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martedì 16 ottobre 2012

Destra Sociale e poteri forti


Ancora oggi, molti, soprattutto a sinistra, nel criticare la cosiddetta “destra sociale”, usano la logora equazione Destra = poteri forti, facendo balenare l’immagine di una similitudine che nei fatti non esiste, almeno per quanto riguarda la cosiddetta destra sociale.  Altri, invece, seguendo questa scia,  evidenziano un’aporia lessicale fra il termine "destra" e l'aggettivo "sociale".

Inoltre alcuni sedicenti "fascisti", "duri e puri" prendono giustamente le distanze dalla "destra", poiché il fascismo sta  di là  dalla destra e dalla sinistra. In realtà, per andare a fondo del problema occorre prendere in considerazione non solo cosa accadde con la Rivoluzione Francese, ma anche analizzare la situazione antecedente, quella vigente durante l'Ancien Régime...
La sinistra ha sempre utilizzato questa immagine evidenziando, altresì, la dicotomia esistente fra Destra e società ed anche fra Destra e senso sociale, assimilando in tutto e per tutto la Destra al potere costituito ed anche ai cosiddetti poteri forti. Ebbene: niente di tutto questo è vero, soprattutto per quanto riguarda i poteri forti.  Eppure, dopo la fine della seconda guerra mondiale, la destra sociale si è sempre caratterizzata per essere contro il Sistema e non certo a favore. Ma tant'è...

venerdì 5 ottobre 2012

La retorica della demagogia

La Crisi dell'euro zona ha rinverdito la demagogia populista, che ha avuto buon gioco nel buttarsi a rotta di collo nella beatificazione delle vecchie monete nazionali e nella santificazione di Giacinto Auriti, "patrono" della proprietà popolare della moneta. Il tutto portato a compimento dai suoi indegni epigoni, promotori delle cosiddette "monete locali": simec, scec, fiorito, ecc.

D'altro canto - scherzi a parte - non mi pare nemmeno lecito beatificare "Man Draghi" come salvatore dell'euro. Nella prima settimana del mese scorso, "Man Draghi" si è tolto  la maschera: ha assicurato - nonostante i divieti stabiliti dal Trattato di Maastricht -  che la B.C.E.  assumerà, qualora si rendesse necessario, il ruolo di prestatore di ultima istanza per tutti i governi della zona Euro. Con il banale pretesto di salvaguardare i finanziamenti a tassi convenienti per lo stato, ha reiterato la solita solfa circa l’importanza della “stabilità dei prezzi", compito primario della Banca Centrale.
Allo stato attuale, il governatore della BCE ha salvaguardato esclusivamente le quotazioni di hedge fund, la solidità delle banche e fondi pensione, le cui sorti dipendono ormai solo dagli indici borsistici, tenuti artificialmente in vita tramite massicce iniezioni di liquidità ("fiat money") creata "ex nihilo" dalle banche centrali di tutto il mondo.
A questo punto, un tentativo si deve pur fare. Modesto, come sempre, franco e amichevole come spesso avviene su questo Blog.
In altre parole qualcuno dovrà pure cercare di chiarire l’anomalia italiana ai non addetti ai lavori  e a tanti altri semplici curiosi che si dividono tra quelli che l’hanno capita, e insistono nel darle sonoramente al Cavaliere, attribuendogli tutti i mali di questo mondo, anche quando dice clamorosamente la verità, e quelli che hanno difficoltà a capirla, perché è l’anomalia più anomala e complicata del mondo.
L'Italia è il paese con il più alto debito sovrano al mondo (al primo posto ci sarebbe il Messico ma occorre far mente locale e rimanere coi piedi piantati per terra senza cercare di andare oltremanica ed attraversare l'oceano a nuoto). L'Italia è altresì il paese europeo dove si registra il prelievo fiscale più cospicuo di tutta l'Europa.  Ciò nonostante l'Italia è un polo manifatturiero senza eguali e ha un risparmio privato senza dubbio ragguardevole. 
Molti - a sinistra - risponderanno immediatamente dicendo che esiste pure un altissimo tasso di evasione/elusione fiscale, ragion per cui causerebbe un prelievo fiscale da record.
Sul debito pubblico altri - a destra  - risponderanno che, dopo decenni di sperpero di danaro pubblico, sarebbe ora di fare dietro front e tagliare recisamente i costi sociali di scuola, sanità e pubblica amministrazione.
Entrambe le risposte contengono un ampio margine di verità, ma entrambe sono viziate da un difetto fondamentale: aver sottovalutato il continuo innalzarsi sopra il livello di guardia del debito pubblico, fatto questo denunciato dall'inizio degli anni '80 dai radicali; e, di contro, aver sopravvalutato il problema del signoraggio bancario e della sovranità monetaria.

