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sabato 22 dicembre 2012

Tecniche democratiche di dominio planetario

Preambolo



Ognuno di voi da mane a sera compie meccanicamente sempre le stesse azioni. Certo, alcune sono inevitabili come, per esempio, il mangiare, il bere...Ma al di là di queste, altre, come, per es, leggere il giornale, accendere la radio o la televisione, sono quasi ovvie, banali, e perciò passano inosservate. Eppure, proprio attraverso questi semplici gesti, non facciamo altro che assecondare il volere di chi ci comanda. Le pagine del nostro quotidiano preferito sono confezionate ad arte dai direttori dei giornali. Questi ultimi, a loro volta, vengono pagati lautamente per i loro servigi dagli editori che dettano la linea da seguire. Gli editori, come se non bastasse ricevono lauti finanziamenti da Banche e mecenati non proprio filantropi... Noi ce ne "rallegriamo" e mentre gustiamo il nostro caffè, crediamo, sfogliando quelle pagine, di tenerci informati sulle cose più importanti che stanno accadendo nel pianeta terra; e anche se sospettiamo che l'informazione sia di parte crediamo di saper discernere il "grano dal loglio", magari preoccupandoci di dare uno sguardo a destra e uno a manca, per cercare di avere un quadro della situazione abbastanza oggettivo. 


Errato. Tutto quello che ho appena scritto è falso. Noi leggiamo solo ciò che gli editori vogliono farci leggere. Ci illudiamo, in altre parole, di saper distinguere e di poter separare ciò che è mera propaganda dall'informazione genuina. Chi prepara un giornale conosce bene il suo mestiere e starà dunque molto attento a non urtare la suscettibilità non solo di chi lo finanzia... ma anche di chi potrebbe in futuro finanziarlo.  E con la televisione il discorso si amplia a nostro svantaggio, poiché al linguaggio scritto si aggiungono le immagini, certe particolari inquadrature, le interviste, eccetera il tutto per indurci a riflettere di meno e ad assuefarci di più su ciò che ci viene artatamente propinato. D'altro canto, tutto ciò non rappresenta una novità. Pier Paolo Pasolini ha descritto in modo arguto il fenomeno subdolo dei "medium di massa", dove il consumismo aveva ottenuto molto di più di quanto avesse fatto il regime durante il fascismo.  Emblematico è il caso "Berlusconi", preso di mira in continuazione per le sue notti "bianche" passate con donnine scollacciate. Egli ha rappresentato alla perfezione l'oggetto attraverso cui distrarre l'attenzione del popolo beota. Intanto, mentre i giornalisti prezzolati facevano a gara per accusare e/o difendere l'ex presidente del Consiglio si taceva su problemi e reati assai gravi, molto più gravi di quelli attribuiti al Cavaliere di Arcore. E la Magistratura che fa? Semplice: persegue quello che rappresenta un simbolo di malcostume nazionale, si concentra solo su quello, ed ha  come unico obiettivo dimostrare che il cavaliere sia un puttaniere incallito con un debole per le giovanissime signorine... Al popolo bue vengono lasciate le "briciole" che, nel nostro caso, rappresentano - tutte - un modo disinvolto per sviare l’attenzione su questioni facilmente risolvibili. Pochi, per esempio,  durante tutti questi anni, si sono accorti della voragine del debito pubblico in cui era sprofondato il "bel paese"... eppure la cifra esorbitante di 2000 miliardi di Euro raggiunta adesso non scaturisce solo dagli ultimi governi di  berlusconiana memoria.  Inoltre, cosa ancora più importante, nessuno si è chiesto la causa reale di questo debito... E' un problema annoso che ci portiamo dietro da decenni... ma, stranamente, nessuno ne ha parlato prima con la dovuta attenzione.
Inoltre, come se non bastasse, ci sono alcune materie che, per "ovvie" ragioni, non vengono mai trattate… non solo nei talk-show televisivi ma nemmeno nelle sedi preposte.  Accade così che "dottori" commercialisti o laureati in economia non conoscano affatto le procedure di emissione monetaria. In particolare, tra queste materie, vi sono quelli che qualcuno potrebbe definire come "strumenti di dominazione". Si tratta di stabilire cioè il ruolo che ha la mistificazione nella "governance" planetaria. In altre parole, occorre individuare il compito che storicamente ha assunto l'inganno nella formazione della coesione sociale e, soprattutto, in conformità a determinate norme  del cosiddetto "vivere civile".    Storicamente il popolo è stato sempre soggiogato dalle "élites" nei modi più disparati. Una ristretta cerchia di persone ha sempre sfruttato le moltitudini. Del resto anche nelle rivoluzioni sono sempre le "minoranze organizzate" a dirigere o a sconfiggere le maggioranze disorganizzate.  Adesso, però, dopo l'avvento della democrazia, ci si aspetterebbe una situazione completamente diversa. Ci si aspetterebbe, anzitutto, più trasparenza nella reggenza dello Stato; ci si aspetterebbe una maggiore e più pervasiva partecipazione del popolo alla gestione della cosa pubblica, anche in virtù del dettato costituzionale e, soprattutto, di una maggiore presa di coscienza. Ma ciò evidentemente appare a tutti gli effetti irrealizzabile. Purtroppo quanto ci è stato dato con la destra (Costituzione repubblicana) ci è stato tolto con la sinistra (Trattato di Maastricht e Lisbona). Un oscuro disegno messo a punto negli ambienti franco tedeschi alla fine degli anni '30 si è appunto realizzato alla fine degli anni '90. A ben vedere, la democrazia è tale solo sulla carta, poiché nei fatti sarebbe più giusto parlare di "usurocrazia" o, per usare un termine più  tecnico  "Daneistocrazia". Noi viviamo cioè in una falsa democrazia in cui, al basso livello di istruzione dei cittadini, si combina una fortissima pressione mediatica atta a deviare le menti impreparate ad esprimere un pensiero veramente critico ed indipendente. 
Illustri studiosi si sono chiesti e si continuano a chiedere quali sono i motivi di tanta inefficienza, di tanta disattenzione verso  la realizzazione di un regime realmente democratico e popolare. Eppure oggi esiste una informazione capillare quasi su ogni argomento dello scibile umano; un 'informazione e, soprattutto, una diffusione globale che dovrebbe permettere a tutti (o quasi) di avere moltissime nozioni. Tutte queste nozioni, però, non si riferiscono mai a cose veramente importanti. Si tratta per lo più di cose secondarie, mai attinenti alla sfera del potere reale. Vi sono molte cose perciò che non fanno parte della cultura comune.  Fra gli strumenti utili alla "dominazione" planetaria vi sono la tecnica informatica, la psicologia di massa, ecc. Molte cose non sono note nemmeno agli specialisti di campo, per cui risulta assai difficile districarsi nella marea di informazioni che quotidianamente ci vengono propinate. Uno di questi "strumenti" è sicuramente il denaro. Del resto, l'economia e la finanza sono universalmente ritenute materie ostiche e  noiose, materie per cui sono richiesti anni di studi, specializzazioni, master, ecc.. Questo giudizio, alquanto superficiale, viene  avvalorato ogni giorno dai mass-media asserviti al potere, che presentano l'economia e la finanza come materie di difficile comprensione.  Infatti, lo scorrere di notizie in gergo economico-finanziario, per lo più attraverso idiomi in lingua inglese, corredati da grafici e complesse formule matematiche, scoraggiano chiunque. La realtà è alquanto diversa:  la complessità associata con il sistema finanziario è soltanto un oscuro paravento progettato per nascondere uno dei meccanismi socialmente più paralizzanti che l'umanità abbia mai introdotto. Del denaro si conoscono gli effetti immediati,  ma il resto rimane "sapientemente" occultato. Non per niente esso veniva denominato da Martin Lutero "sterco del demonio".  Massimo Fini nel suo libro dedicato al tema ("Il denaro Sterco del Demonio") asserisce che la moneta è neutra... Viceversa, come noteremo più avanti, la moneta non è affatto neutrale, poichè il suo aumentare o decrescere determina variazioni consistenti della capacità produttiva del sistema. La creazione di moneta è uno di questi. Per molti questa è una materia "ostica", ma solo perché si vuole sia reputata tale... non per altro. Oggi i cittadini sono informati quasi su tutto ma nulla sanno dell'emissione monetaria, del come si crea la moneta e di come viene incassato il reddito da signoraggio. 
“Il processo con cui le banche creano il denaro è tanto semplice che la mente si rifiuta di riconoscerlo”  John Kennet Galbraith
“Se il popolo comprendesse il reale funzionamento del sistema monetario ci sarebbe una rivoluzione entro domani mattina”. 
H.Ford


L'ignoranza generalizzata: un "must" della dominazione planetaria.

Penso che le tecniche fondamentali della dominazione siano essenzialmente tre:

  1. quella monetaria-finanziaria;
  2. quella giuridica che si esplica sia sotto la forma della legislazione (produzione di norme giuridiche) sia sotto la forma della giurisdizione (esercizio del potere giudiziario);
  3. quella psicologica (non quella prevalente, spacciata dai mass-media) ma quella collettiva, dell'ingegneria sociale, dell'orientamento di massa, del cosiddetto marketing, La propaganda è un termine che riunisce sotto di se sia la manipolazione del pensiero collettivo a fini commerciali sia quella rivolta a fini esclusivamente politici (creazione del consenso).

Recentemente si aggiunge in modo massiccio la tecnica informatica, come strumento di dominazione e di controllo sulle persone. Questa si raggiunge attraverso l'impossessamento, da parte del Sistema bancario internazionale, della moneta-proprietà.
Le recenti norme che inibiscono l'uso del contante persino per il pagamento delle tasse servono a far si che la gente gradualmente si disaffezioni al denaro-proprietà e faccia riferimento esclusivamente al denaro elettronico,  prodotto dalle banche centrali in regime di monopolio.
In questo ultimo senso, il denaro non viene solo plastificato e smaterializzato ma annullato come denaro di proprietà popolare ed attribuito in tutto e per tutto alle banche.
Anche il governo italiano è da tempo su questa strada. Lo vediamo chiaramente quando esso impone la tracciabilità, vietando - di fatto - l'uso del contante per determinate transazioni e pagamenti, oppure quando impone l'uso del conto corrente bancario o postale per pagare le imposte. 

