di valore corrispondente a quello di tutti i beni reali  misurati o misurabili in valore.
Ed è proprio attraverso la demonetizzazione dell'oro che i banchieri hanno sottratto agli stati tradizionali il valore monetario di cui disponevano. Questo  atto viene a concretizzarsi attraverso la Rivoluzione Francese.
Giacinto Auriti scrive
"La ragione di questa clamorosa verità sta nel fatto che la Rivoluzione Francese non si è fermata “a metà” (secondo la abituale regola), ma ai “tre quarti”. Lo stato di diritto ha considerato, infatti, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato nel silenzio le banche centrali, S.p.A. con scopo di lucro". 



Ed è su questi presupposti che si è realizzata la decadenza dei sistemi politici tradizionali, fino ad addivenire all'attuale sistema dell'esplosione dei debiti sovrani.

Ma ciò evidentemente non deve portare a credere - come molti lettori superficiali fanno - che si renda necessario un ritorno all'oro o ad altro metallo nobile! Asserire una cosa del genere significa non aver compreso AFFATTO la teoria auritiana del valore indotto!

La fesseria della separazione dei poteri

La Banca Centrale europea agisce autonomamente, risponde a se stessa,  senza alcun controllo democratico da parte degli stati. In "virtù" della sua sbandierata indipendenza, la BCE può fissare a piacimento il T.U.S. e, cosa più importante, decidere arbitrariamente la quantità di denaro da emettere. 
Per tal via sarà dunque assai facile per i governatori delle Banche Centrali poter prevedere bufere monetarie o periodi di vacche grasse... 

Si è  applicata la regola di Luigi Einaudi secondo cui alla rarità dell'oro si è sostituita la "saggezza dei governatori".  Naturalmente Einaudi si metteva dalla parte dei governatori, lasciando al popolo bue il compito di essere alla stregua delle vacche da mungere! 
Inoltre, mentre è possibile ascoltare in diretta o in differita le sedute parlamentari nazionali, non è possibile ascoltare le riunioni della BCE, le quali sono segrete. Solo il Consiglio di detta banca decide di volta in volta se rendere pubbliche o meno le sue decisioni, Alla faccia della trasparenza e della democrazia! Per questo motivo Marco Saba ha richiesto l'audit della BCE.
Identica cosa vale per la Banca d'Italia che è controllata dalle medesime banche su cui dovrebbe vigilare. E qui il condizionale è d’obbligo, poiché la formalità della legge viene aggirata allegramente.  Infatti la stampa vi sono articoli che denunciano il fatto che la stragrande maggioranza dei controlli effettuati dalla Banca d’Italia si rivolge verso gli istituti di credito cooperativo e non alle grandi banche che viceversa gestiscono la maggior parte delle risorse. Non dimentichiamo l’omesso controllo delle banche sui Bond argentini sulle azioni di Cirio e Parmalat ecc. 


Signoraggio Primario e la famigerata "Partita doppia"

Il termine viene dal provenzale "senhoratge", derivazione di seigneur

Oggidì, viceversa, le cose vanno alquanto diversamente.
Lo Stato emette un Titolo, in quanto non ha il potere sovrano di emettere moneta e ciò indipendentemente se ha speso in conformità alle sue entrate. Solo la  Banca Centrale può farlo e lo fa spendendo 30 centesimi per una banconota da (esempio) 500 euro. La Banca Centrale possiede quei Titoli di Stato perché li compra con semplice carta stampata a basso costo. 

Lo Stato deve tassare il cittadino per avere la liquidità necessaria per ripagare i Titoli che ha emesso,
più gli interessi maturati nel tempo. Le tasse sono soldi REALI, nostro LAVORO. Quindi, dato che si è detto che il signoraggio è dato dal potere di emettere moneta, possiamo SERENAMENTE affermare che la BC con soli 30 centesimi compra 500 euro del nostro lavoro.
 Alcuni economisti addossano al moderno signoraggio bancario una dimensione più ampia che va ben oltre una tassa, in quanto il reddito monetario di una banca di emissione è dato solo apparentemente dalla differenza tra la somma degli interessi percepiti sulle banconote emesse e concesse allo Stato e alle banche commerciali e il costo infinitesimale di carta, inchiostro e stampa sostenuto per produrre denaro.
Apparentemente, in quanto, de facto, il signoraggio moderno è occultato nella contabilità da un'azione di dubbia legittimità  della banca emittente che pone al passivo il valore nominale della banconota. Ad avvalorare legalmente e soprattutto contabilmente tale rapina vi è a monte una grande invenzione: la partita doppia.  Questa è una vera e propria contraffazione legalizzata che permette alle Banche centrali di  appropriarsi dei beni prodotti dagli altri.  Questo è in buona sostanza il significato del signoraggio: il “signore” è colui il quale si appropria dei beni dei sudditi senza produrre nulla in cambio.

