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mercoledì 23 novembre 2011

Back run

Giorno dopo giorno i mercati continuano a scommettere e le risposte continuano a mancare. In questo tragico quadro lo spread è tuttora in salita. Anche questo non aiuta il governo. Il permanere della difficile situazione finanziaria ha rafforzato le tesi di coloro che non vedevano di buon occhio il governo tecnico e il commissariamento della democrazia.  Ieri la Spagna ha smaltito la sbornia post-elettorale e la corsa ai depositi bancari è già incominciata. I bonos a tre mesi avevano 5,22 di punti in più da pagare rispetto a quelli tedeschi. In Grecia il ritiro dei depositi dalle banche commerciali è arrivato a circa un quarto del totale dei depositi nell’ultimo anno. Ma anche le altre Banche europee e soprattutto quelle tedesche registrano un calo sui depositi. Per UniCredit i depositi sarebbero diminuiti del 10% e Banca intesa avrebbe visto addirittura una diminuzione del 16 %.   E il Belgio, tanto per cambiare,  si aggiunge nella danza dello Spread. Da Barroso a SarKozy tutti vogliono i soldi tedeschi.
Nella vita quotidiana come reagisce l’italiano medio? L’immagine del Paese è quella di una Bisanzio decadente. I consumi si sono notevolmente ridotti. La gente comincia a rendersi conto della portata della crisi e si rinchiude in casa, pensando alla famiglia, a difendere ciò che si a più a cuore.
Le difficoltà oggettive che Monti deve affrontare sono dunque enormi. I sacrifici in arrivo saranno difficili da digerire. E’ evidente che non esistono ricette miracolose. Ma è altrettanto evidente che queste non siano affatto risolutive se non si prenderanno in considerazione quelle che andranno a destrutturare l’intero sistema, rimuovendo le sacche di inefficienza e innalzando il livello dell’occupazione giovanile. Quest’ultima langue da troppo tempo e se non verranno presi dei provvedimenti all’altezza della situazione c’è il rischio specifico che la situazione prenda una piega davvero irreversibile, con conseguenze disastrose per tutti.
Intanto arriva il BTP-day…. e incomincia la truffa dell’oro alla patria…
© ♕Pier Luigi

sabato 19 novembre 2011

La nuova fase

Finalmente è calato il sipario sulle frivolezze italiche. Questa è l’unica nota gradevole. Il resto  si preannuncia come un concerto di note dolenti, a cominciare dall’Ici sulla prima casa. Intanto, i politicanti italiani, dopo le impertinenti incursioni giornalistiche che avevano messo a nudo la loro ignoranza in fatto di economia e finanza, sono alle prese con lo “Spread”, non per risolverlo, ma per imparare cosa sia, ovviamente… del resto come potrebbero risolvere qualcosa? Non hanno saputo far nulla per diciassette anni, a parte dire “si”, ed oggi sarebbe fin troppo ingeneroso chiedergli altro. All’uopo hanno cominciato a seguire dei corsi accelerati di economia e finanza. C’è da ben sperare, dunque.

A questo proposito, giova segnalare che i rischi di peggioramento per l’economia dell’eurozona sono aumentati, e le banche sono in estrema difficoltà. Da un paese vessato, ingessato in politiche rigoristiche, non ci si può aspettare niente di nuovo; ed è anche irrealistico credere che dopo la “cura Monti” vi sarà una rapida ripresa economica con una conseguente  crescita delle esportazioni. La globalizzazione dei mercati ha imposto una sonora batosta alla competitività del Paese-Italia che, per via della tassazione sul lavoro e sulle imprese, si trova- di fatto - spiazzato di fronte alle “tigri asiatiche”.  A questo devesi aggiungere la concorrenza sleale che viene fatta ai paesi dell’eurozona, in un contesto così fiacco di domanda mondiale e specialmente europea.

