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mercoledì 15 febbraio 2017
CREAZIONE DELLA MONETA
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domenica 1 giugno 2014
Rivalutazioni fraudolente, falsificazione dei bilanci, occulto contabile
Ormai, di fronte alla lapalissiana indifferenza del popolo bue, i Banchieri hanno le mani completamente libere per fare ciò che più gli aggrada, senza che nessuno osi proferir parola alcuna.
Chi ha seguito i miei Web-logs sa che, viceversa, tutto è stato registrato prontamente, senza acribia, ma col solo scopo di far luce in una materia che, viceversa, risulta assai oscura.
L'unico che ha messo il dito nella piaga è stato - come sempre - l'ottimo Marco Saba che è intervenuto persino presso l'assemblea dei soci Unicredit. Qui, di seguito, lo si può vedere mentre illustra il suo intervento alla trasmissione televisiva su LA7, "la Gabbia".
Ora, senza operare digressioni sul Signoraggio e la Banca d'Italia, che porterebbero il nostro discorso molto più avanti, perdendo però il nucleo centrale del discorso, possiamo dire, senza tema di smentita, che la Rivalutazione delle Quote della Banca d'Italia, appare come il palesamento parziale di una grandissima frode che prima era solo occulta. D'altro canto, questa frode è stata dichiarata tale anche da economisti e giornalisti di settore del tutto avversi alle teorie auritiane sul Signoraggio. Solo chi è "più realista del Re" può avvalorare una simile truffa. Ma, bando alle ciance, e veniamo ai fatti.
Se andiamo a spulciare nei bilanci (falsi), troviamo che i partecipanti al capitale della Banca d'Italia (che sono Società PRIVATE!) hanno dei ricavi annuali.
Fino all'anno scorso, ossia fino al bilancio relativo al 2012, i ricavi scaturivano da un calcolo assai complesso legato alle riserve. Ufficialmente, questi ricavi si aggiravano a più di 70 milioni di € l'anno. In realtà essi possono variare e superare quella cifra.
Con la recente riforma dello Statuto e la sua truffaldina rivalutazione (lo ricordiamo la BANCA d'Italia dovrebbe essere degli italiani non delle Banche private!) è stato stabilito che i partecipanti, oltre a poter detenere quote non superiori al 3% del totale, possano godere al massimo del 6% del capitale! La Misura ha così aperto ad una parziale ufficializzazione dei proventi, suscitando altri dubbi nei benpensanti dell'economia attuale.
In pratica ha scritto: state tranquilli, continuerete ad avere la vostra parte!
Il 30 maggio u.s. è uscita la relazione annuale della Banca d'Italia, a pagina 300 la quota "girata" ai quotisti (che sono dunque azionisti) è di ben 380 milioni di euro.. Non vi è alcuna equivalenza tra i flussi complessivi di dividendi calcolati con i criteri pre e post riforma! Un aumento legale assai cospicuo che non va nella direzione auspicata di un Ente di diritto Pubblico ma che invece dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, che la Banca D'Italia non è un Istituto di Diritto Pubblico, ma un Ente Privato!
Il fatto che i proventi dei partecipanti che prima detenevano le quote di capitale più grandi sono inferiori a prima, è un mascheramento. Infatti, si tratta di un patto scellerato tra Stato e banche che si tradurrà in un ricavo
Nel testo fraudolento attraverso cui il Governatore ha presentato la relazione annuale si legge:
"I risultati dell’esercizio 2013 consentono di sottoporre all’Assemblea una proposta di ripartizione degli utili che, in aggiunta agli accantonamenti al fondo rischi generali, prospetta congrue assegnazioni alle riserve a fronte dei rischi connessi con la crisi".
Ignazio Visco ha trovato così quella che a Napoli chiamano "pezza a colore"!
Il Governatore dovrà spiegarsi meglio per giustificare la sua condotta inadeguata al fine di giustificare l'aumento netto del 550% dei dividendi..
In fin dei conti sarà sempre la Banca Centrale ad avere l'ultima parola sui ricavi da distribuire! In ultima analisi l'ultima parola spetta al Governatore della Banca Centrale, vero e proprio deus ex machina, che deciderà quanto versare agli Istituti di Credito soci della Banca.