Tale equivoco è stato prontamente rilevato anche dall'Avv. Marco Della Luna alle pagine 215 e 216  di "Euroschiavi" (quarta edizione) dove testualmente afferma: 


"Crediamo che l'equivoco in parola abbia un'origine linguistica e che nasca dall'abitudine all'uso contabile (in partita doppia), giuridicamente improprio, delle espressioni "accreditare"  "addebitare"  - espressioni che vengono usate anche da rapporti e operazioni non soltanto di credito e di debito, ma relative a diritti di proprietà, o comunque  non di credito-debito. Chi riceve una formazione contabile - cioè ragionieri, commercialisti, quindi quasi tutti gli economisti - si assuefà a un sistema di contabilità generale in cui tutti i rilevamenti contabili sono o accreditamenti o addebitamenti, e in cui vi sono due colonne - dare e avere, in inglese, debit e credit - e tutti i rilevamenti, tutte le voci, compresi i beni di proprietà e il capitale netto, trovano posto sotto la prima o sotto la seconda. Da questo sistema e dalla sua applicazione è così indotto  a ritenere che tutta la realtà economica si riduca, rientri nell'una o nell'altra di queste due categorie (debiti e crediti) mentre ovviamente non è così - basti pensare ai diritti reali (proprietà, usufrutto) ai diritti di opzione".


Per questo preciso motivo tutti coloro che provano a smontare la tesi precostituita dal sistema falliscono nell'intento. I negazionisti del signoraggio bancario avranno partita facile nel debunkare i signoraggisti, in quanto nei bilanci redatti dalle Banche Centrali non si troverà traccia della rendita da signoraggio.
Il potere Bancario ha infatti predisposto ogni singolo aspetto in ogni minino particolare, inducendo, dunque, i governanti di tutti i paesi a legiferare conseguentemente. 

E’ chiaro che se io ho la possibilità di creare potere d'acquisto e ho il diritto di spendere per primo, godo - in un certo senso - dello "jus primae noctis" sulla moneta. Per questo dovrebbe essere lo Stato e non un altro ente, sia pure sottomesso allo Stato, ad emettere la moneta.  Qui la precisazione vale tutte le lettere scritte. In altre parole non basta che lo Stato nazionalizzi le banche private! Le Banche, attraverso gli artifici contabili, possono sempre aggirare l'ostacolo. Occorre viceversa eliminare ogni dualismo, poiché è la divisione fra due Enti giuridici separati - spacciata come garanzia di democrazia - (Stato ed Ente di emissione) ad ingenerare l'inghippo! Solo in questo modo lo Stato potrà evitare di farsi (accreditare/addebitare) il denaro emesso. Qualora lo Stato emettesse in proprio il denaro chiuderebbe ogni sorta di equivoco (emissione in attivo, in passivo ecc.) La proprietà infatti esclude tanto il debito quanto il credito. Ed è semplicemente assurdo che uno Stato si indebiti verso se stesso... Questo piccolo e semplice accorgimento, però, non è gradito ai Banchieri Centrali perché manderebbe in fumo ogni loro intimo proposito di muovere i fili dell'economia e della storia! Pertanto tale giusto procedimento viene accantonato e sbattuto nella soffitta dei sogni irrealizzabili. 

La Sovranità popolare della moneta 

Quello che agli occhi dei nostri detrattori può apparire come una estrosa controversia priva di fondamento è in realtà un principio fondante di  ogni democrazia che ami definirsi tale:  la «sovranità» appartiene al popolo e la nostra Carta costituzionale stabilisce chiaramente questo principio all'articolo 1!  Da ciò si evince che nella sovranità in senso lato ricada anche la sovranità monetaria, che determina il potere di chi detiene il controllo della moneta e del credito; inoltre, essendo il popolo a produrre, consumare e lavorare, la moneta, sin dal momento in cui viene emessa da una qualsiasi Banca centrale dovrebbe, in linea di principio, come affermato da molti studiosi, diventare proprietà di tutti i cittadini che costituiscono lo Stato, il quale però non detiene il potere di emettere moneta. 

La distorsione alla base della sovranità monetaria è stata oggetto di uno studio da parte del procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini che sul punto ha scritto un libro interessante: La banca, la moneta e l'usura, edizione Controcorrente, Napoli, 2001.
Secondo quest'ultimo, lo Stato avrebbe avuto i mezzi tecnici per esercitare in concreto il potere di emettere moneta e per riappropriarsi di quella sovranità monetaria che avrebbe permesso di svolgere una politica socio-economica non limitata da influenze esterne, ma soprattutto liberandosi di ogni indebitamento; anche il professor Giacinto Auriti, docente fondatore della facoltà di giurisprudenza di Teramo, ha compiuto numerosi studi sulla sovranità monetaria e sul fenomeno del signoraggio; in particolare, il compianto professor Giacinto Auriti ha sostenuto che l'emissione di moneta senza riserve e titoli di Stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le Banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico; altra denuncia compiuta dal professor Giacinto Auriti è quella relativa alla totale assenza al livello giuridico di una norma che stabilisca in maniera univoca di chi sia la proprietà dell'euro all'atto della sua emissione. Per tali ragioni, ad avviso del professor Auriti, risulterebbe impossibile individuare chi sia il creditore e chi il debitore nella fase della circolazione della moneta e i popoli europei non sapranno mai se siano «creditori» (in quanto proprietari) o «debitori» (in quanto non proprietari) per un valore pari a tutto l'euro che viene messo in circolazione. Di qui discende la sua famosa dichiarazione: 
"Fin tanto che non si dimostra chi è il proprietario all'atto dell'emissione, tutti i crediti e tutti i debiti sono inesigibili."

Giacinto Auriti: democratico integrale.

