sabato 3 dicembre 2011

Sobrietà

Con la manovra che incombe sulle nostre teste si fa avanti sempre più la tentazione (che in questo caso diventa Virtù) di sobrietà. In queste settimane, leggendo i giornali o, molto più semplicemente, guardanto la tv, è venuto il desiderio di riprendere in mano le vetuste detestabili abitudini di buone formichine che nulla buttano e tutto conservano (come natura crea), che fanno attenzione al cambio di stagione, che riciclano o acquistano indumenti usati, che cercano di riparare ciò che si rompe in luogo dell'acquistare, ecc. Insomma è ora di tirare la cinghia ed ora anche di cominciare a cambiare le nostre abitudini. Ogni atto di edonismo sconsiderato va dunque accantonato ed, invece, va rivalutato l'atto frugale, sobrio e parsimonioso.

venerdì 2 dicembre 2011

VeteroPensionati

La riforma delle pensioni - sempre annunciata e sempre rimandata - è centrale nella giornata odierna. Il Partito Democratico, che pensava di "monetizzare" il governo tecnico a spese del PDL, si sta accorgendo del contrario. La Riforma Fornero sembra pronta: sistema contributivo per tutti, blocco della rivalutazione almeno per un anno, ed un aumento delle aliquote contributive. Chi invece non è assolutamente pronto è il Pd, stretto in una morsa fra i sindacati guidati dalla Camusso e il governo "amico". Il pericolo che sta correndo la moneta unica non chiede tentennamenti.  Quello che non si capisce è come faranno i "bamboccioni" a non rimanere tali se i loro padri e i loro nonni saranno ancora al lavoro. 
Rischiamo di assistere al crollo dell'euro, senza che si eviti il fallimento del BelPaese. E' una constatazione oggettiva che nessuno può fare a meno di tacere. La spesa con l'innalzamento dei tassi di interesse in italia con il 7 % di Interessi è da evitare. A questo livello dei tassi di interesse siamo al blocco del credito. Prende corpo anche il solito paccheto delle liberalizzazioni. I quotidiani di regime cercano di indorare la pillola dicendo che la perdita di sovranità non è in effetti così grave...  e anzi, in un certo senso, sarebbe auspicabile, se non  altro per uscire da un equivoco di fondo: se si vuole che vi sia una banca centrale che monetizzi il debito, occorre pure che vi sia un governo centrale. Il punto di fondo su cui occorre ritornare a riflettere è questo: o si cede un pezzo di sovranità nazionale oppure si rivendica il diritto di fare come più si crede opportuno. In  parole povere: se si vuole dare piena sovranità ai parlamenti nazionali allora occorre ritornare alla propria Banca centrale.
© ♕Pier Luigi

giovedì 1 dicembre 2011

Due piedi in una scarpa

Il “terrore” dei mercati per il crollo dell’euro non sarà tenuto lontano sin quando i diktat europei non saranno soddisfatti; per questo l’Ecofin stila l’agenda dei compiti a casa per l’Italia. Otto pagine fitte di tabelle e numeri che elencano  in tutto e per tutto le cose da fare. Adesso, in molti, cominciano ad abbracciare idee “separatiste” in tema di moneta, ad invocare, fuori tempo massimo, la sovranità nazionale e l'indipendenza dei partiti e del Parlamento nelle scelte economiche. Una scelta geniale e pure condivisibile. Ma la politica attuale non ha grandi margini di manovra. Tenere in piedi l’edificio dell’euro per i “monetaristi” è un must, ma tenere due piedi in una scarpa, no.  C’è chi sostiene che bisogna aderire al modello americano, dove la FED rimane il prestatore di ultima istanza. In tal caso bisogna fare dei passi indietro rispetto alle sovranità nazionali, alle liti del parlamento e accettare procedure coordinate di bilancio. In altre parole. se si vuole un prestatore di ultima istanza come la FED che monetizzi il debito, allora occorre seguire, in tutto e per tutto, il modello americano, dove infatti, per la maggioranza degli stati, non è prevista la possibilità di indebitarsi; e, quando ciò accade, allora occorre accettare anche l'eventuale allimento. Non è possibile volere la banca centrale americana e continuare a spendere e  a spandere all'italiana. No?