Qualcuno probabilmente obietterà che invece tutto viene spiegato nelle sedi preposte; e che ciò non può venire improvvisato da chicchessia. Sicuramente, in tale affermazione, c'è un minimo di verità, poiché conoscere dove si mettono a punto le "mangiatoie" sarebbe un peccato assai grave e soprattutto molto pernicioso per chi lo commette. In realtà noi viviamo in un o stato dell'inganno, dove la governance monetaria viene tenuta "riservata" ad una ristretta schiera di "eletti". Altrimenti non si spiegano le recenti frodi commesse dalle Banche ai danni di molti Comuni italiani, in particolare attraverso lo spaccio dei cosiddetti prodotti derivati. A nulla sono servite le varie denunce circa la "tossicità" di questi prodotti finanziari, tanto che  nemmeno le ragionerie generali dei comuni conoscevano (e conoscono) come funzionano questi prodotti derivati. E' di poco tempo fa la notizia secondo cui il Procuratore di Milano, nella sua accusa alle Banche per la vendita fraudolenta di questi prodotti "tossici", sostiene che il Comune di Milano sia stato "irretito  dalle Banche"... un dolce eufemismo per asserire che il Comune ha sottoscritto un'operazione senza alcuna cognizione di causa, affidandosi spesso alla consulenza della medesima banca coinvolta nell'affaire. E’ un po' come se il pastore per meglio custodire il suo gregge invece di tenersi il suo cane di fiducia facesse affidamento su un branco di lupi. Leggendo il D.P.R. che autorizza gli enti pubblici a stipulare questi contratti si nota una malcelata propensione all'ambiguità. Una caratteristica, questa, nient'affatto casuale. Il caso non esiste.  Anzi, dalla lettura delle carte, si capisce subito che non potevano fare il contratto che avevano inopinatamente stipulato.
E' chiaro che, in casi come questi, siccome le frodi sono assai imponenti e andare sino in fondo alla faccenda comporterebbe un danno d'immagine maggiore non solo per le Banche coinvolte ma per tutto il sistema fraudolento che le sovrasta, si addiviene di solito a dei "compromessi" che, in linguaggio giuridico, si traducono  attraverso le cosiddette soluzioni "transattive". Il ruolo che la mistificazione riveste in questo settore è fondamentale.  Le cose decisive, veramente importanti, per questo ed altri motivi,   vengono artatamente occultate.
Il meccanismo fraudolento di potere viene invece spiegato ad una ristretta cerchia di cooptati, separatamente gli uni dagli altri, in modo tale da privarli della necessaria consapevolezza, affinché si possa parlare di vero e proprio dominio sull'umanità. Lo schiavismo - si dirà - è stato superato  ed è anche per questo riuscirà assai difficile persuadere del contrario chi non dispone della sufficiente apertura mentale.
Eppure, a ben riflettere, oggi siamo schiavi del sistema bancario attraverso il debito pubblico. Non è forse vero che su ogni neonato grava un debito di oltre trentamila euro?
Su questo problema sono stati esperiti vari studi, tutti, però, rigorosamente non pubblicizzati. Uno di questi è a cura del Prof. Richard Werner. Costui dimostrò - dati alla mano - che il potere bancario riuscì  a trasformare il Giappone da paese tradizionale e solidale in un paese moderno ed individualista.  Ecco qual è la vera funzione del Signoraggio bancario! E' una situazione che più la si conosce più la si teme, poiché attraversa ogni ambito della vita umana.

La moneta fiat

Con l’abolizione degli accordi di Bretton Woods (15-08-1971) è praticamente cessata la convertibilità de jure del denaro. Questo solo sulla carta, poiché, all’atto pratico, mai nessun cittadino italiano ha riscosso l’equivalente in oro di una cartamoneta da £.100.000. Quindi prima il denaro era in effetti una cambiale inesigibile. Tutte le monete infatti erano convertibili nel dollaro US ma solo quest'ultimo poteva essere convertito in oro. A ben vedere, però, mai nessun cittadino americano ha visto convertire in oro le banconote che aveva in tasca. Questo è rimasto un metodo per scambi fra Stati o, meglio, un abile escamotage per raggirare il popolo bue. Ad ogni modo, da quel preciso momento storico, il denaro cartaceo diveniva – per legge – non più convertibile. A questo punto si inserisce giustamente la teoria auritiana del valoro indotto della moneta (cartacea o metallica). In poche parole il valore di questi biglietti di banca viene conferito dalla loro accettazione da parte del popolo e si regge sulla fiducia che in essi viene riposta. Ora, in virtù di tale teoria, la proprietà di questa moneta spetterebbe per legge e anche per logica al popolo o allo Stato che lo rappresenta. Oggi – come sostiene anche Paolo Barnard – “la moneta che circola è un IO VI DEVO emesso dallo Stato per i cittadini”(1). Ma così non avviene, poiché questi biglietti non vengono emessi da uno stato nazionale, ma da una Banca Centrale sovranazionale che agisce autonomamente senza il controllo politico e, soprattutto, democratico degli stati. Questa esautorazione del potere di emissione monetaria ha di fatto ridotto gli stati a vassalli della Banca Centrale. La Banca Centrale detenendo il potere di emissione monetaria ha dunque espropriato ed indebitato i cittadini europei che, pertanto, sono costretti a subire, insieme coi loro governi, una fastidiosissima ingerenza della Commissione Europea. Ma in buona sostanza cos'è il denaro? Ezra Pound sosteneva che:
 "La moneta non è un prodotto della natura ma dell'uomo. E' l'uomo che ne ha fatto uno strumento malefico, per mancanza di previdenza".
E' sicuramente più facile dire a cosa serve. 

Il denaro serve per misurare il valore delle prestazioni, delle merci; ma anche  per costituire garanzie, per estinguere debiti, per accumulare valore monetario,  costituire una riserva,  ed essenzialmente,  per fare incontrare la domanda con l'offerta. Un'altra curiosità: il 92 % del denaro in circolazione, contrariamente a quanto si crede, non è prodotto dalle Banche Centrali. Le banconote e monetine rappresentano solo una piccolissima parte della liquidità (8%). Il restante (92%) viene prodotto così, con un tratto di penna,  anzi, a voler esser più precisi, con un click del mouse della Banca Centrale, in forza della sua licenza bancaria.
Una società naturalmente evoluta non può fare a meno del denaro; tornare al baratto sarebbe inconcepibile, equivarrebbe a tornare indietro di millenni, ad una società primitiva, chiusa,  basata per lo più sull’autoconsumo. 
Ma allora la banca  come crea dal nulla il  denaro? 
Ecco, facciamo un esempio. Supponete che io mi rechi in banca per ottenere il denaro necessario al fine di acquistare una civile abitazione. Ammettiamo che la Banca mi conceda  200.000 € a mutuo ipotecario. Bene (si fa per dire...).
La casa che intendo comperare da Tizio viene al contempo colpita da iscrizione ipotecaria e mi vengono fornite duecento mila euro dalla Banca che poi li gira sotto forma di assegno circolare a Tizio. E Tizio (quietanza in pagamento) incassa l'assegno sul suo conto corrente e io nel tempo pagherò il  debito (capitale + interesse) verso la banca.  Con questa operazione io estinguerò il debito con l'aggiunta degli interessi a compenso del prestito ricevuto. Ebbene tutto ciò è falso; è creduto dalla maggior parte della gente "informata" ma è assolutamente falso. Tutto ciò non avviene nella pratica.

Ma cosa avviene allora  praticamente quando ci rechiamo in Banca per chiedere un prestito?

Vado in banca. La banca prende la casa di tizio come garanzia, mi apre un conto di disponibilità (200.000 €) e contemporaneamente mi costituisce come debitore (spese + interessi). Dopo di che, la banca emette assegni circolari per 200.000 euro che girerà a Tizio. Tizio si reca nella sua Banca. La  banca di Tizio accetta l’assegno e li mette all'incasso, accreditando l’assegno sul conto corrente di Tizio.  Cosa è accaduto? 
La Banca ha creato denaro dal nulla (200.000€)!  Attraverso quest'operazione la banca ha aumentato il suo patrimonio di 200.000 € (più spese e interessi), senza rischiare alcunché! La banca ha aumentato il suo potere d'acquisto senza perdite. Il denaro (denaro scritturale) che ha dato a Tizio non scaturisce da una riserva (cassaforte di sicurezza piena di denaro o di metalli nobili o gioielli preziosi). Nessuna quantità di banconote o monetine  si è spostata da una banca all’altra! Vi è solo il riconoscimento reciproco dell’assegno (validazione reciproca).
 Il denaro si basa cioè solo sull’accettazione, in altre parole è una convenzione che nel caso in questione è anche avvalorata dalla legge. Dimostrazione quest'ultima della lapalissiana sottomissione dello Stato alle Banche Centrali. Per questo si parla di TRUFFA LEGALIZZATA!
Nessuna quantità di banconote si è spostata da una banca all’altra. Nessuno spostamento di oro, argento o di altra valuta pregiata! 
 E non vi è stata nessuna richiesta da parte della Banca Commerciale alla Banca Centrale. Vi è stato solo un assegno circolare (un volgare pezzo di carta), una sorta di convalidazione circolare tra le banche. La copertura degli assegni circolari, da parte delle banche, si aggira  appena all’1 o al massimo del 2 per mille. Una goccia nel mare!
Questa è la vera pratica inflazionistica che nessuno si guarda bene dal denunciare!
Molti non credono che la demonetizzazione del mercato sia una pratica malefica. I media, gli economisti accreditati fanno passare l'idea che essa serva per tenere a bada l'inflazione. E ciò potrebbe essere vero se ci fosse in circolazione una grande massa di denaro. 
La demonetizzazione del mercato crea deflazione e in tale situazione le banche possono. attraverso il loro cartello monopolistico, avere il controllo azionario sia del sistema imprenditoriale privato, sia degli enti pubblici. La realizzazione di questa caratteristica è stata resa possibile nel 1994, quando Carlo Azeglio Ciampi abolì il divieto alle banche di acquisire  partecipazioni nelle imprese industriali. Inoltre, i banchieri, approfittando della scarsa liquidità in circolazione, hanno la possibilità di comprare  a basso costo  le imprese pubbliche privatizzate dallo Stato, per far fronte alla mole immensa di debito accumulato.