La svolta

Giovedì 26 Luglio il Governatore della BCE ha lanciato la sfida al "dio mercato" credendo di avere - senza alcun merito - l'asso nella manica: la stampa della moneta.

Stampare, stampare, stampare...

Stampare moneta è quello che chiedono tutti i keynesiani del mondo. Non solo: anche i banchieri  fanno la medesima richiesta, a cominciare dagli USA. I partiti seguono a ruota: e, conservatori e progressisti, si ritrovano uniti. Vi siete mai chiesti il perché? Stampare moneta e magari magari distribuirla a pioggia alle banche è l'asso nella manica di Man Draghi, è quello che gli speculatori chiedono insistentemente come prezzo da pagare onde evitare di stringere la cima del nodo scorsoio al collo dei popoli europei. Niente di miracoloso dunque ma la semplice, antica professione che tutti i governanti hanno messo in pratica come ultima risorsa prima del tracollo imminente; e, in sintesi, al fine di risolvere problemi che poco hanno a che fare con la moneta e molto, invece, con gli equilibri sociali ed economici, con i terremoti profondi che si generano sotto la crosta del Pianeta.
Due ovvie considerazioni:
  1. Quei paesi che negli ultimi anni hanno stampato moneta a trilioni, ridotto a zero i tassi, cosa hanno ottenuto? Costoro hanno, senza tema di smentita, aumentato i deficit, allentato le regole contabili, tollerato scandali, malversazioni e buchi di regolamentazione. E tuttavia non hanno visto una significativa ripresa dell'economia e/o una riduzione della disoccupazione. L'ultimo esempio è la Gran Bretagna, entrata ufficialmente di nuovo in recessione prima delle Olimpiadi: hanno stampato denaro, ridotto i tassi, consentito gli scandali (JPMorgan, LIBOR ecc. ) ma l'economia arretra e la disoccupazione avanza. E il Giappone, che da vent'anni stampa soldi, aumenta i debiti e ha tassi a zero. E gli Stati Uniti, che hanno sempre stampato - e si apprestano a ristampare - 2 trilioni di dollari, tassi a zero "almeno fino al 2015", debito /PIL oltre 100% per "crescere" dell'1,5%, con la disoccupazione ufficiale all'8% (quella reale al 15%) hanno forse risolto qualcosa ? L'Europa ha già "stampato" 3 trilioni di euro senza risolvere nulla, rinviando solo di anno in anno il problema principale, cioè lo squilibrio dei paesi legati dalla moneta unica. E qui sarebbe il caso aprire la seconda riflessione;
  2. Lo scontro tra i vertici della Volkswagen e il Marchionne della Fiat è la metafora più recente della crisi dell'euro. Marchionne sa benissimo da anni che la Fiat in Europa, con il vincolo dell'euro, perderà progressivamente quote di mercato a favore dei tedeschi.
Quest'ultimo, viceversa, ha una presa reale sull'economia visto che la Germania non è l'Italia e viceversa.

