Visualizzazione post con etichetta Grecia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grecia. Mostra tutti i post

lunedì 30 aprile 2012

Ripudio totale o farsa?

"L'Italia ha messo in conti in ordine": così ripetono incessantemente le sirene giornalistiche a libro paga del Capitale. Eppure, ciò nonostante, lo "spread" sul nostro debito rimane a livelli stratosferici. La cosiddetta manovra "salva-Italia", altro non è che una manovra assolutamente depressiva. Qualcuno, in vena di scherzi, l’ha ribattezzata: "Manovra Affossa-Italia". I paesi a bassa crescita come il nostro non potrebbero mai sostenere una tale batosta. E questo i "mercati" lo sanno. Inoltre, è proprio il meccanismo debitorio che non lascia altri spazi di manovra.
"Gli interessi divorano il capitale": questo lo diceva pure mia nonna. Un aumento di capitali dell'EFSF o del suo futuro clone ESM (Europea Stability Mechanism) non serve a nulla se non si conosce il modo in cui questi verranno impiegati. Anzi, a ben vedere, la sottoscrizione di questo accordo capestro espone l'intero paese ad un ulteriore esautorazione delle proprie funzioni, in favore di un'organizzazione finanziaria intergovernativa
E, comunque vada, si tratta sempre di soluzioni-tampone che non risolvono alla radice la questione.

La domanda allora sorge spontanea: che fare per evitare il tracollo finanziario e, successivamente, anche quello economico? Premesso che i "mercati" ci indicano di credere sulla seria probabilità che l'euro crolli, e pertanto continueranno a "sfidare" l'Italia sul fatto che non sia in grado di pagare il suo "debito sovrano" come bisogna comportarsi? L'Italia è diventata ormai il banco di prova dell'euro. Se l'Italia cede il crollo dell'Euro è sicuro.
Il refrain che ci sentiamo ripetere è che abbiamo contratto un debito enorme e che dobbiamo onorarlo. Messa in questi termini la questione non può essere elusa, anche perché l'insolvenza non è un buon "biglietto da vista" per chiunque, figurarsi per uno stato sovrano. Chi chiede un prestito deve onorarlo. Su questo non ci piove.  Ma sarebbe superficiale soffermarsi su questa semplice apparenza. Vediamo perché.
Vi sono varie teorie al proposito. Tutti (o quasi) sostengono che il debito vada onorato. Ci si divide solamente sul modo in cui saldare il debito.
I "mercatisti" sostengono che il debito - siccome è stato contratto dallo Stato - a lui spetti pagarlo. Se può lo deve pagare, se non può (perché non ha le risorse) deve comunque assicurare la solvibilità di un emittente sovrano. Quindi le ricette proposte sono: cartolarizzazioni, drastica riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni,  messa all’incanto di beni demaniali, improduttivi ed inutili ecc.  Altri, invece,  sostengono che il debito sia di "tutti", quindi debbano essere i cittadini ad onorarlo, magari istituendo una tassa patrimoniale, proporzionale ai propri averi.
Nessuno però si cimenta nel trovare soluzioni alternative e, perché no,  anche fuori dal comune. Luca Abete a Ballarò ha sostenuto quest’ultima tesi. La via della rincorsa alle manovre con lo spread che sale  non servirà a riavviare l’economia ma ad affossarla ulteriormente.
Le Banche italiane sono in una condizione di persistente sofferenza e non possono resistere a lungo all’innalzarsi dello spread.  Non esiste, infatti, solo la strada mercatista secondo cui chi ha contratto i debiti li paga (se può) o, al limite, occorre assicurare la "cosiddetta" solvibilità dell'emittente sovrano.
C'è anche la strada di chi il debito lo respinge o, meglio, lo ripudia, poiché non è esatto affermare che sia stato il "popolo" ad indebitarsi... ma, invece,  chi lo ha contratto a suo nome... E se, chi l''ha contratto, legittimamente o illegittimamente, non è in grado di onorarlo, è giusto che venga messo alla sbarra, con tutto ciò che una tal cosa comporta sul piano giuridico e legale.