© ♔Pier Luigi

domenica 27 novembre 2011

Default

Il più famoso quotidiano statunitense ormai non sembra avere dubbi: le grandi banche di affari stanno già facendo le prove tecniche sull'eventuale crollo dell'Euro. Il mercato, fra l'altro, sta già allontanandosi dall'eurozona, poichè non esiste un governo unico e dunque nessuna sicurezza. Se la moneta tedesca subirà una rivalutazione del 25% a noi toccherebbe una svalutazione del 50%. Non esistono in letteratura economica esempi significativi. L'unico a cui si potrebbe far riferimento, soprattutto in via temporale, è quello dell'Argentina. Per l'Islanda dovremo aspettare ancora prima di trarre qualche  bilancio.
Ciò si tradurrà con un aumento vertiginoso dei prezzi, soprattutto dei prodotti petroliferi e dei prodotti importati. Per tal via sarà utile mettere le auto straniere in garage e tornare ad utilizzare la cara vecchia 500. Niente maggiolone VolksWagen: anche i ricambi saranno in vendita a costi proibitivi. Il lato positivo della faccenda va invece a beneficio delle case automobilistiche italiane che potrebbero sfruttare il vantaggio di una moneta svalutata nel mercato globale. Di tale congiuntura economica beneficerebbe anche lo Stato Sociale che potrebbe avere le mani libere per conferire pensioni e assegni di disoccupazione. Per converso, chi ne farebbe le spese sono i detentori di titoli e azioni ed i risparmiatori in genere che vedrebbero assottigliarsi il loro capitale. 
Una soluzione equa potrebbe trovarsi nel rimborsare solo i risparmiatori italiani, mandando a ramengo quelli stranieri. Ci si troverebbe in pratica con il debito dimezzato  e la possibilità concreta di tagliare drasticamente le tasse. L'Italia tirerebbe un sospiro di sollievo. Almeno fino ad un eventuale invasione straniera.
  ©  ♔Pier Luigi

sabato 26 novembre 2011

Rischio


L'euro è a rischio: è vero.  I motivi sono noti. Ma tutti fanno finta di non conoscerli. Non è difficile capire cosa voglia dire in concreto.  I sostenitori della moneta unica ritengono che un ritorno alle valute nazionali sia una sciagura: fughe di capitali, disoccupazione e inflazione oltre ai problemi collegati alla riconversione di una parte degli euro in un'altra moneta. Il circolo finanziario dirige il circo mediatico con le solite "ricette" da propinare al popolo bue. La rinomata Moody's ritiene che i fallimenti multipli  non siano  ipotesi fantasiose ma una concreta possibilità. Come per dire: se gli stati sovrani non si metteranno in riga facendo quadrare i conti e i bilanci, saranno guai per tutti.  Oggi il tesoro italiano  ha dovuto emettere 8,8 miliardi in titoli poliennali. Le banche sono molto pessimiste al riguardo. Solo se la  cancelliera cambierà idea sugli eurobond la crisi si attenuerà. Viceversa più tempo passa perggio sarà! Se la BCE non assumerà il ruolo di prestatore di ultima istanza, le banche dovranno prepararsi al fallimento. La Cancelliera tedesca pretende che i singoli paesi mettano a posto i propri conti pubblici come condizione per intervenire, parla di unione fiscale e di revisione dei trattati. Cose che richiedono mesi, mentre i capitali abbandonano i paesi in difficoltà con la velocità della luce. Per questi ed altri fattori ancora la situazione sembra precipitare.

Ormai anche nelle segrete stanze berlinesi ci si prepara ad una uscita dalla moneta unica. Le tappe della dipartita sarebbero state elaborate dall'Università Helmut Scmidt di Amburgo, che fa capo alle forze armate. Chiusura delle Banche, emissione delle nuove banconote, rigidi controlli alle frontiere, doppia circolazione delle due monete ed infine il passaggio al nuovo marco rivalutato del 25% rispetto all'euro.

Esistono comunque molte difficoltà nella uscita dall'euro. La moneta non è solo un mezzo per comprare beni e servizi. La moneta ha tre funzioni fondamentali: unità di conto, mezzo di pagamento, e riserva di valore, ragion per cui, vi sarà, come sempre accade chi ci perde e chi si arricchisce. Sicuramente occorre evitare la fuga di capitali all'estero e bloccare lo scambio di merci finché tutto sarà più chiaro.