Conclusioni

Le differenze tra i sistemi economici e sociali dell'Italia e della Germania non consentono alla Fiat di poter produrre a Torino o a Pomigliano. La Fiat per rimanere in Italia ha bisogno di tornare alla Lira. In altre parole occorre  poter svalutare almeno del 20% per compensare il gap tra sistema tedesco e quello italiano.  Per invertire la tendenza a comprare tedesco occorre, in effetti, rendere
le auto italiane più convenienti. In alternativa, l'unico evento che potrebbe - forse - tenere ancora insieme due sistemi profondamene diversi sarebbe un cambio Euro - Dollaro sotto il rapporto 1,10. Ma quel cambio farebbe scattare altre conseguenze negli equilibri mondiali. Per questo lo scontro FIAT - Volkswagen è il campanello d'allarme dell'euro: con la moneta unica in Europa solo le fabbriche tedesche sarebbero competitive e neanche i francesi si salverebbero. Anche il caso ILVA, a ben vedere, è un altro sintomo di questa malattia: stante l'euro, ai costi attuali, (e dentro i costi ci sono anche quelli per rendere ecologicamente compatibili alcuni impianti) l'acciaio in Europa possono produrlo solo i tedeschi, a meno di non mettere a carico dello Stato il differenziale dei costi, alla faccia dei debiti. L'Italia, secondo analisi tecniche non inclini al conformismo culturale dilagante, avrebbe da guadagnarci ad uscire dall'euro in determinate condizioni. Alcuni azzardano addirittura che l'Italia potrebbe uscire dall'Euro prima di altri paesi - e non per il pericolo di un ritorno del Berlusca - ma per semplice convenienza, per il calcolo costi - benefici. E allora a cosa serve, stampando euro, difendere una moneta senza economia?

Che Draghi, presidente della BCE, difenda il suo posto di lavoro è comprensibile, ma nessuno cerchi di far credere ai disoccupati italiani, spagnoli o greci che stampare moneta sia la soluzione di tutti i problemi. D'altra parte i politici non si farebbero scappare un'occasione così ghiotta. Ed è proprio in questo frangente che si originano tutti i complotti del mondo. I politici sarebbero "costretti" ad agire in tal modo non perché detengano (come sosteneva falsamente Auriti, riprendendo le teorie paranoidi di Pound) animo servile, ma perché "Camerieri dei Banchieri". Un dogma vero e proprio (questo si) basato su illazioni, teorie campate per aria e,tanta, tantissima fantasia. L'unico modo per rimanere tutti sulla barca europea sarebbe quello di prendere atto che la "crescita" drogata e non rispondente all'economia reale dell'eurozona, deve lasciare il passo ad una "decrescita" ordinata e solidale. Ridurre la velocità dei debiti assieme a quella dei costi, delle diseguaglianze, delle speculazioni e delle corruzioni. Ma non chiedetelo a Mario Draghi.
© ♕Pier Luigi

venerdì 7 settembre 2012

Pacta sunt servanda.

Il Governatore della BCE, Mario Draghi e il suo omologo della Bundesbank, Jim Weidmann



Alla fine “Man Draghi” ce l’ha fatta: via libera all’acquisto illimitato di Bond! L'unica a rimanere contraria e la Bundesbank che ha gridato alla scandalo. Jim Weidmann ha “accusato il colpo”...
Questa notizia ha letteralmente mandato su di giri i cosiddetti "traders", cioè quelli che, in parole povere,  stanno da tempo immemorabile prendendo di mira l'eurozona attraverso la famigerate speculazioni finanziarie. Infatti tale stato di euforia si ripercuote sul mercato borsistico dove la gioia è "palpabile" : Milano ha chiuso a + 4,3% e il famigerato spread è sceso a quota 370! Certo non siamo ancora ai livelli raccomandati da Visco, ma non si può disconoscere che l’effetto Draghi si vede!
Draghi ha mantenuto la promessa: ha trovato il modo per aggirare il trattato. Con questo sistema la Banca Centrale europea dovrebbe essere in  grado  di tenere a freno la speculazione, comprando i Bond dei paesi in difficoltà.
Il risparmio per il Bel paese è quantificabile intorno ai 6 miliardi per il primo anno e 12 nel secondo, per un totale di 35 in tre anni.
Naturalmente, come ogni buon banchiere che si rispetti, Mario Draghi non sarà indulgente senza una necessaria contropartita.  Il governatore della BCE intende infatti subordinare il suo aiuto solo se saranno rispettati i patti.