I politici: i camerieri dei banchieri


Allorquando il famoso poeta dei Cantos reitera giustamente il pensiero elaborato dal colonnello Jefferson secondo cui:
 “I politici sono i camerieri dei banchieri”,  lo fa con cognizione di causa e, di seguito, prima di prenderne atto, ne illustro il perché. 
La politica ha dei costi, non può sopravvivere senza denaro. I politici, nonostante tutti gli errori e il male compiuto, sono uomini come noi altri. Gli "eletti" in buona sostanza, sono tali e quali agli elettori; sono oggi, per effetto del Kaly-yuga, il riflesso al negativo (normalmente dovrebbe essere il contrario) di coloro che li hanno portati in auge. 
 Il candidato non indossa più la bianca veste che ne decretava la purezza... e l'eletto non è tale in virtù dei suoi meriti, ma piuttosto dei suoi demeriti e dei suoi vizi. Il successo non mette al riparo i cittadini dalla corruzione, dalla malversazione, dall'abuso di potere ecc. Anzi, il potere, amplifica i difetti dei cittadini, perché li eleva al rango di sovrani. Il potere inebria chi non ne è degno. Per questo il potere non può essere appannaggio di chiunque... E qui vale citare il compianto Prof. Auriti quando scrive: 
"Può governare il suo popolo soltanto chi lo ama".

La Sovranità perduta

Mayer Rothschild
Auriti ha sempre sottolineato la medesima verità e cioè che "Senza la Sovranità monetaria la sovranità politica non esiste."  Solo se facciamo nostra questa glaciale considerazione possiamo "com-prendere" nella giusta misura il fenomeno di Tangentopoli.

Il diritto di emettere denaro e, di conseguenza, di stabilirne il valore, è un attributo squisito della sovranità. L'euro non viene emesso da nessuno stato Europeo. L'euro viene emesso dalla S.E.B.C.. Ora mi si potrà contestare che questa facoltà le è stata concessa dagli stati europei. Certo. Perchè come asserì saggiamente Mayer Rothschild:
 "Datemi la facoltà di emettere moneta e me ne infischio di chi fa le leggi".

Orbene, la realizzazione dell'Euro rappresenta uno snodo essenziale affinché si realizzi concretamente l'unificazione mondialista del nostro continente. Con l'euro si corona il sogno nato con la Banca d'Inghilterra, l'uso del simbolo di costo nullo: l'oro-carta. Quello che potrebbe apparire ad un profano come una mera "convenienza economica" in realtà rappresenta un principio fondamentale di filosofia del valore e cioè che il valore non rappresenta mai  una qualità della materia ma una qualità dello spirito! Per questo sacrosanto motivo, il chiarissimo Prof. Auriti scrisse: 
"la penna ha valore perché prevedo lo scrivere, la moneta ha valore perché ognuno è disposto a scambiare moneta contro merce". 
Quindi, in definitiva:"il valore è un rapporto fra fasi di tempo". 
E qui veniamo all'Oro scelto come simbolo monetario:
l'oro ha valore non perchè sia un metallo nobile e raro, ma perchè ci si è messi d'accordo che lo abbia. 
Inoltre,  che la moneta avesse in sé un valore duplice lo comprese - ancora prima di Auriti - Ezra Pound il quale scrisse: "La moneta non è uno strumento semplice come una vanga. Contiene due elementi: quello che misura i prezzi sul mercato e quello che da il potere di comprare la merce. "

Di qui discende l'intuizione di Auriti: 

"La funzione monetaria causa una duplicazione dei valori e raddoppia quantomeno la ricchezza dei popoli che la adottano, perchè la somma delle unità di misura esprime una quantità di valore corrispondente a quello di tutti i beni reali  misurati o misurabili in valore.
Ed è proprio attraverso la demonetizzazione dell'oro che i banchieri hanno sottratto agli stati tradizionali il valore monetario di cui disponevano. Questo  atto viene a concretizzarsi attraverso la Rivoluzione Francese.
Giacinto Auriti scrive: 
"La ragione di questa clamorosa verità sta nel fatto che la Rivoluzione Francese non si è fermata “a metà” (secondo la abituale regola), ma ai “tre quarti”. Lo stato di diritto ha considerato, infatti, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato nel silenzio le banche centrali, S.p.A. con scopo di lucro". 



Ed è su questi presupposti che si è realizzata la decadenza dei sistemi politici tradizionali, fino ad addivenire all'attuale sistema dell'esplosione dei debiti sovrani.

Ma ciò evidentemente non deve portare a credere - come molti lettori superficiali fanno - che si renda necessario un ritorno all'oro o ad altro metallo nobile! Asserire una cosa del genere significa non aver compreso AFFATTO la teoria auritiana del valore indotto!

La fesseria della separazione dei poteri

La Banca Centrale europea agisce autonomamente, risponde a se stessa,  senza alcun controllo democratico da parte degli stati. In "virtù" della sua sbandierata indipendenza, la BCE può fissare a piacimento il T.U.S. e, cosa più importante, decidere arbitrariamente la quantità di denaro da emettere. 
Per tal via sarà dunque assai facile per i governatori delle Banche Centrali poter prevedere bufere monetarie o periodi di vacche grasse... 

Si è  applicata la regola di Luigi Einaudi secondo cui alla rarità dell'oro si è sostituita la "saggezza dei governatori".  Naturalmente Einaudi si metteva dalla parte dei governatori, lasciando al popolo bue il compito di essere alla stregua delle vacche da mungere! 
Inoltre, mentre è possibile ascoltare in diretta o in differita le sedute parlamentari nazionali, non è possibile ascoltare le riunioni della BCE, le quali sono segrete. Solo il Consiglio di detta banca decide di volta in volta se rendere pubbliche o meno le sue decisioni, Alla faccia della trasparenza e della democrazia! Per questo motivo Marco Saba ha richiesto l'audit della BCE.
Identica cosa vale per la Banca d'Italia che è controllata dalle medesime banche su cui dovrebbe vigilare. E qui il condizionale è d’obbligo, poiché la formalità della legge viene aggirata allegramente.  Infatti la stampa vi sono articoli che denunciano il fatto che la stragrande maggioranza dei controlli effettuati dalla Banca d’Italia si rivolge verso gli istituti di credito cooperativo e non alle grandi banche che viceversa gestiscono la maggior parte delle risorse. Non dimentichiamo l’omesso controllo delle banche sui Bond argentini sulle azioni di Cirio e Parmalat ecc. 


Signoraggio Primario e la famigerata "Partita doppia"

Il termine viene dal provenzale "senhoratge", derivazione di seigneur. 

Oggidì, viceversa, le cose vanno alquanto diversamente.
Lo Stato emette un Titolo, in quanto non ha il potere sovrano di emettere moneta e ciò indipendentemente se ha speso in conformità alle sue entrate. Solo la  Banca Centrale può farlo e lo fa spendendo 30 centesimi per una banconota da (esempio) 500 euro. La Banca Centrale possiede quei Titoli di Stato perché li compra con semplice carta stampata a basso costo. 

Lo Stato deve tassare il cittadino per avere la liquidità necessaria per ripagare i Titoli che ha emesso,
più gli interessi maturati nel tempo. Le tasse sono soldi REALI, nostro LAVORO. Quindi, dato che si è detto che il signoraggio è dato dal potere di emettere moneta, possiamo SERENAMENTE affermare che la BC con soli 30 centesimi compra 500 euro del nostro lavoro.
 Alcuni economisti addossano al moderno signoraggio bancario una dimensione più ampia che va ben oltre una tassa, in quanto il reddito monetario di una banca di emissione è dato solo apparentemente dalla differenza tra la somma degli interessi percepiti sulle banconote emesse e concesse allo Stato e alle banche commerciali e il costo infinitesimale di carta, inchiostro e stampa sostenuto per produrre denaro.
Apparentemente, in quanto, de facto, il signoraggio moderno è occultato nella contabilità da un'azione di dubbia legittimità  della banca emittente che pone al passivo il valore nominale della banconota. Ad avvalorare legalmente e soprattutto contabilmente tale rapina vi è a monte una grande invenzione: la partita doppia.  Questa è una vera e propria contraffazione legalizzata che permette alle Banche centrali di  appropriarsi dei beni prodotti dagli altri.  Questo è in buona sostanza il significato del signoraggio: il “signore” è colui il quale si appropria dei beni dei sudditi senza produrre nulla in cambio.

Tale equivoco è stato prontamente rilevato anche dall'Avv. Marco Della Luna alle pagine 215 e 216  di "Euroschiavi" (quarta edizione) dove testualmente afferma: 


"Crediamo che l'equivoco in parola abbia un'origine linguistica e che nasca dall'abitudine all'uso contabile (in partita doppia), giuridicamente improprio, delle espressioni "accreditare"  "addebitare"  - espressioni che vengono usate anche da rapporti e operazioni non soltanto di credito e di debito, ma relative a diritti di proprietà, o comunque  non di credito-debito. Chi riceve una formazione contabile - cioè ragionieri, commercialisti, quindi quasi tutti gli economisti - si assuefà a un sistema di contabilità generale in cui tutti i rilevamenti contabili sono o accreditamenti o addebitamenti, e in cui vi sono due colonne - dare e avere, in inglese, debit e credit - e tutti i rilevamenti, tutte le voci, compresi i beni di proprietà e il capitale netto, trovano posto sotto la prima o sotto la seconda. Da questo sistema e dalla sua applicazione è così indotto  a ritenere che tutta la realtà economica si riduca, rientri nell'una o nell'altra di queste due categorie (debiti e crediti) mentre ovviamente non è così - basti pensare ai diritti reali (proprietà, usufrutto) ai diritti di opzione".


