giovedì 28 marzo 2013

Il destino fra le due correnti


Benedetto-Croce2
Il malcostume partitocratico, portato alla luce dalle note vicende giudiziarie, ha stravolto il nostro giudizio sulla politica, sul liberalismo e la democrazia.
Occorre perciò riportare nel dibattito politico l’ideale liberale nella sua essenza, senza alcun pregiudizio, privandolo delle inutili e sterili polemiche, ed invece analizzandolo nella sua pura essenza.
In questo senso possiamo prendere come riferimento il messaggio politico di Benedetto Croce, il quale ci ha trasmesso un’idea di liberalismo come metodologia di pensiero e azione.
Da questo punto di vista, possiamo serenamente affermare che l’essere liberale, secondo la visuale crociana, non si ascrive ad una sorta di ideologia statica ed inamovibile, come invece possono essere il comunismo, il fascismo, il socialismo eccetera. Il liberalismo è dunque un fenomeno metapolitico e metapartitico.
Non vi sono, per questo motivo, delle ricette precostituite, inserite nel “DNA” Liberale. Il liberalismo è piuttosto un metodo. Un metodo che fornisce strumenti utili per agire nell’agone politico attuale.
La religione della libertà
L’espressione va interpretata in due sensi. Anzitutto in senso etimologico. Religio è ciò che unisce.  La libertà dovrebbe essere la più alta aspirazione umana, insieme alla conoscenza. Invece, oggi, per molti, vale più un accomodamento, un favore che la libertà. Per andare oltre. Croce usa questo termine poiché richiama la passione e, soprattutto, qualcosa di non meramente intellettualistico.
Quindi essere liberali significa essere uniti nella lotta per la libertà. La religione però riporta alla nostra mente la Fede e dunque la passione. In questo senso il liberalismo di Croce si avvicina molto a quello di Piero Gobetti. Il concetto di lotta è centrale nel liberalismo italiano. Quando Gobetti esalta l’associazionismo operaio non lo fa in termini propriamente marxisti ma proprio come una forma di lotta per l’emancipazione e la conquista degli spazi di espressione. Questa lotta si concretizza nella costruzione delle istituzioni democratiche ossia nella forma di rappresentanza modernamente intesa.
Il concetto di Libertà può essere equiparato ai concetti di “Vita” e “Amore”.
Benedetto Croce non dice quanto “mercato” o quanto “Stato” debba esserci nel liberalismo. Il liberalismo è una concezione del mondo e della vita. Una lotta per la libertà. Non può dunque associarsi ad alcun partito politico. Diversamente, il liberalismo diverrebbe un’ideologia come tante altre.  E’ una continua tensione che serve all’uomo per creare la vita. Quindi tutto ciò che crea Vita è intrinsecamente etico. Croce vuole spronare gli uomini a coltivare la libertà come lotta. Questo perché la libertà va ri-conquistata ogni giorno. Anche Luigi Einaudi condivide quest’amore per la lotta, intesa come lotta per la libertà. Infatti nel suo saggio “La bellezza della lotta” spiega quale sia la sua idea del liberalismo. Per i liberali la storia non si muove né in un senso né in un altro, come invece avviene secondo la visione marxista. Per questo occorre agire con responsabilità e coscienza, senza farsi influenzare dalle mode o, peggio, dagli istinti materiali. Il liberalismo – correttamente inteso – non è altro che la continuazione della rivoluzione portata a compimento dal Cristianesimo. Una rivoluzione che combatte tutti gli elementi di fissità insiti nel materialismo e quindi non solo nel paganesimo ancestrale ma pure nel Cristianesimo istituzionalizzato (più preoccupato delle cose umane “molto umane” che di quelle spirituali).
“La menzogna ha preso il posto della verità come moneta che solo ha corso”
Queste le parole di Croce. Ma allora se la verità assume un ruolo centrale nell’analisi Crociana occorre che essa sia interpretata alla luce di un’altra ottica. Tutto rimanda all’individuo e al suo cosciente o incosciente operare e muoversi nella storia.
La colpa, l’errore e il male in generale, si rivelano come il negativo manifestarsi di un potere in cui l’Io ha il suo principio.  L’insufficienza della volontà rispetto alla tensione umana. In altre parole la deficienza della volontà rispetto al mondo degli istinti. Il mondo degli istinti è il mondo naturale.  Vi è poi una presenza fra due correnti che, per semplicità, si possono distinguere in due correnti principali: quella del passato e quella dell’avvenire, come segno di un’armonia o anche di una lotta fra bene e male.
Il decorso del destino individuale  per Croce è frutto di questa lotta cosciente. A ben vedere, però, esso viene determinato dalla continua combinazione di queste due correnti. Gli orientali identificano il passato come il karma (anche se non è il karma) e il futuro che reca con sé il germe della libertà.
In altre parole esiste nell’individuo un percorso già esperito ( magari anche in malo modo), che rappresenta un percorso obbligato; e un percorso diverso che si dirige verso l’avvenire e rappresenta l’evoluzione umana. Questa è la corrente dell’IO attiva nel puro pensiero, indipendente dal sentire radicato nella natura. In questo processo il sangue, la razza e l’appartenenza nulla possono. Tuttavia, dall’incontro/scontro  fra le due correnti nasce il destino dell’uomo.
© ♔Pier Luigi

