mercoledì 29 luglio 2026
⚔️ 𝐈𝐍𝐓𝐎𝐋𝐋𝐄𝐑𝐀𝐍𝐓𝐄, 𝐀 𝐂𝐇𝐈?
Ogni società nasce da un atto di forza. Ogni ordine è figlio di una repressione originaria, di un gesto che doma il caos e lo chiama legge. Il paradosso della "tolleranza" liberale, che pretende di fondare la pace sull’accoglienza universale, è solo la maschera di una nuova intolleranza: quella che difende se stessa proclamando di difendere tutti.
La società che si dice tollerante ma esclude chi la interroga non è - come asseriva Popper - aperta — è armata. Solo non da l'impressione di esserlo. Ecco, l'inganno subdolo!
Tollera solo ciò che non la minaccia, come ogni potere che teme la verità. E nel nome della tolleranza, esercita la più sottile delle violenze: quella che si traveste da virtù.
Non vi è civiltà che non sorga dal conflitto, dal crimine fondativo che separa l’ordine dal disordine.
Solo riconoscendo questa ombra — la violenza che ci costituisce — possiamo contenerla, regolarla, disciplinarla.
Chi la nega, mente. Chi la rimuove, si condanna alla menzogna del "bene assoluto"... che non esiste!
Solo chi ammette la propria forza può essere giusto; solo chi riconosce la propria violenza può essere civile.
Senza vergogna! Senza cattiva coscienza!
Con la fierezza di chi sa che ogni ordine è una conquista, non un dono!
lunedì 27 luglio 2026
INSIGNIFICANTI MANIFESTAZIONI
Si levano in piazza,
con parole prese in prestito —
foglie morte.
Gridano del popolo,
ma trovano solo specchi.
E il vento li conosce:
li spoglia, uno ad uno,
lasciando il vuoto
dove credevano troni.
domenica 15 febbraio 2026
Un’etica attualista contro la denatalità
In una stagione in cui la denatalità viene trattata come un mero dato statistico o un problema amministrativo, occorre tornare all’assunto più radicale di una filosofia dell'atto:
la realtà non è qualcosa che si subisce, ma qualcosa che si compie, attraverso un processo dialettico.
Non esiste “la società” come entità esterna: esistono gli atti degli uomini che la edificano, la rinnovano, la custodiscono.
Da questa prospettiva, la natalità non è un fatto privato, né un semplice evento biologico. È un ATTO ETICO, un gesto attraverso cui l’individuo afferma la continuità della comunità e la responsabilità verso ciò che ancora non è, ma che può essere.
Generare non significa aggiungere numeri: significa assumere su di sé il compito di dare forma al futuro, di non lasciare che il mondo si consumi nell’inerzia.
Un programma etico attualista non chiede incentivi, ma COSCIENZA: che ogni nascita sia un atto di fiducia attiva, non di speranza passiva; che la comunità VIVE e resiste alle intemperie esterne solo se qualcuno decide di incarnarla; che il futuro non si attende, si GENERA!
La denatalità non è dunque frutto di un destino cinico e baro, ma il segno di una rinuncia. E ogni rinuncia è un atto.
Così come lo è la decisione opposta: affermare la vita come responsabilità, come costruzione, come testimonianza. Solo quando l’individuo riconoscerà che il mondo è ciò che egli fa — e non ciò che trova — allora la natalità tornerà a essere ciò che è sempre stata: un gesto di fondazione.
Così come lo è la decisione opposta: affermare la vita come responsabilità, come costruzione, come testimonianza. Solo quando l’individuo riconoscerà che il mondo è ciò che egli fa — e non ciò che trova — allora la natalità tornerà a essere ciò che è sempre stata: un gesto di fondazione.
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