Per l'Italia occorre conoscere come saranno rivalutati i titoli di debito e, soprattutto, quanto perderanno i detentori, poiché se i BTP rispondono alla normativa italiana, non così avverrà per le obbligazioni piazzate a Wall Strett! Per questo motivo alla dichiarazione di default occorrerà non pagare il debito e seguire l'esempio islandese, facendo a meno dell'euro e del FMI.
Ma è difficile che i nostri governi (mera espressione dell'alta finanza) facciano una scelta del genere...
  ©  ♔Pier Luigi

giovedì 24 novembre 2011

Euro-petardi

All'’asta dei Bund tedeschi c’è stato un fiasco. Un botto pauroso che nessuno si aspettava. Un titolo decennale tedesco è andato per un terzo “non-coperto”. E’ un altro chiarissimo segnale di come la crisi non interessi solo i paesi mediterranei. La crisi è generale. L’unione non sa che pesci pigliare. Cosa significa ciò? In primis significa che i nostri politici ci hanno mentito all’atto di entrare nella cosiddetta moneta unica. Non è stato un buon affare, soprattutto considerato il cambio della Lira con l'Euro. A parlare così non sono i soliti pur autorevoli euroscettici, come Antonio Martino o Giorgio La Malfa. Il malcontento comicia ad essere bipartisan. Il rettore dell'Università Bocconi di Milano, ritenuto da tutti come uno stimato ed autorevole economista, ha affermato fra l'altro: "Bisogna ammettere che abbiamo sbagliato".   I titoli dei debiti pubblici sono denominati in euro ma è come se fossero quotati in valuta straniera.  Ciò dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, che questa unione è surrettizia. L'euro è servita principalmente alla Germania.  Servirebbe una modifica dei trattati di Maastricht e di Lisbona. Mister Mario sembra invece avere le idee ben chiare e prepara al salasso gli italiani che vivono del loro lavoro. Questi ultimi  si accorgeranno presto di cosa significa praticamente “governo tecnico”. 

mercoledì 23 novembre 2011

Back run

Giorno dopo giorno i mercati continuano a scommettere e le risposte continuano a mancare. In questo tragico quadro lo spread è tuttora in salita. Anche questo non aiuta il governo. Il permanere della difficile situazione finanziaria ha rafforzato le tesi di coloro che non vedevano di buon occhio il governo tecnico e il commissariamento della democrazia.  Ieri la Spagna ha smaltito la sbornia post-elettorale e la corsa ai depositi bancari è già incominciata. I bonos a tre mesi avevano 5,22 di punti in più da pagare rispetto a quelli tedeschi. In Grecia il ritiro dei depositi dalle banche commerciali è arrivato a circa un quarto del totale dei depositi nell’ultimo anno. Ma anche le altre Banche europee e soprattutto quelle tedesche registrano un calo sui depositi. Per UniCredit i depositi sarebbero diminuiti del 10% e Banca intesa avrebbe visto addirittura una diminuzione del 16 %.   E il Belgio, tanto per cambiare,  si aggiunge nella danza dello Spread. Da Barroso a SarKozy tutti vogliono i soldi tedeschi.
Nella vita quotidiana come reagisce l’italiano medio? L’immagine del Paese è quella di una Bisanzio decadente. I consumi si sono notevolmente ridotti. La gente comincia a rendersi conto della portata della crisi e si rinchiude in casa, pensando alla famiglia, a difendere ciò che si a più a cuore.
Le difficoltà oggettive che Monti deve affrontare sono dunque enormi. I sacrifici in arrivo saranno difficili da digerire. E’ evidente che non esistono ricette miracolose. Ma è altrettanto evidente che queste non siano affatto risolutive se non si prenderanno in considerazione quelle che andranno a destrutturare l’intero sistema, rimuovendo le sacche di inefficienza e innalzando il livello dell’occupazione giovanile. Quest’ultima langue da troppo tempo e se non verranno presi dei provvedimenti all’altezza della situazione c’è il rischio specifico che la situazione prenda una piega davvero irreversibile, con conseguenze disastrose per tutti.
Intanto arriva il BTP-day…. e incomincia la truffa dell’oro alla patria…
© ♕Pier Luigi