Questa è la prova (provata) che smentisce tutti i detrattori del compianto professore di Guardiagrele.  Auriti spiegò chiaramente attraverso i suoi libri, le conferenze e, soprattutto, attraverso le seguitissime trasmissioni televisive come la democrazia odierna sia in realtà una forma nemmeno troppo sofisticata di usurocrazia.  Auriti considerava una conquista lo Stato di diritto e la democrazia, purchè quest'ultima fosse applicata in modo integrale. Il fatto che abbia affermato e ribadito più volte che "essere fascisti è troppo poco", non significa affatto che auspicasse un fascismo violento e intollerante; bensì deriva dal fatto che anche il fascismo fu succube della scellerata politica perseguita dalle Banche Centrali. Ricordiamo, solo per inciso, che nemmeno Mussolini riuscì a nazionalizzare la Banca d'Italia, così come avrebbero voluto i cosiddetti "fascisti di sinistra"... e il famigerato raggiungimento della cosiddetta "quota novanta" (allora considerata come un successo) venne annoverata da Auriti come una disfatta del fascismo nei confronti del potere bancario internazionale. Infatti "Lira forte" non fece rima con "Italia forte", poichè tutti i crediti e tutti i debiti aumentarono esponenzialmente, mandando sul lastrico moltissime aziende italiane. Gli unici a guadagnarci furono proprio gli Istituti di Credito che videro aumentare considerevolmente i loto utili. Questa debacle fu secondo Alberto de Stefani, allora ministro del Tesoro e delle Finanze, la causa principale che fece perdere la guerra all'Italia. Giudizio per altro condiviso dallo stesso professore di Diritto. Il fatto che fosse stato candidato alle Europee per il Partito fondato da Alessandra Mussolini significa poco e nemmeno che fu insieme allo stesso De Stefani (che fu per altro anche suo docente all'Università della Sapienza in Roma) in un'organizzazione parafascista a ridosso degli anni sessanta. Identico ragionamento dev'essere fatto per l'aver indicato nella Rivoluzione Francese il momento in cui è stato inaugurato il potere della Banca Centrale. Auriti non intendeva ritornare all'Anciène regime ma solamente evidenziare come la Rivoluzione Francese non avesse perseguito fino in fondo i suoi propositi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Un trittico che, viceversa, lo scomparso prof. dell'Università di Teramo attribuiva alla Dottrina sociale della Chiesa.


Ora, senza operare ulteriori digressioni sulla natura della Banche Centrali (il che richiederebbe altro spazio ed energie),   si può serenamente affermare, senza andare troppo a ritroso nel tempo, che questo governo è in effetti un gabinetto; è un esecutivo che risponde, in minima o massima parte, all'oligarchia bancaria. Allo stesso modo, anche i mass-media (giornali e televisioni in primis) e, in genere, tutte le società indebitate con le banche, sono a ben vedere un’espressione delle medesime. Per questo  il sistema bancario internazionale mette propri uomini all'interno dei vari governi o all'interno delle società che intende controllareTommaso Padoa SchioppaVincenzo Visco, Gianni Letta, Romano Prodi, Mario Monti, ecc.

Quindi, appare quanto meno opinabile la certezza che siano i governi, senza alcuna ingerenza, a nominare i governatori delle banche centrali. In altri termini questo è vero... ma solo sotto il piano meramente formale. Del resto tale affermazione è indicata a chiare lettere  in una legge del 2005 che così recita: 
"il Governatore della Banca d’Italia  è nominato con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia”.


Marco Saba
Ora,  siccome il diavolo sta nei dettagli, è proprio all'ultima riga che bisogna attenersi... in buona sostanza, sono i banchieri e altri centri di potere ad incidere profondamente nella nomina dei governatori. 
Karl Marx nel suo "capitale" già affermava che le Banche Centrali si fregiano dell'aggettivo Pubblico, proprio per non destare i sospetti del "pubblico. 

Lo studioso Marco Saba sostiene inoltre che:
".. la Banca D'Inghilterra, formalmente nazionalizzata nel 1948, sia di proprietà di una società privata, chiamata Bank of England Nominees, i cui soci restano "occulti"... E che lo studioso ebreo indica nella la famiglia reale inglese, con l'aggiunta di alcuni "notabili europei" tra cui Sarkozy ecc.... e sarebbero coloro che percepiscono la rendita da signoraggio, riciclata dalle Banche attraverso dei conti neri (ne sarebbero stati trovati  17000 solo su Clearstream) che le medesime banche tengono aperti presso le centrali di compensazione interbancaria internazionale". 
 