© ♔Pier Luigi

sabato 11 agosto 2012

Man Draghi e il dogma incontestabile

Tutti, durante questi anni, hanno pontificato sulla "bontà" dell'euro, tanto che quest'IDEA MERAVIGLIOSA è diventata una sorta di DOGMA INCONTESTABILE..
Al grande governatore-infabulatore è bastata pronunciare una frase per suscitare l'entusiasmo del Dio mercato, facendo calare il mefitico spread. Una sorta di parola magica che ha trasmutato, come d'incanto, il piombo in oro.

Ma cosa ha detto in realtà Mario Draghi?
L'interpretazione più "gettonata" fra gli operatori borsistici è stata quella già paventata in questo Blog. Si tratta del famoso "alleggerimento quantitativo" di cui ve ne traccia anche  "qui".
Si vuole, in pratica, monetizzare il debito onde evitare che il morbo della recessione contagi anche le zone franche. Perché oggi la preoccupazione principale non è quella legata alla inflazione (che di fatto non esiste) ma quella relativa alla depressione e alla deflazione. Questo dimostra -sia detto per inciso - quanto siano vere le dichiarazioni profetiche del compianto Prof. Giacinto Auriti circa l'inesistenza della cosiddetta inflazione.
Ma ora alle dichiarazioni pseudo taumaturgiche dovranno seguire i fatti.
Il "dio" mercato aspetta di vedere all'opera il suo demiurgo. Non si fida solo delle sue auspicabili dichiarazioni. Come farà Draghi a monetizzare il debito, atteso che questa pratica è espressamente vietata dai regolamenti della Banca Centrale Europea?
I tedeschi, dal canto loro, si opporranno strenuamente a questa "manovra", poiché una tal cosa comporterebbe  una immediata esenzione per i maialetti del sud di seguire il trend di austerità monetarista. D'altro canto l'emissione di denaro all'1% (da parte della BCE) verso le banche commerciali non ha prodotto crescita  ma solo un aiuto per le banche medesime. Ritornare quindi a monetizzare il debito come avveniva prima della famigerata legge Andreatta è vietato.
Non solo per effetto della succitata legge, ma soprattutto perché, in tal modo, si evidenzierebbe l'inghippo... e cioè che il denaro - oggi - può essere creato dal nulla, senza riserva, per effetto di una semplice parola magica.
©  ♚Pierre

sabato 12 novembre 2011

I signori della moneta e la "cura proibita".

Luca Papademos  e Mario Monti
Non è un caso se Atene e Roma, pur così lontane, siano in realtà vicinissime. Mentre qui si traccheggia per proporre un governo di emergenza guidato dall'economista Mario Monti, ad Atene si trova l'intesa per un governo di "salute pubblica" con a capo Luca Papademos.   Due economisti, dunque.  E se qui lo scandaloso Cavaliere aveva offerto il fianco ai suoi sinistri detrattori per  le sue performances erotiche,   il buon vecchio Papandreu, per converso, era rimasto casto come un amanuense. Indi, a ben vedere, almeno nel caso della Grecia, l'invocazione del governo di salute pubblica è stata quanto meno strumentale. Per non parlare poi del gioco delle tre carte che avviene "normalmente" fra i mercati e politica...
L'uso di termini sanitari è quanto mai appropriato,  ivi compresa la "cura" Anche gli uomini, nemmeno a farlo apposta, sono intercambiabili.  Quella che non cambia, però, è la cura: aumento della pressione fiscale, taglio di beni e servizi pubblici, innalzamento dell'età pensionabile, riforma del mercato del lavoro, ecc. In altre parole, si tratta di varare manovre massimamente antipopolari: le cosiddette manovre "lacrime e sangue". E' l'ennesima solfa che i cosiddetti scienziati della finanza propongono ad ogni ricorso ciclico della crisi. Non è la prima volta e non sarà l'ultima se non si cambia sistema.  Sono almeno venti anni, senza andare troppo indietro nel tempo, che ciò accade.   Tutti ricorderanno la tempesta finanziaria che nel 1992 si abbattè sulle Lire (italiana e britannica) ad opera dello finanziere speculatore filosofo George Soros, a cui fece seguito il famigerato repulisti ordito dai magistrati attraverso Tangentopoli. Per questo ed altro vengono evocati i cosiddetti "governi tecnici", così come si farebbe con un demiurgo in una tragedia greca. Costoro non dovranno dar conto a nessuno, eccezion fatta per i "signori della moneta". Tutti sanno che i debiti con la Bce (che poi sono in gran parte debiti contratti con le banche francesi e, soprattutto, tedesche) non verranno mai onorati. Perché allora vengono sempre concessi? A queste domande non è facile rispondere rimanendo seri e soprattutto sinceri.