In vero questa strada non è affatto nuova. E' una strada antica, percorsa molte volte, dal Medioevo (ed anche prima) in avanti, anche se in circostanze e modalità del tutto diverse rispetto a quelle attuali. 
Illustri regnanti hanno fatto fallire fior di banche sol perché non erano in grado di pagare l'alto tasso di interesse che queste ultime praticavano. Il fallimento della Compagnia dei Bardi a Firenze, nel 1345, per insolvenza di sua maestà britannica, Edoardo III, è un esempio da manuale. La città di Genova fece il primo esperimento di ripudio totale del debito sovrano tra il 1200 e il 1300. All'epoca bastava sostituire il banchiere e il gioco era fatto. Certo esisteva anche il problema di ricostituire la credibilità perduta… Ovvio che una tal cosa, in specie quando il debito era stato contratto consapevolmente da regnanti senza scrupoli, non deponeva bene per chi lo metteva in pratica. Ma il  tempo aggiustava tutto, si svalutava e si andava avanti.  E, dunque, si potrebbe eccepire che, oggi, nell'era dei mercati globalizzati, il gioco riesce assai più difficile rispetto al passato, ma non per questo impossibile.  Oltre all'Argentina si potrebbe citare un altro caso assai più interessante.

Nel 2008 l'Islanda si è trovata al centro di una grandissima crisi di solvibilità.  Le tre banche principali dell'isola, dopo aver promosso una campagna finanziaria a base di Junk-bond fallirono, ragion per cui vennero nazionalizzate. Occorre sottolineare che queste banche hanno subito una politica di "deregulation finanziaria", in virtù  della quale avevano la possibilità di emettere i cosiddetti titoli spazzatura, al fine di indurre fondi di investimento a sottoscriverli, con l'attrattiva di riscuotere alti tassi di interesse.  Queste banche private dovevano moltissimi miliardi ad alcune  banche britanniche ed olandesi. L'ammontare della cifra superava di svariate volte quello del Prodotto Interno Lordo dell'intero paese nordico. Il guaio fu che il governo Islandese si rese garante delle banche private, ragion per cui il governo giunse alla bancarotta. La corona islandese,  di conseguenza, crollò. Come sempre accade in questi casi arrivò l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale che concesse fondi per l'importo di tre miliardi e mezzo, chiedendo in cambio durissime manovre finanziarie. Qui accadde un fatto inconsueto per noi popolo di "pecore": la gente scese in piazza e, dopo tre giorni di civile e democratica protesta, costrinse il Primo ministro del governo, Geir Hilmar Haarde a dimettersi. Il nuovo esecutivo socialdemocratico - presieduto da  Jóhanna Sigurðardóttir – ripropose in altra salsa la solita manovra finanziaria (tre miliardi e mezzo), con una salatissima tassa patrimoniale del 5,5% per 15 anni a carico dei contribuenti; al che il popolo islandese scese nuovamente in piazza. A quel punto e, precisamente, nel marzo del 2011,  il presidente della repubblica,  Olafur Grimson, decise di indire un referendum popolare. Tutta la stampa internazionale gridò allo scandalo, ma gli islandesi non si fecero intimidire e andarono avanti sulla strada che avevano deciso di intraprendere. Il risultato fu strepitoso: il 93% (udite, udite!) dei voti espressi risultò a favore del ripudio totale del debito da insolvenza causato dalle banche private. In parole povere, gli islandesi hanno detto, senza se e senza ma, NO alle richieste del FMI;  e se il Presidente del consiglio precedente pensava di dover comunque onorare il debito, ciò avrebbe significato per il popolo che anche lui andava messo alla sbarra. Tanto che anche il nuovo esecutivo viene costretto a dimettersi. Con un altro referendum gli islandesi si sono nuovamente (sebbene con una percentuale di adesione più bass) espressi in favore del ripudio del debito. In più, si è aperta una nuova fase costituente dopo quella avutasi dalla indipendenza dalla Danimarca.   La nuova costituzione si forma con il contributo di 25 cittadini estratti fra centinaia di persone mai iscritte a partiti, e quindi estranei alla politica. 
Costoro hanno riscritto la costituzione tramite consultazione collegiale su svariati testi  attraverso il Social network! Una rivoluzione, dunque, realmente democratica e  popolare.
Purtroppo, però, anche questa volta, il popolo è stato sonoramente gabbato.
Infatti,  le cose sono andate assai diversamente da come vengono raccontate sui mass-media.
Il debito estero, dunque,  non è stato  ripudiato, così come ci viene raccontato da più parti e come richiedevano gli stessi cittadini. L'Islanda sta tuttora ripagando il suo debito! Nel contempo, però,  (questa è la nota positiva) si aperto un processo contro il presidente consiglio precedente, reo di aver permesso di condurre il paese allo sfascio.
Rimane da dire che comunque all'atto pratico - all'atto della contrattazione . - parte del debito sia stato già pagato. Purtuttavia, la differenza tra noi e loro è abissale; in quanto noi italiani non stiamo decidendo alcunché! Come per l'entrata nefasta nell'Euro, così per il Fiscal Compact, l'ESM, l'assurdo del pareggio in bilancio scritto nella Costituzione.
Intanto, prosegue il percorso partecipativo, con la nuova costituzione ormai pronta, nuove piattaforme online per la democrazia diretta ed una più equa distribuzione delle ricchezze.
Questa è la via maestra da seguire per uscire dal tunnel depressivo in cui siamo tragicamente piombati. Possibilmente, però, senza pagare un debito che non è stato contratto con il consenso consapevole dei cittadini.