Per questo è oppurtuno rimuovere ogni dualismo e assommare i poteri di emissione in capo allo Stato, estromettendo i soci privati dalla gestione della politica monetaria.
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giovedì 29 maggio 2014
IL FALSO IN BILANCIO DELLE BANCHE
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mercoledì 29 gennaio 2014
giovedì 9 gennaio 2014
Interventi a proposito di Banche
Primo intervento del Senatore Domenico Scilipoti
Secondo intervento del Senatore Domenico Scilipoti
martedì 31 dicembre 2013
L'albero della cuccagna e i camerieri dei banchieri
Nell' attuale clima festivo, realtivo al periodo natalizio, non poteva mancare un grosso regalo alle banche private.
Il 23 dicembre u.s. si è tenuta l'assemblea dei soci partecipanti al capitale di Banca d'Italia. In questa seduta la Banca Centrale ha modificato il suo statuto, non aspettando il parere consultivo della BCE, ben sapendo che esistono delle forti perplessità in ambito europeo, in specie da parte della teutonica Bundesbank.
Lo Statuto della Banca è stato modificato sulla falsariga del Decreto Legge varato dal Governo Letta. Questa modifica è stata del tutto irrituale. La Banca, cioè, ha deciso di modificare il suo statuto senza previo esame parlamentare e, soprattutto, senza aspettare il parere consultivo della BCE, pur sapendo che la Bundesbank nutriva dubbi di fondo nel merito di questa insolita trasformazione.
Ora, seppure il capitale fosse fermo al 1936, una rivalutazione delle quote di un Istituto che si fregia dell'aggettivo pubblico (ma che, in effetti, è saldamente detenuto da privati) è una cosa del tutto INAUDITA!
A questo proposito, giova ricordare che la proprietà della banca centrale è al 95% privata, anche se viene faresaicamente definita come Istituto di Diritto Pubblico. Ora, siccome noi siamo obbligati per legge ad accettare l’euro come moneta in corso legale, la Banca d’Italia ha acquisito nel tempo una chiara posizione dominante nell'espletamento di un diritto pubblico. Di qui la confusione che tal cosa comporta. I banchieri privati si sono, gradualmente, con l’approvazione unanime di tutti i politici, impossessati di un istituto giuridico pubblico, gestendo per conto loro un bene (la moneta), che invece dovrebbe essere di tutti. Bankitalia, da questo punto di vista, è assolutamente privata, perché antepone il profitto dei suoi azionisti (inflazione bassa ai limiti della deflazione, cospicui dividendi, prestiti agevolati ai politici complici della truffa) a quello dei cittadini (piena occupazione, bassa tassazione, regolarità del credito a famiglie e imprese).
Dopo questa breve disamina, sulla situazione pregressa, possiamo assolutamente certificare che con questa manovra si è fatto un balzo in avanti nella gestione privatistica di un Istituto che solo i camerieri dei banchieri si ostinano a definirlo come Pubblico.
Si tratta dunque della più grande strenna natalizia che Babbo Natale (leggi i cittadini italiani) ha fatto ai soci azionisti (ormai è inutile chiamarli partecipanti) della Banca d'Italia. Questa ulteriore manovra truffaldina legalizza e consolida quelle precedenti.
Ricordiamo che negli anni '90, per mano del dott. Sottile, abbiamo assistito alla Privatizzazione del Capitale della Banca d'Italia. Questo decreto si pone sulla falsa riga della legge Amato-Ciampi e rivaluta il capitale da 156.000 € (ossia 300 milioni di vecchie lire) a - udite udite - ben 7 miliardi e mezzo di Euro! Una cifra altissima, più alta della media delle grandi banche centrale europee, per intenderci. Molte di queste banche, in specie quelle più deboli, avevano elevato la loro quota di libor che detenevano, come Carige ed MPS... E' un caso che il valore indicato (sette miliardi e mezzo) sia allineato con quelle Banche che avevano le quote più alte e l'assetto patrimoniale malandato, ossia Carige ed MPS?Dicono: nessuna di queste banche potrà avere più del 3%.... Ma attenzione: questo è solo uno squallido trucco, spacciato come garanzia. Significa semplicemente che vi sarà un ulteriore distribuzione degli utili a favore di Unicredit e Intesa. Quindi le grandi banche che detengono tuttora il 60% delle azioni saranno tenute a liberarsi delle quote in eccesso e, cosa più importante, verranno ripagate a questo prezzo e potranno farlo in due anni di tempo. Nel frattempo, la Banca d'Italia, al fine di evitare che possano entrare soci non graditi, può riacquistare le quote eccedenti, utilizzando le riserve in suo possesso e pagare le banche che le detenevano. Il risultato è questo: un grosso regalo a Unicredit e Intesa con i soldi degli italiani. Dal punto di vista economico si tratta di un patto scellerato tra le Banche socie e lo Stato, attuato attraverso lo scambio di plus valenze con TASSE.