Sicuramente un ritorno alla vecchia lira potrebbe risolvere in parte il problema; anche se sarebbe stato meglio rimanere fuori dall'Euro e aspettare almeno che all'unità monetaria fosse affiancata quella politica e, soprattutto, quella economica. E' praticamente impossibile gestire un paese con una moneta unica attraverso distinti debiti pubblici, senza un fondo di garanzia comune e, soprattutto, non tenendo conto che il PIL non potrà mai essere uguale per tutti gli Stati dell'unione.
In altre parole si sarebbero dovuti cambiare i parametri e il sistema.

Nel caso di un ritorno alla moneta nazionale (sia essa dracma o Lira) vi sono diversi fattori che vanno considerati; in quanto adesso, oggettivamente, la situazione è mutata.  I debiti contratti in  euro  diventeranno sicuramente più onerosi  attraverso il ritorno alla moneta nazionale.  E nessuno potrebbe impedire che essi vengano calcolati in euro, in dollari o in altra valuta pregiata. Per evitare una tale nefasta prospettiva  si renderebbe necessario un netto rifiuto di onorare il debito; in quanto sarebbe pressoché impossibile chiedere di rifinanziarlo sui mercati internazionali, attraverso una moneta svalutata. Allora bisognerebbe congelare i conti correnti in gran segreto,  evitare di far conoscere le proprie intenzioni ai banchieri centrali (per questo costoro hanno emissari ovunque!) bloccare qualunque esportazione di valuta all'estero e quindi uscire dalla Unione Europea e ricominciare ad emettere moneta per proprio conto, facendo a meno delle cosiddette Banche Centrali e, soprattutto, dell'emissione di denaro pubblico dietro pagamento di un esoso interesse.

Per questi motivi molti partiti politici giudicano poco conveniente appoggiare un governo tecnico.  Infatti, in tal caso, si sarebbe chiamati a pagarne il prezzo in valuta "elettorale", il che risulterebbe molto sconveniente allorquando il governo tecnico finirà il suo mandato. La fragilità di un ipotetico governo Monti è racchiuso in questi precisi parametri: appeal popolare,  appoggio incondizionato del parlamento, accettazione e della manovre "lacrime e sangue". Costi quel che costi. Di qui discendono tutti gli appelli al rigore, al senso di responsabilità, all'unità nazionale ecc. Sono tutti pretesti utili per creare un salvacondotto alle politiche "lacrime e sangue". Nulla di più.

venerdì 11 novembre 2011

L'uomo dai "poteri forti"