Per questo preciso motivo tutti coloro che provano a smontare la tesi precostituita dal sistema falliscono nell'intento. I negazionisti del signoraggio bancario avranno partita facile nel debunkare i signoraggisti, in quanto nei bilanci redatti dalle Banche Centrali non si troverà traccia della rendita da signoraggio.
Il potere Bancario ha infatti predisposto ogni singolo aspetto in ogni minino particolare, inducendo, dunque, i governanti di tutti i paesi a legiferare conseguentemente. 

E’ chiaro che se io ho la possibilità di creare potere d'acquisto e ho il diritto di spendere per primo, godo - in un certo senso - dello "jus primae noctis" sulla moneta. Per questo dovrebbe essere lo Stato e non un altro ente, sia pure sottomesso allo Stato, ad emettere la moneta.  Qui la precisazione vale tutte le lettere scritte. In altre parole non basta che lo Stato nazionalizzi le banche private! Le Banche, attraverso gli artifici contabili, possono sempre aggirare l'ostacolo. Occorre viceversa eliminare ogni dualismo, poiché è la divisione fra due Enti giuridici separati - spacciata come garanzia di democrazia - (Stato ed Ente di emissione) ad ingenerare l'inghippo! Solo in questo modo lo Stato potrà evitare di farsi (accreditare/addebitare) il denaro emesso. Qualora lo Stato emettesse in proprio il denaro chiuderebbe ogni sorta di equivoco (emissione in attivo, in passivo ecc.) La proprietà infatti esclude tanto il debito quanto il credito. Ed è semplicemente assurdo che uno Stato si indebiti verso se stesso... Questo piccolo e semplice accorgimento, però, non è gradito ai Banchieri Centrali perché manderebbe in fumo ogni loro intimo proposito di muovere i fili dell'economia e della storia! Pertanto tale giusto procedimento viene accantonato e sbattuto nella soffitta dei sogni irrealizzabili. 

La Sovranità popolare della moneta 

Quello che agli occhi dei nostri detrattori può apparire come una estrosa controversia priva di fondamento è in realtà un principio fondante di  ogni democrazia che ami definirsi tale:  la «sovranità» appartiene al popolo e la nostra Carta costituzionale stabilisce chiaramente questo principio all'articolo 1!  Da ciò si evince che nella sovranità in senso lato ricada anche la sovranità monetaria, che determina il potere di chi detiene il controllo della moneta e del credito; inoltre, essendo il popolo a produrre, consumare e lavorare, la moneta, sin dal momento in cui viene emessa da una qualsiasi Banca centrale dovrebbe, in linea di principio, come affermato da molti studiosi, diventare proprietà di tutti i cittadini che costituiscono lo Stato, il quale però non detiene il potere di emettere moneta. 

La distorsione alla base della sovranità monetaria è stata oggetto di uno studio da parte del procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini che sul punto ha scritto un libro interessante: La banca, la moneta e l'usura, edizione Controcorrente, Napoli, 2001.
Secondo quest'ultimo, lo Stato avrebbe avuto i mezzi tecnici per esercitare in concreto il potere di emettere moneta e per riappropriarsi di quella sovranità monetaria che avrebbe permesso di svolgere una politica socio-economica non limitata da influenze esterne, ma soprattutto liberandosi di ogni indebitamento; anche il professor Giacinto Auriti, docente fondatore della facoltà di giurisprudenza di Teramo, ha compiuto numerosi studi sulla sovranità monetaria e sul fenomeno del signoraggio; in particolare, il compianto professor Giacinto Auriti ha sostenuto che l'emissione di moneta senza riserve e titoli di Stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le Banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico; altra denuncia compiuta dal professor Giacinto Auriti è quella relativa alla totale assenza al livello giuridico di una norma che stabilisca in maniera univoca di chi sia la proprietà dell'euro all'atto della sua emissione. Per tali ragioni, ad avviso del professor Auriti, risulterebbe impossibile individuare chi sia il creditore e chi il debitore nella fase della circolazione della moneta e i popoli europei non sapranno mai se siano «creditori» (in quanto proprietari) o «debitori» (in quanto non proprietari) per un valore pari a tutto l'euro che viene messo in circolazione. Di qui discende la sua famosa dichiarazione: 
"Fin tanto che non si dimostra chi è il proprietario all'atto dell'emissione, tutti i crediti e tutti i debiti sono inesigibili."

Giacinto Auriti: democratico integrale.

Questa è la prova (provata) che smentisce tutti i detrattori del compianto professore di Guardiagrele.  Auriti spiegò chiaramente attraverso i suoi libri, le conferenze e, soprattutto, attraverso le seguitissime trasmissioni televisive come la democrazia odierna sia in realtà una forma nemmeno troppo sofisticata di usurocrazia.  Auriti considerava una conquista lo Stato di diritto e la democrazia, purchè quest'ultima fosse applicata in modo integrale. Il fatto che abbia affermato e ribadito più volte che "essere fascisti è troppo poco", non significa affatto che auspicasse un fascismo violento e intollerante; bensì deriva dal fatto che anche il fascismo fu succube della scellerata politica perseguita dalle Banche Centrali. Ricordiamo, solo per inciso, che nemmeno Mussolini riuscì a nazionalizzare la Banca d'Italia, così come avrebbero voluto i cosiddetti "fascisti di sinistra"... e il famigerato raggiungimento della cosiddetta "quota novanta" (allora considerata come un successo) venne annoverata da Auriti come una disfatta del fascismo nei confronti del potere bancario internazionale. Infatti "Lira forte" non fece rima con "Italia forte", poichè tutti i crediti e tutti i debiti aumentarono esponenzialmente, mandando sul lastrico moltissime aziende italiane. Gli unici a guadagnarci furono proprio gli Istituti di Credito che videro aumentare considerevolmente i loto utili. Questa debacle fu secondo Alberto de Stefani, allora ministro del Tesoro e delle Finanze, la causa principale che fece perdere la guerra all'Italia. Giudizio per altro condiviso dallo stesso professore di Diritto. Il fatto che fosse stato candidato alle Europee per il Partito fondato da Alessandra Mussolini significa poco e nemmeno che fu insieme allo stesso De Stefani (che fu per altro anche suo docente all'Università della Sapienza in Roma) in un'organizzazione parafascista a ridosso degli anni sessanta. Identico ragionamento dev'essere fatto per l'aver indicato nella Rivoluzione Francese il momento in cui è stato inaugurato il potere della Banca Centrale. Auriti non intendeva ritornare all'Anciène regime ma solamente evidenziare come la Rivoluzione Francese non avesse perseguito fino in fondo i suoi propositi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Un trittico che, viceversa, lo scomparso prof. dell'Università di Teramo attribuiva alla Dottrina sociale della Chiesa.


Ora, senza operare ulteriori digressioni sulla natura della Banche Centrali (il che richiederebbe altro spazio ed energie),   si può serenamente affermare, senza andare troppo a ritroso nel tempo, che questo governo è in effetti un gabinetto; è un esecutivo che risponde, in minima o massima parte, all'oligarchia bancaria. Allo stesso modo, anche i mass-media (giornali e televisioni in primis) e, in genere, tutte le società indebitate con le banche, sono a ben vedere un’espressione delle medesime. Per questo  il sistema bancario internazionale mette propri uomini all'interno dei vari governi o all'interno delle società che intende controllare: Tommaso Padoa Schioppa, Vincenzo Visco, Gianni Letta, Romano Prodi, Mario Monti, ecc.

Quindi, appare quanto meno opinabile la certezza che siano i governi, senza alcuna ingerenza, a nominare i governatori delle banche centrali. In altri termini questo è vero... ma solo sotto il piano meramente formale. Del resto tale affermazione è indicata a chiare lettere  in una legge del 2005 che così recita: 
"il Governatore della Banca d’Italia  è nominato con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia”.


Ora,  siccome il diavolo sta nei dettagli, è proprio all'ultima riga che bisogna attenersi... in buona sostanza, sono i banchieri e altri centri di potere ad incidere profondamente nella nomina dei governatori. 
Karl Marx nel suo "capitale" già affermava che le Banche Centrali si fregiano dell'aggettivo Pubblico, proprio per non destare i sospetti del "pubblico. 
Marco Saba

Lo studioso Marco Saba sostiene inoltre che:
".. la Banca D'Inghilterra, formalmente nazionalizzata nel 1948, sia di proprietà di una società privata, chiamata Bank of England Nominees, i cui soci restano "occulti"... E che lo studioso ebreo indica nella la famiglia reale inglese, con l'aggiunta di alcuni "notabili europei" tra cui Sarkozy ecc.... e sarebbero coloro che percepiscono la rendita da signoraggio, riciclata dalle Banche attraverso dei conti neri (ne sarebbero stati trovati  17000 solo su Clearstream) che le medesime banche tengono aperti presso le centrali di compensazione interbancaria internazionale". 
 