Perchè allora questo patto scellerato? Presto detto. Lo Stato incasserà subito € 1,5 miliardi a copertura di un mancato gettito, privandosi però per gli anni a venire di un sicuro introito derivante dalle tasse e dalla redistribuzione degli utili di Banca d’Italia. E’ lo stesso tipo di errore che si commette quando si vogliono utilizzare i proventi delle privatizzazioni. Si pensa all'oggi, senza alcuna previdenza per il futuro!
Altra cosa sottaciuta ed anche minimizzata è il pericolo di costituire un vero e proprio mercato internazionale delle quote di Banca d’Italia. E' infatti difficile controllare se una Goldman Sachs qualsiasi acquisisce o scala un altro azionista.
In nessun altro contesto internazionale esiste un mercato secondario regolamentato delle quote di partecipazione al capitale di una banca centrale, dato che queste ultime rappresentano ovunque una semplice certificazione azionaria fittizia che non può essere trasferita, venduta, prestata, acquistata. L’Italia sarebbe all’avanguardia in questo settore, visto che il progetto in questione prevede chiaramente che le quote siano “facilmente trasferibili e in grado di attrarre potenziali acquirenti”. La smania di incentivare l’arrivo di capitali esteri ha contagiato pure uno dei settori in cui la presenza straniera non è affatto necessaria.
Che cosa accadrebbe se un giorno Banca d’Italia diventasse interamente di proprietà straniera? Potrebbero le grandi banche pretendere tutto l’oro e il patrimonio accumulato da Banca d’Italia in passato, grazie soprattutto ai privilegi di gestione concessi dallo Stato italiano?
Nessun quotista privato dovrebbe avere un diritto sugli utili, cosa che viene costantemente disattesa, in barba alla Costituzione Italiana. E' un'operazione ingannevole a favore del sistema bancario italiano, in vista delle elezioni europee e in merito alla governance.
Altro che principio liberale sulla separazione dei poteri! Altro che rispetto della democrazia e della Trasparenza! In pratica stiamo assistendo alla plateale privatizzazione dei diritti di Signoraggio, che dovrebbero essere di appannaggio statale... Le maggiori Banche italiane ricaveranno MILIARDI a spese nostre!