La precipitosa nomina di Mario Monti a Senatore a vita risponde al diktat dei cosiddetti "mercati". Esso è stato sempre considerato, al di là della sua autorevolezza, uomo dei "poteri forti"; e la sua nomina si inserisce perfettamente in questo quadro. Sul suo conto si dice che la "fede nell'Europa" sia il migliore biglietto da visita. Ma, a questo punto, occorre chiedersi: in quale Europa crede Mario Monti?
Si dice pure che egli non risponda ai canoni del freddo tecnocrate, che non abbia interessi personali da perseguire e che abbia a cuore solo l'interesse dell'Europa. Cosa ha fatto in concreto per L'Europa Mario Monti?
Laureatosi in economia alla Bocconi di Milano ha poi conseguito una specializzazione alla Yale University, studiando con James Tobin, teorico della famosa tassa sulle transazioni finanziarie, meglio nota come "Tobin Tax". Ha insegnato inoltre economia alla stessa Università Bocconi. Nel recente passato, come commissario UE, accogliendo il ricorso della Sun Microsistems, ha inflitto alla Microsoft una mega multa di circa mezzo miliardo di euro, condannando il gruppo americano a consegnare i codici sorgente per rendere i server compatibili con quello di Bill Gates. Ha un curriculum impeccabile, dunque, ma non ha esperienza politica. Se venisse nominato Presidente del Consiglio dovrebbe trattare con quella masnada di avventurieri nominati alla camera e al Senato. Ogni sua decisione, perciò, dovrà sempre passare attraverso le forche caudine del parlamento.

A chi si impegna oggi nella destituzione di fondamento a questa accusa, bisogna ricordare che tutti gli uomini dell'establishment economico europeo non sono eletti, ma designati. La designazione odierna è una sorta di investitura oligarchica, che però non risponde ad alcun canone tradizionale; manca, in altre parole, qualunque legame dall'alto verso l'alto. Per tale preciso motivo, questa ed altre nomine analoghe, appaiono veramente fuori luogo, se non altro perché non rispondono alla volontà popolare, sempre richiamata ad ogni piè sospinto. Appare evidente che la nomina di certi uomini sia sempre funzionale al gioco di Banche d'affari come la Goldman Sachs. Mario Draghi e Gianni Letta rappresentano due esempi calzanti di questa strategia monetaria.

L'accellerazione imposta da Napolitano in favore di Monti è il preludio ad un eventuale incarico per l'ex commissario europeo. Lo schema che probabilmente seguirà Monti sarà quello del già collaudato modello Dini, con la formazione di un governo tecnico svincolato dalle segreterie dei partiti, in specie IdV e Lega Nord. Monti dunque sfrutterà l'art. 92 della Costituzione per avere le "mani libere" nella nomina dei ministri. I mercati, in realtà, non chiedono Monti, ma una chiarezza politica che manca da tempo e che, per converso, avrebbe autorizzato un ritorno alle consultazioni elettorali.
E la crisi non è stata ingenerata dai mercati e nemmeno dai lavoratori. La crisi è stata ingenerata dalle Banche e dalla loro politica usuraia che inevitabilmente si riversa sull'ultimo anello della catena.