Conclusioni

Nel mondo antico il potere non aveva bisogno di nascondersi. Al contrario,  esso ostentava la sua potenza, magnificandola attraverso opere, scritti eccetera. Il Re Sole, Richelieu o la Regina Vittoria non si nascondevano, erano anzi amati o temuti dal popolo, epperciò riconosciuti ed identificati come il potere a cui bisognava inchinarsi e portare rispetto.
 Nell'era moderna, viceversa, il vero potere, per evitare che il popolo si sollevi contro di esso, cerca in ogni modo di nascondersi. 
Quello che noi reputiamo essere il potere: i politici, i magistrati, le mafie non sono altro che uomini di paglia a cui viene affidato il compito di dare un volto "democratico" ad esso. 
Per questo durante ogni rivoluzione sono loro a pagare non il vero potere che invece rimane dietro le quinte a manovrare i suoi burattini. Per questo ed altro il vero potere li copre di privilegi e di denaro.
Il POTERE, in altre parole, ha fatto tesoro delle esperienze passate e ha compreso che, per continuare a governare senza problemi di rivolte e sollevazioni popolari, dovesse lasciare le luci della ribalta a delle "comparse",
Con la rivoluzione francese il vero potere arretrò visibilmente;  solo che riuscì, in virtù della sua secolare esperienza, a tenere per se il potere più grande: quello monetario.
Dagli anni '70 in avanti, con l'adozione della moneta fiat, aveva capito che gli stati avevano acquistato un potere enorme ... un potere che avrebbe dato loro la patente di piena legittimità popolare. 
I governi, attraverso l'adozione della moneta fiat, potevano infatti: finanziare il Welfare e la piena occupazione, la sanità e la scuola. In tal modo, col passare del tempo, i "burattini" avrebbero fatto a meno dei burattinai... e questo stato di cose il vero potere non voleva e non poteva permetterlo. Così decisero di passare al contrattacco. 
Le "élites" si diedero subito da fare e architettarono un piano articolato in quattro punti fondamentali:
  1. La spesa degli stati doveva essere distrutta. Il potere di emissione doveva tornare totalmente nelle mani delle "élites".
  2. la sovranità legislativa statuale doveva essere limitata e indi sottoposta a quella di un ordine sovrarnazionale ( vd. Europa);
  3. i cittadini dovevano essere ridotti al rango di sudditi, resi apatici ed incapaci di opporsi al potere sovranazionale;
  4. dalle ceneri degli stati nazionali in decomposizione le élites avrebbero assunto la guida di interi continenti.
Ora, venendo all'oggi, non vi sembra che questo piano occulto delle "elites" sia - in gran parte - stato realizzato?

©  ♚Pierre


martedì 16 ottobre 2012

Destra Sociale e poteri forti


Ancora oggi, molti, soprattutto a sinistra, nel criticare la cosiddetta “destra sociale”, usano la logora equazione Destra = poteri forti, facendo balenare l’immagine di una similitudine che nei fatti non esiste, almeno per quanto riguarda la cosiddetta destra sociale.  Altri, invece, seguendo questa scia,  evidenziano un’aporia lessicale fra il termine "destra" e l'aggettivo "sociale".

Inoltre alcuni sedicenti "fascisti", "duri e puri" prendono giustamente le distanze dalla "destra", poiché il fascismo sta  di là  dalla destra e dalla sinistra. In realtà, per andare a fondo del problema occorre prendere in considerazione non solo cosa accadde con la Rivoluzione Francese, ma anche analizzare la situazione antecedente, quella vigente durante l'Ancien Régime...
La sinistra ha sempre utilizzato questa immagine evidenziando, altresì, la dicotomia esistente fra Destra e società ed anche fra Destra e senso sociale, assimilando in tutto e per tutto la Destra al potere costituito ed anche ai cosiddetti poteri forti. Ebbene: niente di tutto questo è vero, soprattutto per quanto riguarda i poteri forti.  Eppure, dopo la fine della seconda guerra mondiale, la destra sociale si è sempre caratterizzata per essere contro il Sistema e non certo a favore. Ma tant'è...

giovedì 9 agosto 2012

Bocciato

Ebbene si, Super Mario ha fallito! Non è il sottoscritto a dirlo e nemmeno uno dei pazzi complottisti che popolano il web. Si tratta invece della maitresse teutonica e del caposala francese.

 La (dis)Unione europea e il Dio mercato non sono mai soddisfatti. Pertanto hanno sguinzagliato francia e germania per spronare ulteriormente mister Mario. I mercati, si sa, sono come dei veri e propri drogati: tagli alla spesa, spending review, privatizzazioni, ecc. Più ottengono più chiedono. 
Eppure il Presidente del Consiglio made in Goldman Sachs ritiene di aver portato a termine tutto quanto lor signori gli chiedevano...proprio come avrebbe fatto un maitre di alta classe.

Pareggio di Bilancio fissato per il 2013, Riforma delle pensioni e, soprattutto del mercato del Lavoro, liberalizzazioni, semplificazioni, velocizzazzioni ecc. Che cosa vogliono di più?

A quanto pare, spread a parte, i mercati vorrebbero un'assicurazione sulla stabilità futura. Tradotto in parole semplici significa assicurare continuità al governo Monti. O un "Monti-bis" o un altro clone made in Bruxelles. Anche perchè - dicono - c'è in gioco il futuro dell'Italia .

Ma, a ben vedere, non è poi così sicuro che Mario abbia fatto per bene i compiti a casa. 
Per esempio. L'obiettivo dichiarato del pareggio di Bilancio non sarà raggiunto per via della spesa per interessi.  Bankitalia, comprendendo lo sforzo del camerier Mario, sostiene che la situazione non sarebbe quella che è se, sul gravoso debito, non avessero pesato ulteriormente gli aiuti alla Grecia e alla Spagna, per non parlare di quelli sommersi verso le imprese creditrici e finanche quelli mascherati dai comuni e dalle regioni del Sud-Italia. Per questi ed altri motivi, i poteri forti, pur riconoscendo lo sforzo fatto dal Presidente del Consiglio, chiedono di più al popolo italiano.
Inoltre, come se non bastasse, c'è da rimettere in moto la "crescita".  E per questo motivo la Cancelliera ha motivo di credere che le supposte fiscali non basteranno: occorrerà far ricorso ad una cura più veloce ed efficace.
© ♔Pier Luigi

domenica 24 giugno 2012

Sovranità o Stato di diritto?

Premessa

A chi, oggi, si trovi ad esaminare il problema della sovranità, viene subito in mente il fatto che, fino a pochi lustri or sono, di sovranità non si parlava affatto o, se lo si faceva, ciò avveniva all'interno di minuscole conventicole di estremisti. Oggi, viceversa, tutti parlano di sovranità: sovranità perduta, sovranità da riacquistare e chi più ne ha più ne metta.. D'altra parte la sovranità si estrinseca in diverse modalità, per cui si parla di sovranità territoriale, sovranità nazionale e di sovranità monetaria. La sovranità, insomma, assomiglia sempre più ad un ingrediente indispensabile per qualsiasi ricetta da proporre. Perché?
Indubbiamente le risposte sono parecchie. Ma, a questo punto, dato che anche il sottoscritto ha usato sovente il termine di "sovranità" è d'uopo suggerire alcune riflessioni nello specifico.

L'origine del termine

Ora, senza voler ripetere cose trite e ritrite, occorre riflettere su alcune cose: la prima è di carattere lessicale. Il termine nasce quando l'Europa sembrava sprofondare nelle guerre di religione e le società europee si sentivano in pericolo. Una serie di personaggi da Thomas Hobbes ai giuristi francesi  inventarono un'ideologia che offriva su di un piatto d'argento la soluzione al problema: la sovranità. Tale soluzione si contrapponeva alla dimensione politica e culturale del tempo e metteva fine giuridicamente alle guerre di religione; poiché riconosceva il principio secondo cui non vi era altra autorità superiore a quella del re. Infatti, il concetto di sovranità rompe un paradigma del cristianesimo: l'uguaglianza. San Paolo asseriva che con la venuta del Cristo non vi è più il greco, il dalmata, lo schiavo, l'uomo o la donna.  La sovranità invece riaggancia la religione allo Stato secondo il noto assioma cuius regio,  eius religio.
In questo preciso ambito occorre evidenziare che la sovranità non eliminava ciò che già esisteva prima e, cioè, la sudditanza. Anzi, il predetto legame ne esce indubbiamente rafforzato, in quanto non vi può essere sovranità senza sudditanza. Con la creazione dell'idea di sovranità, dunque, non si fa un passo avanti per i sudditi; gli si chiarisce solo la posizione che essi occupano e dunque anche i diritti di cui implicitamente godono. Il concetto di sovranità viene messo in discussione con la Rivoluzione francese, quando i sudditi imbracciano le armi contro il Sovrano e diventano cittadini. In pratica la sovranità finisce quando (seppure sulla carta) inizia lo stato di diritto, dove tutti i cittadini diventano uguali davanti alla legge, sovrano compreso. 
In definitiva, il termine "sovranità" è adesso adoperato in modo ambiguo, senza alcun legame con l'etimo originario di cui è partecipe, per acquisire i significati più diversi, estranei all'etimo stesso; ragion per cui oggi, a rigor di logica, si dovrebbe parlare di perdita di cittadinanza, non di sovranità. Qualcuno potrebbe eccepire che in sostanza si tratta della medesima cosa... Non è così: la sovranità degrada la persona, libera ed indipendente, al rango di suddito, quindi si trova su di un altro livello qualitativo. Ciò non toglie che il suddito possa vivere meglio del cittadino, ricevendo protezione ed assistenza da parte del sovrano. Ma ciò evidentemente non per un diritto che si stabilisce all'atto della nascita dell'individuo, ma per un tacito patto stabilito  fra il sovrano ed il suddito. Un patto stabilito entro limiti gerarchici e perciò stesso codificato in un regime di dipendenza. Infatti, il sovrano potrebbe non essere sempre magnanimo e relegare il suddito ad un livello ancor più basso di quello che ricopre normalmente.
Forse non esagero se nell'indicare uno dei più grandi fautori della sovranità citerò Joseph De Maistre, il quale visse con profonda angoscia la crisi della sovranità, scaturita dalla Rivoluzione francese.  Costui vedeva nella crisi della sovranità  il dispiegarsi di tutta la potenza del maligno. Successivamente, sulla riflessione di De Maistre, secondo cui  "sovrano è chi prende l'ultima  e inappellabile decisione" si è inserito il pensiero di un grande giuspubblicista del XX secolo, Carl  Schmitt, il quale sosteneva che è sovrano chi decide sullo stato di eccezione. I tratti salienti della sovranità sono dunque l'unità e l'indivisibilità.  Oggi verrebbe da chiedersi qual è il volto di chi decide sullo stato d'eccezione? Qual è il volto a cui spetta la "decisione ultima ed inappellabile"?  Stando alle carte l'ultimo sovrano esistente è il Papa. Infatti lo statuto della città del Vaticano all'art. 1 così recita:
"Il sommo pontefice, sovrano della città dello Stato del Vaticano, ha la pienezza dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario". 
Ma basta dare un'occhiata alle cronache odierne per accorgersi che anche questa sovranità è solo apparente, fittizia.A ben vedere, dunque, non siamo in presenza di una crisi di sovranità, poiché la sovranità vive bene laddove vi sono sudditi, e qui di sudditi ve ne son parecchi. Qui siamo in presenza invece - se vogliamo rimanere fedele all'etimo del termine - ad una crisi dello Stato di diritto.