E mentre tutto ciò accade fra gli applausi scroscianti dell’opposizione e i continui ringraziamenti a Napolitano,  cosa pensa il Cavaliere? Ce ne eravamo dimenticati, tutti presi dall’insolvenza degli stati sovrani. Eppure lui, come sempre, è al lavoro.  Nei corridoi di Palazzo Grazioli si mormora che egli stia preparandosi per la campagna elettorale. Sta cercando infatti d’imbellettare il fido Alfano, per prepararlo alla “pugna”.  La tecnica è la tecnica. E, almeno qui. siamo allo stato dell’arte.

Quello che ci manca è una politica realmente popolare. Una politica che restituisca la parola e la moneta al popolo, non a chiacchiere, però. Una politica  che riesca a conferire a questa parola il suo valore semantico più alto, visto che oggi appare del tutto destituita di qualsiasi fondamento.

giovedì 17 novembre 2011

Super Mario

Ci si limita alle reazioni ufficiali, alle cose trite e ritrite, al fatto che il Signor Mario sia l’uomo giusto: prestigio, cultura, autorevolezza, ecc. Tutte chiacchiere che aspettano di trovare una verifica seria nel futuro prossimo.  Vedremo se saprà far uscire dalle secche della crisi il nostro paese. Anche se prima dovrebbe esser chiaro il significato reale della crisi, non il suo pretestuoso ingresso per via d’una strategia speculativa che nulla ha in comune con l’economia reale di questo paese.
Si tratta di un aspetto assai importante che non va affatto sottovalutato, soprattutto adesso, dove le aspettative nei confronti del nuovo governo sono in continua crescita.
Più chiaro sembra invece il piano di qualcosa di premeditato, di lungamente preparato nella "cucina" della UE.
Non a caso il nuovo  capo del governo sa che l'atteggiamento dei partiti è dettato da un mix delicatissimo di utilitarismo e coercizione e se questo equilibrio fra i due componenti si rompe, anche che il suo mandato potrà finire prima del tempo. Sullo sfondo rimane l’amaro in bocca d’ una speculazione finanziaria ancora in atto con un Euro in bilico tra la vita e la morte prematura. Mario Monti è consapevole del fatto che è un emissario, e di come l'Italia sia percepita ed usata dai mercati internazionali come mezzo di ricatto e dalla Ue tenuto come Paese sotto osservazione. La sua è un operazione difficile, ma avrà dalla sua la stampa asservita al potere finanziario globale. E, in tal modo, con i giusti appoggi dovrà convincere l'opinione pubblica italiana che :“abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità”,  (quali?) che è “il momento di farsi «formiche» serie e operose”, e bla bla bla…
Si tacciono i problemi veri, quelli cioè che, invece, sono all’origine del dissesto. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, pena la fine del sistema.
Ad ogni Buon conto se Mister Mario sarà veramente come dicono (Super) dovrà dimostrarlo. E per farlo non serve assecondare i mercati, subendo il loro continuo ricatto. Quello che serve è saper prevedere le loro mosse e anticiparle, insomma. George Soros Docet.

sabato 12 novembre 2011

I signori della moneta e la "cura proibita".