Conclusioni

Nel mondo antico il potere non aveva bisogno di nascondersi. Al contrario,  esso ostentava la sua potenza, magnificandola attraverso opere, scritti eccetera. Il Re Sole, Richelieu o la Regina Vittoria non si nascondevano, erano anzi amati o temuti dal popolo, epperciò riconosciuti ed identificati come il potere a cui bisognava inchinarsi e portare rispetto.
 Nell'era moderna, viceversa, il vero potere, per evitare che il popolo si sollevi contro di esso, cerca in ogni modo di nascondersi. 
Quello che noi reputiamo essere il potere: i politici, i magistrati, le mafie non sono altro che uomini di paglia a cui viene affidato il compito di dare un volto "democratico" ad esso. 
Per questo durante ogni rivoluzione sono loro a pagare non il vero potere che invece rimane dietro le quinte a manovrare i suoi burattini. Per questo ed altro il vero potere li copre di privilegi e di denaro.
Il POTERE, in altre parole, ha fatto tesoro delle esperienze passate e ha compreso che, per continuare a governare senza problemi di rivolte e sollevazioni popolari, dovesse lasciare le luci della ribalta a delle "comparse",
Con la rivoluzione francese il vero potere arretrò visibilmente;  solo che riuscì, in virtù della sua secolare esperienza, a tenere per se il potere più grande: quello monetario.
Dagli anni '70 in avanti, con l'adozione della moneta fiat, aveva capito che gli stati avevano acquistato un potere enorme ... un potere che avrebbe dato loro la patente di piena legittimità popolare. 
I governi, attraverso l'adozione della moneta fiat, potevano infatti: finanziare il Welfare e la piena occupazione, la sanità e la scuola. In tal modo, col passare del tempo, i "burattini" avrebbero fatto a meno dei burattinai... e questo stato di cose il vero potere non voleva e non poteva permetterlo. Così decisero di passare al contrattacco. 
Le "élites" si diedero subito da fare e architettarono un piano articolato in quattro punti fondamentali:
  1. La spesa degli stati doveva essere distrutta. Il potere di emissione doveva tornare totalmente nelle mani delle "élites".
  2. la sovranità legislativa statuale doveva essere limitata e indi sottoposta a quella di un ordine sovrarnazionale ( vd. Europa);
  3. i cittadini dovevano essere ridotti al rango di sudditi, resi apatici ed incapaci di opporsi al potere sovranazionale;
  4. dalle ceneri degli stati nazionali in decomposizione le élites avrebbero assunto la guida di interi continenti.
Ora, venendo all'oggi, non vi sembra che questo piano occulto delle "elites" sia - in gran parte - stato realizzato?

©  ♚Pierre


lunedì 10 dicembre 2012

Sovranità? ...uhm....meglio responsabilità!




Il disordine attuale, presente nella società italiana, incoraggia l'informazione selvaggia; una informazione mendace e assai variegata che non aiuta a comprendere ma solo ad indirizzare l'ignaro pubblico in una determinata maniera. La difficoltà, oggi, per il lettore medio è proprio quella di riuscire a dipanare il bandolo della matassa. Indici di Borsa, grafici, tabelle e tutta una serie di termini tecnici di matrice anglofona contribuiscono a rendere il pastone assai pesante e dunque piuttosto indigeribile per i "deboli di stomaco". Per mantenere alto lo share  durante i talk-show politici occorre buttarla in "bagarre", aizzando focolai ideologici che spesso trascendono in veri e propri flames personali. Sul Web invece regna la confusione più totale. Sarà forse per questo preciso motivo che un po' tutti i partiti di marca populista nel criticare giustamente il governo Monti fanno ricorso al medesimo argomento: la Sovranità monetaria. La questione non è nuova. Il primo a portarla all'attenzione del grande pubblico, attraverso una televisione locale abruzzese, fu lo scomparso prof. Giacinto Auriti, docente di Teoria del Diritto all'Università di Teramo. Io, per sgombrare il campo dagli equivoci ne ho parlato ampiamente qui. Chi conosce l'uso distorto che moltissimi Stati avevano fatto del diritto di stampare in proprio la moneta non può non porsi il dubbio sulla reale utilità di questo diritto. In altre parole, ci sarà un motivo logico e reale che non sia viceversa il frutto bacato di un sordido complotto? Il diritto di battere moneta, oggi, si è perciò notevolmente ridotto, proprio per evitarne l'abuso; e, ciò nonostante, si chiede a gran voce, il diritto di falsificare la moneta, cioè al diritto di imporre ai popoli la peggiore delle imposte, peggiore perché inavvertita, gravante assai più sui poveri che sui ricchi, cagione di arricchimento per i pochi e di impoverimento per i più, lievito di malcontento per i FACINOROSI, e dunque di insoddisfazione imperante e, di conseguenza, anche foriera di disordini e ribellioni cruente. Può una persona ragionevole basarsi su mere congetture non avvalorate dalla logica sol perché soddisfano certe basse pulsioni?
© ♔Pier Luigi