La società dei consumi

L'enorme impatto dei mezzi di comunicazione di massa, il ruolo invasivo della pubblicità e della televisione hanno a contribuito a determinare una certa uniformità degli stili di vita. Oggigiorno il consumo  non ha come unico fine la soddisfazione dei bisogni, esso possiede  altri significati: l’affermazione di una posizione sociale  in base a ciò che si consuma, il gusto della «gratuità» (desiderio di oggetti inutili) o, per alcuni sociologi, l’appagamento di un’insoddisfazione latente. Comunque sia, alcuni consumi hanno un carattere discriminante, nella misura in cui, per un certo periodo, essi rimangono appannaggio esclusivo di una stretta cerchia di persone. Il progresso tecnologico fa poi in modo che tali consumi vengono estesi alla masse e una volta generalizzati, vengono immediatamente sostituiti da altri più costosi ed inaccessibili nel loro ruolo di status symbol.  Ora sarebbe una perdita di tempo elencare i consumi che nei vari lustri si sono avvicendati  nel giocare questo ruolo.
In effetti, dopo aver ottenuto l'indispensabile  attraverso lo sfruttamento intensivo dell'agricoltura e dell'industria vi è tutta una serie di inutili mercanzie che hanno fatto si che il cittadino si trasformasse - gradualmente ma inesorabilmente - da produttore in consumatore. Questa trasformazione ha permesso che il cittadino fosse sempre più dipendente dai prodotti industriali, tanto da uniformare la sua vita ad essi.
Il cittadino, in effetti, si è trasformato da produttore in consumatore e nella sua parossistica ricerca di  merce da consumare ha finito per consumare persino i diritti di cui era titolare. In tal modo è retrocesso, senza saperlo, al rango di suddito, perdendo persino quelle peculiarità che almeno il sovrano gli garantiva: protezione e un certo grado di benessere proporzionale al suo stato.
Tornando al problema della sovranità, si può ben dire che essa è un falso problema. La  maggior parte della gente non sa cosa farsene della sovranità se ha necessità di procurarsi un lavoro e non ha di cosa vivere! D'altro canto l'estrema difficoltà nel procurarsi l'indispensabile rende il cittadino non suddito ma schiavo, poiché deve accettare obtorto collo ciò che gli viene imposto dal sistema senza se e senza ma! Intanto i nostri  governanti si dimostrano ogni giorno che passa incapaci di governare la cosa pubblica tanto che sono stati sostituiti da politici tecnocratici che stanno facendo il lavoro sporco con il loro implicito avallo. In questo ambaradan politico-istituzionale, dove la finanza ha sostituito in tutto e per tutto la politica, sorge spontanea la domanda: che fine ha fatto lo stato di diritto?
Dunque, da questo semplice ragionamento logico, appare chiaro che è la cittadinanza ad innervare lo stato di diritto, non la sovranità che invece attiene al sovrano (che può benissimo essere consustanziale ai poteri forti).


Pregiudizi e Antagonismo facile

Anche per ciò che concerne questi  poteri, occorre fare qualche precisazione che aiuta a liberarsi del sofisma antagonista, basato massimamente su illazioni e dunque poco attendibile sotto il profilo logico. Il nostro "ragionamento" è viziato dal pregiudizio, ossia dal fatto che abbiamo sempre accostato i poteri forti, le banche, le multinazionali ecc. ad un grande moloch intangibile da cui scaturirebbero tutti i mali del mondo. Ora, senza voler prendere le difese di alcuno e tantomeno dei poteri forti ( che sono vivi e vegeti e agiscono di conseguenza), si può serenamente affermare che  - allo stato dei fatti - siamo noi, con le nostre scelte effettuate ogni giorno (voto, consumi, stile di vita, ecc.) a determinare lo stato di cose in cui viviamo.
Anche l'idea di Stato come ente unico che garantisce il lavoro, la pensione e la salute, è un'idea massimamente in via di estinzione, che non corrisponde più alla realtà che ci circonda.  Ed anche questo dipende in massima parte dalle nostre scelte. Vi sono per esempio vastissime zone del mondo dove queste funzioni sono diversamente garantite. Per inciso: il pensionato nord-americano che affida i suoi risparmi di lavoro ad un fondo pensione vorrà - attraverso la sua delega - ottenere il massimo profitto; e, pertanto, non si curerà di come l'affidatario dei suoi risparmi li impiegherà... l'importante è il risultato l’ammontare della pensione... Allo stesso modo se tutti smettessimo di comprare l'iPhone, dubito che la Apple registrerebbe gli utili che fa adesso e magari sarebbe costretta a chiudere.
Questa spinta centrifuga è ingenerata anche da coloro che, in un modo o nell'altro, adesso invocano una maggiore sovranità. In parole povere: siamo noi, attraverso le nostre scelte irresponsabili  (consapevoli o inconsapevoli), che decidiamo (che ne so) se la Fiat o un'altra azienda italiana debba fallire o trovare altri mercati ove collocarsi meglio... quando decidiamo di acquistare una macchina tedesca piuttosto che una italiana... Questo vale in maniera indiretta e immediata ma sostanzialmente, anche per la finanza,che non è solamente una entità astratta, intangibile...indistruttibile.
Il risparmiatore che affida ad un terzo soggetto i risparmi che ha accumulato in una vita di lavoro, gli fornisce contemporaneamente anche una delega...Ciò significa che il proprietario della delega è autorizzato a fare esclusivamente l'interesse del delegante, ragion per cui un Fondo sovrano straniero potrebbe, paradossalmente, sfavorire il paese del delegante... E ancora: il caso di  alcuni cittadini italiani hanno sottoscritto BTP greci. Da questa semplice constatazione emerge il fatto incontrovertibile secondo cui noi siamo responsabili di tale perdita di sovranità…

I poteri forti

Esistono nuovi soggetti che sono i veri detentori della sovranità: i Fondi sovrani, i Fondi Pensione, le grandi banche d'affari e le agenzie di rating.  Questi operatori globali riescono a spostare ingenti masse di capitali tra i vari mercati con estrema facilità ed con ancor maggiore tempestività. Costoro esprimono la loro volontà attraverso le cosiddette "scelte di portafoglio", cioè scelte di allocazione di questi capitali.
Quindi - sintetizzando - esiste molto genericamente un nuovo soggetto politico, astrattamente definito, come "mercati finanziari internazionali" o, più brevemente, "mercati", i quali attraverso le loro scelte riescono a condizionare la vita quotidiana di ognuno di noi. Per questo si dice che i "mercati votano ogni giorno" ed anche che sono gli elettori più influenti ed incisivi del mondo globalizzato. Questo è quello che si dice un "fenomeno strutturale", in quanto esso fa parte della nostra quotidianità ed è destinato a rimanere, fin quando non vi sarà un radicale processo di rivoluzione.
Quindi, appare quanto meno impulsiva la scelta antagonista di chi vorrebbe tornare indietro alla propria valuta nazionale senza tener conto delle conseguenze che una tale scelta comporterebbe. In altre parole, Banca d'Italia o BCE non cambia lo stato delle cose, se rimarremo perennemente in balia dei “mercati”.
Naturalmente le scelte effettuate si esprimono attraverso i vari indici borsistici, oppure attraverso gli indici di carattere finanziario, come di recente è accaduto con il famigerato "spread".  Dopo di che, il tutto finisce nei decaloghi degli organismi sovranazionali, per divenire infine  misure ineludibili a cui i “governi nazionali” devono obtorto collo ottemperare. Ho virgolettato la parola “governi”, poiché nella situazione attuale poco rimane agli organi statali, in quanto le decisioni cogenti vengono prese altrove. Oggi allora i veri detentori della sovranità non sono più gli stati. Nella storia si registrano sicuramente altri episodi in cui gli stati sovrani  sono stati privati della sovranità: sono le cosiddette “repubbliche delle Banane”, coloro i quali si sono recati con il cappello in mano a piatire un  prestito al FMI. E fra questi, in tempi relativamente recenti, anche l’Italia. Si ricordi l’episodio dello “shock petrolifero”. Ma un tempo, per gli stati più forti il fenomeno era quanto meno reversibile, temporaneo. Invece, ad un livello più cogente, colpiva solo gli stati con un basso livello di sviluppo (le cosiddette repubbliche delle banane). Viceversa, oggi il fenomeno è diventato strutturale e riguarda tutti i paesi, nessuno escluso. Perché? Evidentemente, però, se tutti sono condizionabili (Francia e Germania incluse) ve ne sono altri (come l’Italia) particolarmente vulnerabili. E perché siamo particolarmente vulnerabili? Semplice: perché abbiamo accumulato un ingente debito pubblico che in questo caso viene chiamato  debito sovrano e quindi abbiamo bisogno di rifinanziare questo debito…  E perché abbiamo accumulato questo enorme debito pubblico? I complottisti del signoraggio bancario risponderanno che esso si ingenera per via di un crudele meccanismo di usura (grande usura) che indebita la maggioranza della popolazione planetaria ogni qual volta lo stato abbia esisgenza di liquidità, La realtà è alquanto diversa, poichè lo Stato prima spende e poi si indebita, in quanto ha speso più di quanto ha incassato.