Luca Papademos  e Mario Monti
Non è un caso se Atene e Roma, pur così lontane, siano in realtà vicinissime. Mentre qui si traccheggia per proporre un governo di emergenza guidato dall'economista Mario Monti, ad Atene si trova l'intesa per un governo di "salute pubblica" con a capo Luca Papademos.   Due economisti, dunque.  E se qui lo scandaloso Cavaliere aveva offerto il fianco ai suoi sinistri detrattori per  le sue performances erotiche,   il buon vecchio Papandreu, per converso, era rimasto casto come un amanuense. Indi, a ben vedere, almeno nel caso della Grecia, l'invocazione del governo di salute pubblica è stata quanto meno strumentale. Per non parlare poi del gioco delle tre carte che avviene "normalmente" fra i mercati e politica...
L'uso di termini sanitari è quanto mai appropriato,  ivi compresa la "cura" Anche gli uomini, nemmeno a farlo apposta, sono intercambiabili.  Quella che non cambia, però, è la cura: aumento della pressione fiscale, taglio di beni e servizi pubblici, innalzamento dell'età pensionabile, riforma del mercato del lavoro, ecc. In altre parole, si tratta di varare manovre massimamente antipopolari: le cosiddette manovre "lacrime e sangue". E' l'ennesima solfa che i cosiddetti scienziati della finanza propongono ad ogni ricorso ciclico della crisi. Non è la prima volta e non sarà l'ultima se non si cambia sistema.  Sono almeno venti anni, senza andare troppo indietro nel tempo, che ciò accade.   Tutti ricorderanno la tempesta finanziaria che nel 1992 si abbattè sulle Lire (italiana e britannica) ad opera dello finanziere speculatore filosofo George Soros, a cui fece seguito il famigerato repulisti ordito dai magistrati attraverso Tangentopoli. Per questo ed altro vengono evocati i cosiddetti "governi tecnici", così come si farebbe con un demiurgo in una tragedia greca. Costoro non dovranno dar conto a nessuno, eccezion fatta per i "signori della moneta". Tutti sanno che i debiti con la Bce (che poi sono in gran parte debiti contratti con le banche francesi e, soprattutto, tedesche) non verranno mai onorati. Perché allora vengono sempre concessi? A queste domande non è facile rispondere rimanendo seri e soprattutto sinceri.

Sicuramente un ritorno alla vecchia lira potrebbe risolvere in parte il problema; anche se sarebbe stato meglio rimanere fuori dall'Euro e aspettare almeno che all'unità monetaria fosse affiancata quella politica e, soprattutto, quella economica. E' praticamente impossibile gestire un paese con una moneta unica attraverso distinti debiti pubblici, senza un fondo di garanzia comune e, soprattutto, non tenendo conto che il PIL non potrà mai essere uguale per tutti gli Stati dell'unione.
In altre parole si sarebbero dovuti cambiare i parametri e il sistema.

Nel caso di un ritorno alla moneta nazionale (sia essa dracma o Lira) vi sono diversi fattori che vanno considerati; in quanto adesso, oggettivamente, la situazione è mutata.  I debiti contratti in  euro  diventeranno sicuramente più onerosi  attraverso il ritorno alla moneta nazionale.  E nessuno potrebbe impedire che essi vengano calcolati in euro, in dollari o in altra valuta pregiata. Per evitare una tale nefasta prospettiva  si renderebbe necessario un netto rifiuto di onorare il debito; in quanto sarebbe pressoché impossibile chiedere di rifinanziarlo sui mercati internazionali, attraverso una moneta svalutata. Allora bisognerebbe congelare i conti correnti in gran segreto,  evitare di far conoscere le proprie intenzioni ai banchieri centrali (per questo costoro hanno emissari ovunque!) bloccare qualunque esportazione di valuta all'estero e quindi uscire dalla Unione Europea e ricominciare ad emettere moneta per proprio conto, facendo a meno delle cosiddette Banche Centrali e, soprattutto, dell'emissione di denaro pubblico dietro pagamento di un esoso interesse.

Per questi motivi molti partiti politici giudicano poco conveniente appoggiare un governo tecnico.  Infatti, in tal caso, si sarebbe chiamati a pagarne il prezzo in valuta "elettorale", il che risulterebbe molto sconveniente allorquando il governo tecnico finirà il suo mandato. La fragilità di un ipotetico governo Monti è racchiuso in questi precisi parametri: appeal popolare,  appoggio incondizionato del parlamento, accettazione e della manovre "lacrime e sangue". Costi quel che costi. Di qui discendono tutti gli appelli al rigore, al senso di responsabilità, all'unità nazionale ecc. Sono tutti pretesti utili per creare un salvacondotto alle politiche "lacrime e sangue". Nulla di più.