domenica 11 novembre 2012

Mr abbronzatura e il pollaio italiota


E così "Mr. Abbronzatura" è riuscito nell'intento: ha superato il suo diretto rivale, Mitt Romney nella folle corsa alla Casa Bianca. L'infelice accoppiata Romney-Ryan non è riuscita invece a mobilitare il cuore profondo della vecchia America. Il senato rimane solidamente nelle mani democratiche e la camera dei rappresentanti ai repubblicani. Ma il meglio (o il peggio) deve ancora venire.
Adesso Barack Obama dovrà mantenere i suoi impegni con gli elettori, cercando di non deludere nuovamente le aspettative dei cittadini democratici americani e, soprattutto, dovrà superare lo scoglio del Debito pubblico. La vittoria di Obama è perciò una vittoria di Pirro. Infatti, nonostante i bei discorsi e l'andatura dinoccolata, Mr abbronzatura non è riuscito a cambiare molto a Washington. E, di la dai discorsi apologetici della stampa nostrana, non c'è nulla di cui rallegrarsi. Anzi, per certi versi, egli ha mantenuto lo Status Quo. Sono stato dunque un ottimo profeta, allorquando Mr Abbronzatura fece loa sua discesa in politica. In pratica non ero affatto convinto della "bontà" di Mr. Obama. Invece i nostri politicanti, ancora oggi, fanno a gara nel mostrare entusiasmo per le elezioni USA. Non solo i "politici" però, anche i giornalisti sono stati  in fermento e hanno fatto la loro parte attraverso interminabili dirette, allestendo con cura i salotti buoni del mainstream televisivo. Da Mentana alla pasionara salernitana tutti plaudono alla bandiera al stelle e strisce.  Negli Usa, viceversa, l'entusiasmo è calato e, oggi, se ne accorgono un po' tutti, democratici compresi.  La questione centrale che ha anche diviso i democratici è quella economica.  Si parla di un accordo coi repubblicani sull'annosa questione fiscale... mentre Obama è concentrato sui problemi interni. La velocità dei cambiamenti globali non è stata mai tanto tumultuosa  e, se in meno di due mesi non sarà trovato un accordo, gli Usa andranno dritti dritti verso il "fiscal cliff" ...
La popolazione americana vive malissimo. Il tasso di disoccupazione è assai elevato;  chi è occupato lo è solo part-time ed pagato male. La classe medio-bassa se la passa male. Il problema è che questo tasso di disoccupazione è diventato cronico, mandando in frantumi il mito dell'american way of life. Non sì è verificata una ripresa dell'occupazione benchè negli Usa sia molto più facile licenziare una persona. Non è stata fatta ancora una riforma seria del mercato del lavoro e nemmeno una riforma fiscale degna di questo nome. Del resto nemmeno Romney aveva la soluzione giusta al problema, a dimostrazione che destra e sinistra americana - almeno in una visione globale - sono intercambiabili. Per non parlare della riforma sanitaria incompiuta e delle conseguenze interne ricadute sulla spesa pubblica. Era sicuramente un sistema che andava riformato ma lasciarlo a metà non è servito a molto.
La Fed ha continuato a stampare cartamoneta senza cambiare di una virgola la situazione.  Il tasso di crescita è fermo e, con la scusa di sostenere l'attività borsistica ( ossia con  con il pretesto di sostenere gli americani che investono in borsa) la Fed ha comprato gli asset pubblici e privati.  E invece si tace sull'operato delle banche e sulla mancanza di una regolamentazione bancaria efficiente. Questo sta creando dei rischi incalcolabili ... e ... non solo oltreoceano.
© ♕Pier Luigi

sabato 27 ottobre 2012

Democrazia e "progresso"...

Repliche Tradizionali  alle tesi democratiche"di Pierluigi.






Lasciando da parte l'oziosa questione filologica (δῆμος (démos) e κράτος (cràtos) che aggiungerebbe altra carne a cuocere, vale a dire incomprensibili orpelli ai lettori, occorre passare immediatamente alla materia di cui si vuole trattare.  Le parole hanno un senso per chi le comprende, per altri rappresentano una zavorra che finisce per appesantire e, dunque, complicare il discorso.  Tuttavia, siamo consapevoli -in un certo senso- dell’impraticabilità della democrazia. Non si sta sviluppando quello che sembrerebbe essere il portato naturale di questa consapevolezza. Mi pare di notare, a differenza di Pierluigi, una forte ripresa dei temi democratici. Basta girarsi intorno per notare il "fiorire" di tutta una serie di conferenze e dibattiti intorno al tema. Questo dato di fatto - evidentemente - la dice lunga sullo stato di paura che sta invadendo le classi dirigenti. Questa constatazione - che è apparentemente contraddittoria - mi porta ad affermare che dovremmo parlare di democrazia non come una cosa inerente al diritto sociale, ma come un’aspirazione, poiché essa - in concreto - non s’identifica (né mai s’identificherà) con una realtà compiuta. Ma facciamo un passo indietro. 


Breve Storia della Democrazia.






Il mondo antico romano ha avuto un'esperienza di élites molto duratura, prima fra tutte veniva il Senato romano, nonostante le continue proscrizioni e i gonfiamenti intenzionali (pensiamo ai 900 senatori nominati da Cesare). Altro esempio era quello delle grandi famiglie ateniesi,  nei due secoli compresi fra Solone, iniziatore del modello democratico, e la caduta di Atene nel IV sec. A.C. 
Nella Grecia antica la gestione della polis avveniva, di solito, entro uno spazio pubblico delimitato, nel quale i cittadini più importanti potessero discutere. Un esempio pratico era  l'agorà in Grecia, o il forum della Repubblica Romana.

Da un punto di vista etimologico, politica significa gestione della polis, ovvero della comunità.
L’ambito fisico è stato sempre quello delle città. Secondo Aristotele le dimensioni di una città non dovevano essere rilevanti. 