Conclusioni

Ora, senza operare altre digressioni, mi  avvio alla conclusione. Esiste un gap spaventoso fra i processi decisionali presi dai vertici delle forze politiche sovranazionali e quanto attiene al pensiero popolare e nazionale. Solo adesso, in piena crisi, i “cittadini” avvertono i pericolo incombente sulle loro teste. E questo pericolo è una vera e propria spada di Damocle che incombe su tutta l'Europa. L’idea che la sovranità si sia trasferita a Wall Street coincide con il fatto che ci vengano imposte dall’alto delle prescrizioni di severa austerità, volte unicamente a raggranellare quanto più è possibile. L’austerità è un processo di recessione, non dettata da uno Stato sovrano ma da enti sovrannazionali che rispondono ai diktat dei poteri forti. Sta a noi, dunque, decidere ed invertire il senso di marcia. Indubbiamente oggi c’è una maggiore percezione sociale del problema. Ma non ancora l’esatta consapevolezza. Un problema che è apparentemente semplice ma che, a ben guardare, è assai complesso. Non è tanto un problema di sovranità nazionale, visto che ampie quote di sovranità sono state svendute nel tempo (dal dopoguerra ad oggi) in cambio della pace sociale e politica. I governi che si sono succeduti durante più di mezzo secondo sono stati “costretti” – in un certo senso – a pompare il debito pubblico per mantenere fede agli equilibri di Yalta e a garantire quindi la pace  sociale. Basti ricordare – per inciso - che alle amministrative del 1975 il PCI superò la DC. Se il medesimo risultato si fosse ripetuto un anno dopo alle elezioni politiche, probabilmente i patti sottoscritti a Yalta sarebbero stati stracciati. C’è una correlazione diretta, dunque, fra l’esigenza di mantenere la pace sociale e l’aumento del debito pubblico.
E, allora, in questa ottica, sarà gioco facile per l’informazione convincere l’opinione pubblica  che se c’è un debito  è dunque necessario onorarlo. Questo è facile da capire, come il fatto che se non  paghi il mutuo la banca si prenderà la tua casa. Ma il punto, forse, è proprio questo… A buon intenditore, poche parole.
© ♕Pier Luigi

sabato 3 marzo 2012

Domande sbagliate

Siamo arrivati, nostro malgrado, a 150 anni di vita nazionale. Viviamo in un mondo dove la democrazia è stata - di fatto - sospesa.  I poteri dei parlamenti nazionali, eletti dal popolo, sono stati esautorati e condannati all'immobilità, sia a livello nazionale sia a livello europeo. La sovranità popolare è stata umiliata ed infine affossata nel silenzio-assenso di tutte le principali forze politiche che, in un modo o nell’altro, appoggiano i governi tecnici.  Queste ultime si limitano ormai a dire si o no, attraverso un patetico voto di fiducia. Più si che no, a dire la verità. Nell'agenda della politica spiccano solo note di mera sopravvivenza, nessuna però di interesse generale. In particolare, le agende dei politici sono finite nelle mani dei "tecnici" che le gestiscono in funzione dei "mercati" e del potere bancario internazionale, in totale spregio del popolo sovrano. In questo  clima opaco  l'annosa "questione meridionale" - che nasce dopo l'unità d'Italia, insieme con l’emigrazione - è addirittura scomparsa dall'agenda. Ma oggi non possiamo - irresponsabilmente - dare ancora la colpa al Nord predatore, ai Savoia che non ci sono più. Oggi non abbiamo più alibi.
La sofferenza della nostra terra non si fermerà, poiché peggio vanno le cose qui, meglio vanno per i poteri forti. L’estrema inefficienza del sistema politico italiano non è frutto del caso: è un atto consapevole volto a consolidare il potere dell’oligarchia finanziaria. Mantenere il Sud arretrato e ignorante fornisce un pretesto alle banche per esigere un maggior prelievo fiscale dallo Stato.  Ci fanno credere che abbiamo speso più di quanto guadagnavamo. E' falso. Gli unici che hanno dissipato le casse statali sono i politici e i funzionari corrotti. Noi abbiamo preso quanto era necessario per vivere. Certo, il Sistema per legittimare i suoi sprechi, ha lasciato cadere le briciole dalla tavola e ha lanciato le ossa ai "cani". Ma si tratta, appunto, di briciole.
Ci siamo adeguati.  Proviamo a pensarci: guardiamo ciò che il Sistema ci propone attraverso la TV-spazzatura, ascoltiamo i canti cacofonici ed i rumori assordanti delle discoteche. Mangiamo ciò che il "sistema" pubblicizza e mette in vendita; persino nelle campagne sperdute del Sud, dove la refrattarietà ai supermercati era più forte, ci si è lentamente adeguati. D’altra parte produrre in proprio il fabbisogno in cibo non è più conveniente. "E' antieconomico": Così ci viene sovente ripetuto. Ed è vero poichè la governance ha fatto in modo che lo fosse. Per non parlare poi di tutte quelle norme inventate di sana pianta a Bruxelles che hanno reso impossibile anche l’allevamento di  piccoli animali da cortile. Chi ha permesso tutto ciò? "I politici" - direte voi. Allora è d'uopo proporre altre domande:
  1.  Chi ha eletto i rappresentanti del nostro territorio negli ultimi venti anni? 
  2. Come mai i nostri genitori con un solo stipendio riuscivano a mantenere una famiglia con due o tre  figli a carico, mentre adesso con un solo stipendio si riesce a malapena a vivere da soli? Eppure attraverso il progresso tecnologico è aumentato anche il prodotto individuale lavorativo. La tecnologia informatica ne da una dimostrazione evidente.
  3. Perché, ad un aumento della produttività, non viene corrisposto un aumento del salario individuale? In altre parole, dove è andato a finire il nostro potere di acquisto? 
Per rispondere a tutte queste domande occorre fare un passo indietro.
La tanto sbandierata globalizzazione ha portato più svantaggi che effettive occasioni di sviluppo. Dietro il falso mito della libera circolazione dei beni, delle persone e dei capitali si è celata una trappola gigantesca.  Fino a poco tempo fa pensare solamente di contraddire questo modo di intendere la vita  era praticamente impossibile. Si veniva tacciati di passatismo, di conservatorismo, di arretratezza culturale e perfino di essere d’intralcio al progresso scientifico. La globalizzazione assume una valenza strategica per il capitalismo nella fase attuale. Essa consiste prevalentemente nel dividere la catena di produzione tra Paesi diversi, localizzando ogni sua fase nel mercato che offre maggiori vantaggi. Per tal via si sceglierà un determinato paese dove è possibile reclutare manodopera a basso costo, un altro dove è possibile trovare le materie prime ed anche inquinare senza incorrere in una legislazione troppo sfavorevole, un altro dove commerciare il prodotto finito, ecc. In altre parole, il ciclo produttivo non è portato a compimento in un solo Paese, ma  in Paesi diversi. Tale strategia è imposta dalla concorrenza, pena il fallimento di una determinata società. Una strategia aziendale di questo tipo, per essere praticabile, presuppone la libera circolazione di merci, capitali e lavoratori. Infatti, se uno Stato limitasse l'import-export di determinati beni o i flussi di capitale, non potrebbe attuarsi alcuna globalizzazione. Ecco il motivo per cui qualunque forma di governo autoritario di destra o di sinistra viene  messo  all’indice. Altro suo presupposto (mai enunciato) è la povertà. Infatti, se non ci fossero Paesi dove sia possibile reclutare manovalanza a basso costo o dove vigesse  l’inamovibilità del posto di lavoro, non potrebbe esservi alcuna globalizzazione. E' evidente che tale modello di sviluppo è altamente penalizzante e non riduce la povertà nel mondo, come i suoi sostenitori vorrebbero farci credere, perchè si fonda proprio sul sottosviluppo, cioè sull'ineguale remunerazione dei fattori produttivi tra diverse aree geografiche. Viceversa esso tende a perpetuare l’arretratezza, al fine di garantire alle aziende globalizzate sempre maggiori utili.
Tuttavia la globalizzazione non è che un aspetto di un’ideologia assai più ampia: il mondialismo. Tale termine indica un modello di sistema economico e sociale basato, oltre che sulla mondializzazione del conflitto di concorrenza, anche sulla diffusione planetaria di modelli di consumo e valori omogenei. Non caratterizza soltanto l'organizzazione aziendale, ma pervade il costume, la società, la politica, l'etica, la religione. Il mondialismo, di cui parlerò più ampiamente in altro post, è il credo praticato dalla Trilateral Commission di cui fa parte anche il nostro presidente del Consiglio.
Attualmente, la politica vive una fase molto oscura, in quanto essa stessa subisce di continuo i ricatti del potere economico e, soprattutto,  finanziario. Non è europeismo mettersi in coda come pecore da tosare al cospetto del Pastore teutonico. La politica suicida che viene perseguita oggi, dietro diktat teutonico, porterà in Europa la più grave recessione che la storia umana abbia mai conosciuto. Il pareggio di bilancio è una regola aurea solo quando la spesa pubblica è assai contenuta. Nel nostro caso, a fronte di una spesa pubblica che supera il 50% del PIL, non è affatto consigliabile. Oggi registriamo un rapporto fra spesa pubblica e Prodotto interno lordo del 54%. Pareggiare il bilancio al 54% significa in poche parole che la pressione tributaria media sarà del 54%, il che significa che redditi inferiori alla media sopporteranno oneri non inferiori al 30-40%, e quelli superiori alla media arriveranno addirittura all' 80 o al 90%. Possono ancora sopravvivere le piccole e medie imprese in Italia? Questo è quanto il governo tecnico, sostenuto da larghe intese, sta facendo  in Italia fra l’osanna generale di maggioranza e opposizione.
Questo è quanto - attraverso il "Fiscal Compact" -  si vuole imporre a tutta l'Europa. L'euro, per esempio, è gestito direttamente dalla BCE che non gode di alcun controllo democratico. La BCE, come la Banca d'Italia prima, non deve rispondere ad alcun organismo di controllo. Essa è controllata dalle Banche medesime che ne possiedono le quote di partecipazione. Le stesse banche che avrebbero dovuto vigilare sui bond argentini, ad esempio.  Le nostre aziende (piccole e medie) registrano un mancato aumento degli utili dovuto per lo più alla crescita esponenziale degli interessi passivi e delle tasse (cuneo fiscale). La maggior parte del reddito pro-capite viene espropriato dallo stato per pagare il costo degli interessi passivi sul debito pubblico. Poiché la quantità di debito aumenta in modo esponenziale rispetto alla massa di liquidità circolante, si produce una sorta di rarefazione monetaria, per cui si ha la "domanda" ma non il valsente con cui pagare la domanda. In questo momento si registra una netta diminuzione del risparmio e, di rimando, si assiste ad un aumento di richiesta di credito che, però, non viene concesso. E' il cosiddetto "Credit Crunch", noto in lingua indigena come "stretta creditizia". Ciò avviene perché le maggior parte della gente ha perso il potere d’acquisto, attraverso l’aumento e l’imposizione di nuove tasse. Alla richiesta di delucidazioni,  i poteri locali preposti alla riscossione o eviteranno di rispondere o lo faranno sempre in modo evasivo. Ciò non lo si deve attribuire ad una loro eventuale malafede (che talora può anche esservi), ma, più propriamente, ad un progressivo svuotamento del loro potere intrinseco.
I “più” vi risponderanno che deve decidere il libero mercato.