sabato 25 giugno 2011
Dittatura Mascherata
Tutta la stampa italiana si spertica in lodi per la nomina di Mario Draghi alla guida della BCE. A questa pioggia di elogi si aggiungono quelli illustri del Presidente della Repubblica e del Consiglio. E, fin qui, tutto rientra nella norma non scritta dello Status quo. In realtà, questo governo (come pure quelli precedenti di segno opposto nella storia “democratica” italiana) è una diretta espressione dell’oligarchia bancaria mondiale. Oggi, più di ieri, la democrazia viene svuotata del suo potere dai partiti e, soprattutto, dall’egemonia delle Banche che li comandano. Le Banche, come se non bastasse, hanno letteralmente espropriato i cittadini del loro diritto alla sovranità (art.1 della Costituzione). I politici, dal canto loro, non è che siano, per loro precipua natura, malvagi; o, se lo sono, possono esserlo solo nella misura in cui tutti noi possiamo esserlo… I “politici”, in parole povere, sono i “camerieri” dei banchieri: assecondano ogni loro richiesta, ogni loro capriccio. Il governo italiano è – di fatto – una commissione bancaria, le elezioni rappresentano una farsa, soprattutto adesso, dove, col sistema dei “nominati”, i parlamentari diventano in tutto e per tutto “yes man” a tempo pieno, uomini al servizio del padrone. I deputati e i senatori della Campania non vengono scelti dai campani; essi vengono selezionati nelle segreterie dei partiti, magari dopo una “supervisione personale dell’aspirante premier. Per questo preciso motivo, i parlamentari sono coperti di privilegi affinché siano dissociati dai loro elettori. Qualcuno, molto ingenuamente, crede che questo governo sia indipendente, sovrano più degli altri. Per capire chi comanda in Italia non serve leggere molti giornali; occorre, viceversa, fare attenzione alle parole sbagliate. E proprio dall’attenta disanima di queste parole che si capisce l’inghippo. Per essere onesti, sui grandi giornali in Italia non si fanno i miliardi. La vera carta di valore e l’accesso ai prestiti. Se non vi fosse l’accesso al credito tutta l’informazione ne risentirebbe. Allora la domanda vera è: quanti debiti hanno i giornali con le banche? I maggiori editori hanno debiti enormi con le Banche (si parla di milioni di Euro) , per cui i banchieri suggeriscono, in modo discreto, non apparendo mai nell’agone politico nostrano. Facciamo qualche esempio. Parliamo della Goldman Sachs. Subito dopo le elezioni del 2008, al TG1, all’ora di massimo ascolto, viene dato questo annuncio: “Il presidente del Consiglio ha ricevuto, a Palazzo Chigi, il vice presidente della Goldman Sachs, punto. Non si fa alcun accenno agli argomenti della conversazione. Nemmeno un’indiscrezione. Ora poniamoci qualche domanda.
- Quante persone fra i telespettatori conoscono cosa è la Goldman Sachs?
- Perché il Presidente del Consiglio sente la necessità impellente di ricevere il vicepresidente della Goldman Sachs nella sede di Palazzo Chigi, allorquando non è stato formato ancora l’esecutivo?!?
La Goldman Sachs è una delle più grandi e affermate banche d’affari del mondo, al pari di Merrill Lynch, Morgan Stanley, N.M. Rothschild & Sons e della famigerata Lehman Brothers che tutti conoscono per essersi resa protagonista dell’ultimo crack finanziario.
Allora, occorre sapere che la Goldman Sachs ha gestito la maggior parte delle privatizzazioni dei beni dello Stato dopo Tangentopoli; ed anche che Romano Prodi, Mario Draghi e Gianni Letta sono stati consulenti di detta Banca. Lo stesso esimio presidente della Repubblica, Francesco Cossiga aveva avvertito che mai si era visto un vicegovernatore della Goldman Sachs andasse a ricoprire la carica di Governatore della Banca d’Italia. In particolare, circa "Man Draghi" disse queste testuali parole:
"...Un vile, un vile affarista, è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana, e male, molto male io feci ad appoggiarne, quasi ad imporne la candidatura a Silvio Berlusconi, male, molto male. E’ il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro, e immaginarsi cosa farebbe da Presidente del Consiglio dei Ministri, svenderebbe quel che rimane, Finmeccanica, l’Enel, l’Eni ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs...”
Berlusconi all’uopo aggiunse: “Draghi non si può nominare.” Passa una settimana e DRAGHI è nominato governatore della BANCA D’ITALIA, con l’osanna di tutti i giornali. E Berlusconi perde le elezioni. Passa qualche mese e, intanto, Gianni Letta viene nominato nel board europeo della Goldman Sachs. Dunque, per capire chi comanda in Italia non serve essere esperti politologi o leggere una pila di giornali. Basta un pò di arguzia e una certa capacità di intravvedere nei trafiletti le spigolature più importanti. Ad essere onesti, perciò, sui grandi giornali i filoni che tirano di più sono due: le brutte storie sulla malagiustizia e la cattiva amministrazione e le storie a sfondo sessuale su Berlusconi. Mai, però, sentirete parlare sui grandi media nazionali degli enormi poteri delle Banche (soprattutto quelle centrali) con potere di emissione e soprattutto senza controllo alcuno del popolo “sovrano”. Chi tocca quei poteri si brucia
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