L'ampliamento della cittadinanza ai non possidenti, che differenzia nettamente il modello di governo ateniese da quello spartano, era intrinsecamente legato alla nascita dell'impero marittimo ateniese.  Impero che i "marinai democratici" concepivano come un universo di "sudditi"; cioè come popoli da spremere come limoni... Questo fatto sfata il mito secondo cui gli Ateniesi fossero più buoni dei cugini Spartani.
 Il vincolo di solidarietà con gli alleati di Atene veniva considerato come l'allargamento del modello democratico alle città, dove dunque c'è una minoranza di possidenti che lo accettava e lo difendeva. Tuttavia, questo modello non era per nulla automatico né indiscriminato.  Basti ricordare che la popolazione libera era di circa 30.000 maschi adulti, ma non più di 5000 parteciparono all'assemblea decisionale. A ogni buon conto, i problemi da esaminare dovevano essere discussi in modo diretto, con un certo grado di familiarità fra i cittadini stessi. Quindi, una città che avesse dimensioni modeste - non piccolissime però – era l’ideale. L’estensione della cittadinanza ai non residenti rappresentava un carattere molto preoccupante che allora poteva essere facilmente arginato, mentre oggi è assolutamente preponderante e incontrollabile.
Fin dall'antichità la democrazia era considerata come la forma di governo della massa che ignora i suoi limiti, senza alcun valore degno di nota, egoista, individualista, estremista, arrogante e instabile e perciò facile preda dei demagoghi
Era sì la democrazia un modello, ma un modello essenzialmente negativo, una disgrazia insomma. Per dirla con Platone la democrazia era la diffusione di quella libertà sfrenata ed arbitraria che nelle oligarchie è appannaggio di pochi.
Scena tratta da "I cavalieri" di Aristofane
 "La democrazia è il regime in cui il popolo ama essere adulato anziché educato. Un tal governo non si da alcun pensiero di quegli studi a cui bisogna tendere per prepararsi alla vita politica ma onora chiunque che si professa amico del popolo".  Platone 


A tal proposito occorre annoverare una celebre commedia di Aristofane (i cavalieri), dove Due servi del Popolo, disprezzano un terzo servo, Paflagone, poiché quest'ultimo si è assicurato i favori del padrone con un comportamento ipocrita e adulatorio.  
Aristotele riteneva che la democrazia - come forma di governo - fosse preferita dal popolo perché i poveri rappresentavano la maggioranza, e dunque potevano aver facilmente ragione sui ricchi.

Scorrendo le pagine ingiallite dei libri di storia si scopre che la democrazia è piuttosto un mezzo: ma affermare che sia solamente tale è un errore grossolano. Farlo diventare un fine è forse - come vedremo più avanti - una necessità per i cosiddetti poteri forti. 
Al popolo la democrazia viene perdonata...per il noto principio secondo cui "nessuno è sfavorevole a se stesso"... ma a un benestante essa nuoce gravemente, e non solo ai suoi averi...
Se si considera che un personaggio come Pericle per un verso è giudicato da Tucidide come un personaggio che anti demagogicamente guida il popolo e per converso da Platone come il corruttore del popolo si coglie benissimo in questa contraddizione la difficoltà per gli analisti e gli storiografi di sciogliere il dilemma: guidavano o erano guidati? 
Tucidide fa dire a Pericle nell'epitaffio che ad "Atene governa la legge". E questo rende la democrazia diversa da tutti gli altri sistemi. Senofonte, viceversa, nei "Memorabili" gli fa dire il contrario.  In democrazia - in ultima analisi - è la volontà del popolo che conta al di sopra della legge.  E comunque a ben vedere è la forza della demagogia ad avere l'ultima parola! 

Il concetto di Libertà


In primo luogo, occorre sottrarre il vago concetto di libertà (libertà per, da, in, con, su, per, tra, fra) a quello incrostato di "democrazia", per riportarlo alla sua origine precipua, attraverso alcuni percorsi che s’intrecciano e si dividono in successione.
Vorrei ricordare (non solo a Pier luigi ma anche a Tullia) che il concetto di libertà ha a che fare con una dimensione individuale e non collettiva. Inizialmente, la parola "libertà", in tutte le lingue indoeuropee, ha a che vedere con una crescita spontanea persino dei vegetali e degli animali, con qualcosa che non è impedito naturalmente.
Mi piace inoltre mostrare l'idea di libertà come conquista.  Il poeta Tirteo cantava che si è liberi solo se si è capaci di sopportare il sangue e la strage.
Ciò rinvia a una radice biopolitica. In altre parole, la libertà è assai rischiosa, tale che spetti solo agli eroi. Viceversa, merita di servire chi per viltà o indifferenza vuole conservare la propria vita, anche a discapito della propria libertà; oppure chi preferisce essere volontariamente un servo, barattando i propri favori per ottenere un vantaggio materiale.
Questa di barattare la sicurezza economica con la libertà è una dimensione che non è ancora scomparsa. Anzi, la ritroviamo, sotto svariate forme, assai praticata anche oggi... magari in una forma del tutto inconsapevole.

In tutta la tradizione antica, il diritto di guerra prevedeva una sorta di apertura di caccia, per cui le città conquistate erano messe a ferro e fuoco, le donne violentate o prese come schiave e gli uomini  abili alle armi uccisi. Secondo la Tradizione romana del "Parcere subiectis et debellare superbos" si assimila chi si sottomette e si uccide chi non lo fa.  Sul piano teorico si è discusso a lungo nell'ambito della filosofia su questa dialettica servo-padrone e si è parlato pure del rapporto di signoria e servitù. Quindi, in definitiva, la libertà non è per tutti; essendo per molti un pericolo, il concederla non rappresenta una virtù, ma una colpa.