La dittatura del “libero mercato.


Il libero mercato è un mito: non esiste. Esiste, invece, il cartello bancario composto dalle banche centrali e dalle banche commerciali. Costoro sono l’unica fonte di emissione di credito e di denaro. Attraverso l’esercizio di questo vero e proprio monopolio dell’usura, la quantità di circolante viene ristretta od espansa (a seconda dei casi)  a tutto vantaggio dei potentati finanziari (poteri forti). 
Coì muore la libertà: fra scroscianti applausi…
I mass-media asserviti al Sistema, quando indagano, fanno sempre le domande sbagliate, per tal via si ottengono sempre risposte inutili. Infatti se si continuano a porre le domande sbagliate non ci si deve giocoforza preoccupare delle risposte. Ed è ciò che avviene nell'andirivieni giornalistico della politica politicante, che dice tutto e niente.
Per essere onesti le brutte storie di male amministrazione e quelle di Berlusconi non servono a capire come vanno le cose nella realtà. Anzi, esse rappresentano dei veri e propri strumenti di distrazione di massa. Ciò perché i comportamenti razionali nell'uomo non rappresentano la regola ma, semmai, l'eccezione.  E i giornali assecondano questa tendenza. Tanto per fare  un esempio, invece di battere il tasto sulla (pur giusta) richiesta di diminuire il numero dei parlamentari, bisognerebbe far luce sulla modifica dei regolamenti parlamentari che hanno ridotto il parlamento ad un mero strumento di validazione di decisioni prese altrove.
Su “la Repubblica” di ieri viene riportata la notizia secondo cui i disoccupati sarebbero arrivati a due milioni e trecentomila. In un anno ci sarebbero stati  trecentomila disoccupati in più, a fronte di appena diciotto mila nuovi occupati. Un divario che la dice lunga sulla mancanza di lavoro in Italia.  Non dimentichiamo che non fu tanto l'iperinflazione creatasi nella Repubblica Weimar a portare Hitler a surclassare tutti i suoi diretti concorrenti (comunisti compresi) e ad arrivare al potere in modo assolutamente democratico ma fu la disoccupazione pressoché totale che regnava allora in Germania a determinare quel successo.
Cominciamo allora a trarre qualche conclusione: fin tanto che non ci saranno gli Stati Uniti d'Europa nessuno ci può obbligare a seguire un trend così distruttivo per la nostra economia. Viceversa, è assai sbagliato pensare di poter fare marcia indietro e tornare al vecchio modello dello Stato-nazione, scaturito dalla Rivoluzione Francese.  Uno Stato siffatto  - fallimentare sin dalla nascita - non conterebbe un fico secco, nell'economia mondiale.
Persino la Germania, la Francia o la Gran Bretagna, prese singolarmente, non potrebbero minimamente pensare di poter concorrere con paesi come la Cina, l'India, o gli Stati Uniti d'America. Pensare dunque di uscire dall'euro e ritornare alle monete nazionali è solo un falso miraggio.

Ma cosa ha determinato questo stato di cose così disastroso?   Torniamo ai giorni nostri.
Tutto nasce da un errore clamoroso, apparentemente solo tecnico, che ha avuto delle conseguenze economiche e politiche sconvolgente per l'occidente: Stati Uniti d'America ed Europa messi insieme. 
  1. aver permesso alla Cina di entrare del W.T.O. con la pia illusione di allargare il mercato a milioni di persone. E questo poteva anche essere positivo se la Cina fosse stato un paese di consumatori e non principalmente di produttori. Per questo bisognava non concedere  il "pacchetto complessivo" ma, al limite, dare accesso solo ad una fetta del mercato e, in particolare, quello degli scambi commerciali.
  2. la miopia yankee e la proverbiale stupidità dei governanti europei. Si è concesso alla Cina il privilegio assoluto di decidere politicamente ogni giorno quale deve essere il valore della loro valuta.  In altre parole invece di dire: "Vuoi entrare nel commercio mondiale? Bene.  Allora devi lasciar "fluttuare" il valore monetario dello Yuan, così come accade per tutti gli altri paesi.  In altre parole si è concesso l'enorme privilegio alla Cina di sfruttare il vantaggio del mercato mondiale, ma, al contempo, di evitare l'enorme disastro di essere attenzionata dai mercati finanziari, attraverso speculazioni monetarie sulla valuta e quant'altro.
I Cinesi, d'altronde, hanno una cultura millenaria quanto la nostra, e non sono affatto degli sprovveduti.  Anzi, sono piuttosto furbi. Cosa hanno combinato immediatamente? Essi si sono agganciati al dollaro (peg the dollars) e g li Stati Uniti hanno pensato che svalutando il dollaro potessero riequilibrare il loro eccesso di consumo, e stimarono che il dollaro arrivasse a 1,80 - 1,90 sull''euro! Chiunque di buon senso può immaginare le conseguenze esplosive di questa sciocchezza. Il paradosso è che in queste condizioni di squilibrio reale, dove la crisi speculativa si è abilmente inserita, si è continuato a consumare insensatamente, illudendo la gente di poterlo fare. La radice reale sta nel fatto che i nostri soldi  (euro e dollari) vanno in Cina per acquistare merci (700-800 miliardi di dollari all'anno). I cinesi (furbi) che invece al loro interno mantengono un'economia eterodiretta (altro che libero-mercato) risparmiano i nostri soldi e, successivamente, dopo averli investiti e fatti fruttare, tornano da noi per comprarci. “Cosa comprano?” -  direte voi? Certamente non i giocattoli di cui dispongono in larga quantità. Comprano aziende, Titoli di stato, infrastrutture ecc. Essi hanno infatti comprato il porto di Barcellona, ossia uno snodo logistico. Il tutto  nel silenzio assoluto dell'Occidente.
Ancora. Gli Stati Uniti d'Europa, alla luce di quanto appena esposto,  sono l'unica speranza di poter contare a livello mondiale.  Ma non con questo mefitico modello di sviluppo. Non seguendo i diktat della BCE.
Ogni 10 centesimi  del cambio Euro - Dollaro (siccome lo Yuan è collegato al dollaro) significa (per l'Europa della zona euro) mezzo punto di crescita in meno a parità di riforme strutturali!
In questi dieci anni, attraverso questo mefitico meccanismo, l'Europa ha perso ben il 20 % del PIL! Siamo ad un livello di prodotto interno lordo che è il 20% in meno (a parità di condizioni strutturali) dovuto esclusivamente a questo peccato originale. In questo paradosso c'è stato un arbitro che ha giocato sporco e ha arbitrato in modo truffaldino. Questo arbitro sono le grandi banche coadiuvate dalle agenzie di rating. Costoro hanno creato la Bolla finanziaria servendosi di questo reale squilibrio, hanno creato denaro con un tratto di penna, al prezzo della carta, determinando un impoverimento generale della classe media (che sta arretrando vistosamente) e abbiamo assistito alla più grande sperequazione tra ricchezza e povertà.  E alla fine, beffa delle beffe,  con i soldi dei cittadini si è dovuto pure salvare le banche. Si assistito dunque alla colonizzazione finanziaria straniera che ha comprato Bot e titoli di stato.
La differenza principale  tra la democrazia e la dittatura non consiste nella mancanza del voto, ma cosa determina praticamente il voto del cittadino. E cioè chi mi rappresenta in Parlamento e chi mi governa. Se il cittadino non può decidere queste due cose, votare è praticamente inutile. E se nella prima repubblica era almeno possibile scegliere chi mi rappresentava non era però possibile scegliere il governo. Adesso avviene esattamente il contrario. Ma la sostanza non cambia: il popolo viene gabbato due volte. Con l'illusione di decidere e con l'espropriazione della sua sovranità.
L'Europa ha dichiarato il default della Grecia già un anno e mezzo fa. Ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo, o di scriverlo,  tanto meno il circuito mas-mediatico di cui parlavo pocanzi. Ancora oggi si parla di salvare la Grecia. Ma con quale barbaro coraggio? Si sostiene che i greci, all'atto di entrare nell'eurozona, abbiano falsificato i bilanci. Allora, se questo è vero, bisognerebbe chiedere alla BCE: chi ha controllato?
Allora, delle due l'una. Tertium non datur. O chi ha controllato non è stato in grado di fare bene il suo lavoro e, in tal caso, è meglio che si tolga di torno; oppure, se sapeva, era consenziente, quindi peggio. Scelgano lor signori quale delle due soluzioni vogliono fare propria. In ogni caso, l'UE, così come è stata creata, è un cattivo affare.