sabato 25 giugno 2011

Dittatura Mascherata






Tutta la stampa italiana si spertica in lodi  per la nomina di Mario Draghi alla guida della BCE. A questa pioggia di elogi si aggiungono quelli illustri del Presidente della Repubblica e del Consiglio. E, fin qui, tutto rientra nella norma non scritta dello Status quo. In realtà, questo governo (come pure quelli precedenti di segno opposto nella storia “democratica” italiana)  è una diretta espressione dell’oligarchia bancaria mondiale. Oggi, più di ieri, la democrazia viene svuotata del suo potere dai partiti e, soprattutto,  dall’egemonia delle Banche che li comandano. Le Banche, come se non bastasse,  hanno letteralmente espropriato i cittadini del loro diritto alla sovranità (art.1 della Costituzione). I politici, dal canto loro, non è che siano, per loro precipua natura, malvagi; o, se lo sono, possono esserlo solo nella misura in cui tutti noi possiamo esserlo… I “politici”,  in parole povere, sono i “camerieri” dei banchieri: assecondano ogni loro richiesta, ogni loro capriccio. Il governo italiano è  – di fatto – una commissione bancaria, le elezioni rappresentano una farsa, soprattutto adesso, dove, col sistema dei “nominati”, i parlamentari diventano in tutto e per tutto “yes man” a tempo pieno, uomini al servizio del padrone. I deputati e i senatori della Campania non vengono scelti dai campani; essi vengono selezionati nelle segreterie dei partiti, magari dopo una “supervisione personale dell’aspirante premier. Per questo preciso motivo, i parlamentari sono coperti di privilegi affinché siano dissociati dai loro elettori. Qualcuno, molto ingenuamente, crede che questo governo sia indipendente, sovrano più degli altri. Per capire chi comanda in Italia non serve leggere molti giornali; occorre, viceversa, fare attenzione alle parole sbagliate. E proprio dall’attenta disanima di queste parole che si capisce l’inghippo. Per essere onesti, sui grandi giornali in Italia non si fanno i  miliardi. La vera carta di valore e l’accesso ai prestiti. Se non vi fosse l’accesso al credito tutta l’informazione ne risentirebbe. Allora la domanda vera è: quanti debiti hanno i giornali con le banche? I maggiori editori hanno debiti enormi con le Banche (si parla di milioni di Euro) , per cui  i banchieri suggeriscono, in modo  discreto,  non apparendo mai nell’agone politico nostrano.  Facciamo qualche esempio. Parliamo della Goldman Sachs.  Subito dopo le elezioni del 2008,  al TG1, all’ora di massimo ascolto,  viene dato questo annuncio: “Il presidente del Consiglio ha ricevuto, a Palazzo Chigi, il vice presidente della Goldman Sachs, punto. Non si fa alcun accenno agli argomenti della conversazione. Nemmeno un’indiscrezione. Ora poniamoci qualche domanda.

  1. Quante persone fra i telespettatori conoscono cosa è la Goldman Sachs?
  2. Perché il Presidente del Consiglio sente la necessità impellente di ricevere il vicepresidente  della Goldman Sachs nella sede di Palazzo Chigi, allorquando non è stato formato  ancora l’esecutivo?!?
La Goldman Sachs è una delle più grandi e affermate banche d’affari del mondo, al pari di Merrill Lynch, Morgan Stanley, N.M. Rothschild & Sons e della famigerata Lehman Brothers che tutti conoscono per essersi resa protagonista dell’ultimo crack finanziario.
Allora, occorre sapere che la Goldman Sachs ha gestito la maggior parte delle privatizzazioni dei beni dello Stato dopo Tangentopoli; ed anche che Romano Prodi, Mario Draghi e Gianni Letta sono stati consulenti di detta Banca. Lo stesso esimio presidente della Repubblica, Francesco Cossiga aveva avvertito che mai si era visto un vicegovernatore della Goldman Sachs andasse a ricoprire  la  carica di Governatore della Banca d’Italia. In particolare, circa "Man Draghi" disse queste testuali parole:
"...Un vile, un vile affarista, è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana, e male, molto male io feci ad appoggiarne, quasi ad imporne la candidatura a Silvio Berlusconi, male, molto male. E’ il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro, e immaginarsi cosa farebbe da Presidente del Consiglio dei Ministri, svenderebbe quel che rimane, Finmeccanica, l’Enel, l’Eni ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs...”
 Berlusconi all’uopo aggiunse: “Draghi non si può nominare.” Passa una settimana e DRAGHI è nominato governatore della BANCA D’ITALIA, con l’osanna di tutti i giornali.  E Berlusconi perde le elezioni. Passa qualche mese e, intanto, Gianni Letta viene nominato nel board europeo della   Goldman Sachs. Dunque, per capire chi comanda in Italia non serve essere esperti politologi o leggere una pila di giornali. Basta un pò di arguzia e una certa capacità di intravvedere nei trafiletti le spigolature più importanti. Ad essere onesti, perciò, sui grandi giornali i filoni che tirano di più sono due: le brutte storie sulla malagiustizia e la cattiva amministrazione e le storie a sfondo sessuale su Berlusconi. Mai, però, sentirete parlare sui grandi media nazionali degli enormi poteri delle Banche (soprattutto quelle centrali) con potere di emissione e soprattutto senza controllo alcuno del popolo “sovrano”.  Chi tocca quei poteri si brucia