La situazione odierna 


Oggi parlare di democrazia, essere democratici, vivere la democrazia sono le argomentazioni classiche che quasi tutti i partiti (anche quelli cosiddetti radicali) promanano a destra e a manca. Gli slogan sono quasi gli stessi: "Lavoro per tutti" (e fin qui nulla da dire...), "più diritti per tutti", "più potere al popolo" (qui qualcosina la direi...) più potere agli enti locali, meno stato, più servizi ecc. Parole come "libertà", "uguaglianza", "pluralità", sono oggi, come non mai, sulla bocca di tutti i politici occidentali: ma qual è il margine in cui il loro utilizzo retorico trapassa il lezioso esercizio demagogico e populista? Siamo davvero convinti di vivere in una civiltà democratica, nel senso etimologico del termine, di "governo del popolo"? Personalmente credo di no. Il nuovo ordine mondiale assomiglia oggi a una Tecno-oligarchia. Qualcuno potrebbe sostenere che "il vecchio stenta a morire e il nuovo stenta a nascere"Ma che cosa stenta a nascere per costoro? Semplice: stenta a nascere la sopranazionalità, cioè una democrazia sovranazionale. La Costituzione Europea è proceduta attraverso un’iperproduzione di norme, procedure e una crescita dell’esautorazione giuridica nazionale e, soprattutto, costituzionale. Il tutto a scapito della volontà popolare. Intorno a questo sviluppo abnorme delle istituzioni comunitarie si sono sepolte le identità nazionali ed etniche e tradizionali.
Ciò evidentemente sposta il baricentro della discussione in altro ambito che qui non esporrò.
In merito a quest’ultimo punto possiamo sostenere, senza tema di smentita, che mai quanto oggi si sente parlare di localismo e autonomie locali. 
Oggi, proprio quando il centralismo non è mai stato tanto oppressivo, si sente "stranamente" l'esigenza della municipalità, dell'indipendenza, del regionalismo e della federazione.
Cui prodest?
Nell’era odierna, fortemente urbanizzata, tutto ciò è impraticabile. L’urbanizzazione rappresenta una mefitica aberrazione della civificazione. Tale situazione ha reso inintelligibile la vecchia dialettica che era presente fra la città e la campagna, inghiottendo la “personalità” di quest’ultima, smembrandola e togliendole la sua antica dignità. I ceti contadini sono stati i grandi sconfitti durante i processi di “modernizzazione economica”. Tali processi hanno portato all’annichilimento delle tradizioni più sane, costringendo all’esodo migliaia di persone che – obtorto collo – hanno dovuto accettare lo sradicamento dal paese natio per affrontare la nuova ventura nelle città.

Da questa spersonalizzazione dell’umanità la città ha assunto un carattere tipicamente parassitario.
In tale ambiente si sono sviluppati i “germi” anti tradizionali come l’individualismo, la perdita dei valori spirituali, l’interscambiabilità dell’uomo con la donna, l'abbandono della terra natia, la spersonalizzazione del lavoro, l’alienazione dell’uomo rispetto al mondo, la riduzione dell’uomo a merce, a mero consumatore di prodotti. Ad accentuare il discorso sulla crisi dei partiti tradizionali concorre un'altra tendenza fondamentale: il declino della sovranità nazionale. Declino che sta conducendo all'evanescenza dei confini territoriali entro cui le democrazie moderne sono state impiantate. Se i confini delle entità statali vanno sfumando, le democrazie contemporanee saranno costrette gioco-forza a trasferire tutti i loro poteri verso entità sovranazionali, contraddicendo e negando qualsiasi specificità. Inoltre per continuare nel loro cammino, i governanti "democratici" dovranno, consegnare le chiavi delle loro casseforti (assets, beni pubblici, fonti di ricchezza reali), nelle mani della finanza internazionale che, dopo averle private della sovranità monetaria, passeranno all'incasso.  Nel nuovo contesto storico e tecnologico la perdita delle sovranità nazionali (che guarda caso erano motivo di orgoglio e rivendicazione al sorgere dei primi stati nazionali) adesso rappresentano un ostacolo sulla strada del Mondialismo globale. 
A questo devono aggiungersi le note considerazioni circa il sistema applicato dalle Banche nei confronti dei governi.
Aveva ragione Pound, quando asseriva che i politici odierni sono solamente “i camerieri dei banchieri”. La crisi Argentina è una delle tante palesi dimostrazioni. La sovranità politica senza di quella economica è una falsa sovranità.
E’ fin troppo ovvio che fin quando le oligarchie finanziare detteranno la loro legge, le cose non potranno che peggiorare. La proprietà della moneta deve essere attribuita a chi l’accetta, non a chi la emette, perché è lo stato che crea il valore monetario e il lavoro del suo popolo ne certifica la validità e la proprietà.

Ma torniamo alla domanda: a chi giova tutto questo?

E’ fin troppo evidente. Alle oligarchie finanziare... a chi se no?
Allo smembramento degli stati nazionali seguirà la creazione di piccoli stati regionali… i quali non avranno altra ragione se non quella di “servire” meglio il Governo Mondiale. E' una questione arcinota agli analisti della globalizzazione e della politica mondiale.