martedì 31 gennaio 2012

Il rigore non serve a nulla

Nonostante le parole rassicuranti di Mister Mario, secondo cui, “l'Europa è seduta sulla roccia”, conviene essere assai prudenti, soprattutto dopo l’opting out della Gran Bretagna;  appunto perché non esiste ancora un meccanismo cooperativo adeguatamente finanziato e sufficientemente tempestivo, in grado cioè di evitare il prossimo default della Grecia e, successivamente, anche quello del Portogallo. Dopo le continue consultazioni ai vertici europei nulla è cambiato. L’eurozona e il FMI stanno lavorando, di comune accordo, alla creazione di un fondo – salva stati, una sorta di “ombrello” in grado di salvare il salvabile. Intanto i rendimenti dei titoli portoghesi lievitano paurosamente, poiché gli investitori vogliono vederci chiaro su come sarà pilotato il fallimento greco. L’inflazione tedesca scende, seguendo il mefitico trend europeo. Paul Krugman, dal canto suo, fa una interessante riflessione secondo cui Gran Bretagna e l’Italia, ad una distanza eguale rispetto all’inizio della crisi, fra il 2007 e il 1929, mettendo su assi temporali, i medesimi periodi di tempo, dimostra come entrambi siano molto al di sotto circa i famigerati “punti di ripresa del PIL” rispetto al 1929. Il rigore per il rigore, in pratica, non serve a un cavolo. Altri sono i probemi, ma tutti fanno finta di guardare da un'altra parte.

mercoledì 23 novembre 2011

Back run

Giorno dopo giorno i mercati continuano a scommettere e le risposte continuano a mancare. In questo tragico quadro lo spread è tuttora in salita. Anche questo non aiuta il governo. Il permanere della difficile situazione finanziaria ha rafforzato le tesi di coloro che non vedevano di buon occhio il governo tecnico e il commissariamento della democrazia.  Ieri la Spagna ha smaltito la sbornia post-elettorale e la corsa ai depositi bancari è già incominciata. I bonos a tre mesi avevano 5,22 di punti in più da pagare rispetto a quelli tedeschi. In Grecia il ritiro dei depositi dalle banche commerciali è arrivato a circa un quarto del totale dei depositi nell’ultimo anno. Ma anche le altre Banche europee e soprattutto quelle tedesche registrano un calo sui depositi. Per UniCredit i depositi sarebbero diminuiti del 10% e Banca intesa avrebbe visto addirittura una diminuzione del 16 %.   E il Belgio, tanto per cambiare,  si aggiunge nella danza dello Spread. Da Barroso a SarKozy tutti vogliono i soldi tedeschi.
Nella vita quotidiana come reagisce l’italiano medio? L’immagine del Paese è quella di una Bisanzio decadente. I consumi si sono notevolmente ridotti. La gente comincia a rendersi conto della portata della crisi e si rinchiude in casa, pensando alla famiglia, a difendere ciò che si a più a cuore.
Le difficoltà oggettive che Monti deve affrontare sono dunque enormi. I sacrifici in arrivo saranno difficili da digerire. E’ evidente che non esistono ricette miracolose. Ma è altrettanto evidente che queste non siano affatto risolutive se non si prenderanno in considerazione quelle che andranno a destrutturare l’intero sistema, rimuovendo le sacche di inefficienza e innalzando il livello dell’occupazione giovanile. Quest’ultima langue da troppo tempo e se non verranno presi dei provvedimenti all’altezza della situazione c’è il rischio specifico che la situazione prenda una piega davvero irreversibile, con conseguenze disastrose per tutti.
Intanto arriva il BTP-day…. e incomincia la truffa dell’oro alla patria…
© ♕Pier Luigi