Credo che la convinzione generale di "essere liberi" sia un’illusione, non più di quella sottesa alla molteplicità che è giocata nella rete di Maya. Guardiamo ai fatti storici. L’Occidente è passato dalle punizioni corporali e dal supplizio in piazza a forme di potere non coercitive, nel senso che il dominio si esercita anziché sul corpo, sugli spazi e sull’Inconscio Collettivo (che è comunque un topos). Michel Foucault descrive molto bene il passaggio dal supplizio pubblico, esposto al generale ludibrio, - ma anche a pericolose forme d’identificazione con il condannato- all’universo privato della pena penitenziaria. (Se t’interessa ti consiglio di leggere l’opera di M. Foucault: Storia della Follia nell’età classica, Sorvegliare e Punire, nascita della clinica). Non si è trattato di "garantismo" o di "umanesimo". Secondo Foucault, il pubblico medioevale che assisteva in piazza alle torture finiva per identificarsi con il condannato, e questo era molto pericoloso per il Re. Il penitenziario ha essenzialmente lo scopo di rendere "privata" la punizione, al riparo dei pericolosi meccanismi d’identificazione delle folle (fenomeni proiettivi di questo tipo accadono anche ai nostri giorni, quando molti giovani hanno la tendenza ad emulare la devianza, vedi il caso dei lanci di sassi dai cavalcavia, o l’immaginario violento e guerriero degli hooligans). Sostengo, d’accordo con Foucault, che noi siamo più "civili" delle società che applicano la legge del taglione, non perché più illuminati, ma perché grazie alle scoperte delle tecnologie mediatiche siamo riusciti a passare dalla platealità ridondante dei pubblici supplizi, a un controllo morbido – ma continuo – che si esercita a livello sublimale.

Davvero siamo convinti che l’unico fine dell’apparato pubblicitario sia quello di vendere i prodotti? Guardiamo alla realtà: i media fabbricano i desideri e le opinioni. A cosa pensiamo che servano ad esempio le scienze umane, come la psicologia e la sociologia? Ad esercitare il controllo ossessivo ed ininterrotto dei comportamenti sociali. L’uomo moderno è irreggimentato da codici di comportamenti, che non percepiamo, perché colpiscono l’inconscio, l’immaginario. Pensiamo ai "valori" mediatici che ci sono inculcati fin dall’infanzia, il successo, la popolarità, ecc. Siamo codificati anche nelle nostre (false) trasgressioni, che diventano un altro momento di massificazione conformistica: lo avevano già insegnato i Greci con i Saturnali e il ritorno alla Notte Cosmica, all’Indistinto Primordiale, dove tutto ricomincia dall’inizio, e si annullano le differenze sociali. Quest’ossessione collettiva per il sesso e la pornografia, le adunate di piazza (che si tratti di curve del tifo o di Festivalbar), il mito della velocità e l’ebbrezza in discoteca… I criminologi sanno benissimo che nelle metropoli è utile lasciare delle "zone d’ombra", (di solito nelle periferie) per far si che siano utilizzate alla catarsi delle pulsioni distruttive (eh sì, perché puoi "normalizzare" finché vuoi, ma non puoi sublimare tutto…).
Mi permetto anche di proporti una chiave di lettura diversa, da quella che hai fatto tua, al riguardo della presunta estraneità alla cultura occidentale del nazismo e dello stalinismo.  premesso che non condivido l’equiparazione assiomatica del comunismo al nazismo, che era stata avanzata dal primo Nolte, ma anche lui, ultimamente ha ritrattato questa tesi), sostengo che il nazismo e lo stalinismo sono fenomeni non marginali, bensì attinenti ed omogenei alla cultura occidentale.

 Mi permetto di rimandarti alla Dialettica dell’Illuminismo di Theodor W Adorno ed Max Horkheimer, in cui viene colto un filo rosso, il nesso tra la Ragione dei Lumi ed Auschwitz. Dal sogno prometeico del dominio sulla natura, la Ratio illuminista espunge da sé qualunque ostacolo alla realizzazione dei suoi scopi (Dio, la morale). In breve si passa dal dominio sulla natura, al dominio sull’uomo. La Ragione dopo aver desacralizzato il Mondo, e sottomesso la natura ai suoi voleri, si trasforma in Ragione Strumentale, che si muove unicamente sulla linea di demarcazione causa-effetto. Il passaggio al Totalitarismo è breve: tutto quello che impedisce la realizzazione del profitto dev’essere rimosso.
Il Nazismo aveva un elemento pagano, ma comunque il paganesimo germanico (come pure quello greco), rientra nell’immaginario mitico dell’Occidente, ed è dunque un suo derivato. Il Nazismo, inoltre, era un coacervo di elementi ideologici: c’era senz’altro la parte pagano-occultista.  Era presente accanto a questa, però, anche la deformazione del Razionalismo Illuminista di cui ho parlato sopra. Un esempio tipico di questa degenerazione era proprio la Soluzione Finale, con la sua glaciale razionalità che ha mandato alle camere a gas otto milioni di ebrei. In questo caso, l’Olocausto diventa quasi un problema contabile, di dover "gasare" il giorno un certo standard di prigionieri, perché è funzionale all’ottimizzazione degli spazi. In questo puoi vedere all’opera la mostruosa deformazione della Ragione strumentale: "Quanti prigionieri gasare per arrivare all’optimum…”.
Non sono d’accordo con te, quando identifichi, di fatto, l’Occidente e il Cristianesimo. Infatti, è proprio l’avvento dei Lumi, e la scristianizzazione dell’Occidente ad aver prodotto quell’altro fenomeno storico che è stato il comunismo. Questo sistema politico nasce in Germania, non nella Russia asiatica, o in India. Marx, del resto era un ammiratore dell’Illuminismo, di cui si considerava un degno epigono. Anche il totalitarismo comunista (ripeto che continuo a mantenere la distinzione tra Marxismo, Leninismo e Stalinismo) come il nazismo sono quindi figli dell’Occidente, più in particolare della degenerazione sanguinaria illuminista.
Concludendo, amico mio, non sono d’accordo con te sulla cultura liberale e libertaria dell’Occidente "democratico". Noi non siamo più liberi, ma solo controllati meglio

©  ♚Pierre