giovedì 14 marzo 2013

Il "Pontifex" e la guerra delle parole

"Chi non prega il signore prega il diavolo" Leon Bloy

Abbiamo Francesco. Un nome, un luogo e una pausa hanno caratterizzato l'elezione di Jorge Mario Bergoglio.  Una scelta all'insegna della discontinuità rispetto alle direttive curiali romane. Candidature troppo marcate hanno fatto prevalere una scelta di convergenza. Si è puntualmente verificata così la giusta previsione di Vittorio Messori che, segretamente, aveva vaticinato il pronostico poi confidato al collega de La Stampa, Michele Brambilla.
Molti lo hanno definito un "Papa a sorpresa", un Papa, come egli stesso ha amato definirsi venuto dalla fine del mondo... 
Fine del mondo anche perché il continente sudamericano sta attraversando un profondo periodo di scristianizzazione galoppante.
Dal punto di vista storico vorrei ricordare che fu proprio Giovanni XXIII a definirsi per primo Papa e non pontefice. Inoltre non credo che questa definizione o quella di Pontefice portino tratti inquietanti, non evocano i poteri occulti di qualche arcigna supremazia. Il termine "Papa" evoca la paternità, spiritualmente incarnata nel Santo padre. Un'etimologia della tenerezza che non credo possa essere associata a qualsivoglia inquietante teoria cospirazionista. E quindi devesi respingere ogni critica che viene da certi sinistri ambienti che la giudicano, becera o curiale.  Evitiamo dunque la guerra delle parole e limitiamoci a giudicare le cose dai fatti. 
Pontefice viene invece  dal latino  Pontifex, ossia facitore di ponti fra il mondo umano e quello divino. Qui si accorda una forte prevalenza dell'etimologia tradizionale che allontana ogni equivoco.
Tra le molte suggestioni - interessate e non - che l'elezione del nuovo Papa ha suscitato, vi è il ricordo nient'affatto scontato secondo cui San Francesco fu un uomo d'armi,  capace di azione politica, tanto  che egli stesso si recò in terre lontane, popolate da infedeli, e cercò - senza successo - di convertire i musulmani alla religione cattolica; l'altro fatto - poco conosciuto  - è che il Santo di Assisi non fu sacerdote e, in qualche misura, fece in tempo a partecipare ad un'elezione papale assai diversa da quella odierna; di un'elezione papale che avveniva per concorso di popolo e di clero. Tutto questo mi porta a considerare il messaggio che alcuni teologi odierni, in primis Hans Kung, teologo svizzero, ritengono irrinunciabile: della necessità di un dialogo religioso con il mondo laico. Del resto anche il papa emerito, Benedetto XVI, teologo assai legato all'ortodossia cattolica,  ebbe a dire una cosa abbastanza sconcertante: "Gli inquieti non credenti sono più vicini a Dio dei credenti per routine"; ossia di coloro che sono devoti essenzialmente per trasmissione ereditaria o, peggio, per pigrizia mentale, per un esercizio automatico dell'appartenenza. Quindi, da questo punto di vista, sono presenti tutti i segnali per aprire un dialogo con il mondo laico. Tuttavia, occorre che questo dialogo non si fondi sul terreno della laicità, come percorso d'imitazione verso modelli di vita sbagliati e profondamente anti cristiani. Un dialogo deve invece basarsi sulla comprensione dei diversi percorsi e, in particolare, su chi ritiene essenziale l'esperienza religiosa e chi, viceversa, pensa che tale esperienza sia mediata dall'illusione della fede o da modelli sociali primitivi.
A questo punto occorre porsi una domanda fondamentale: vogliamo una Chiesa "comoda" oppure una chiesa " scomoda"?
Vogliamo ciò che arrivi a tutti la Buona novella di Cristo oppure quella di Mammona? Dobbiamo augurarci le migliori cose perchè questo pontefice prosegua e accentui la riscoperta del messaggio cristiano. Questo fatto riguarda tutti. Sin dall'inizio il Cristianesimo ha dovuto fortemente lottare chi voleva ridurre l'essere all'apparire o, peggio, al pos-sesso e, dunqu, ad aspetti esteriori che non afferiscono appunto la dignità e la centralità dell'animo umano e della persona ma riguardano aspetti puramente materiali. E' dunque questo un conflitto che si trascina da secoli. Certo, la Chiesa opera in questo mondo e quindi ne accetta i limiti e le pecche, ragion per cui deve aprirsi, comprendere e non chiudersi in una torre d'avorio. In buona sostanza occorre accettare una Chiesa con le fondamenta ben salde e lo sguardo rivolto al cielo, ma con le porte aperte a tutti senza lasciarsi contagiare dall'esterno.
Sicuramente il Papa non può esimersi dal cercare un dialogo con il suo popolo. Cosa diversa però a mio avviso e cercarlo ad ogni costo anche con chi per sua scelta non si professa credente. In questo modo oltre a svilire il suo compito verrebbe meno pure alla sua missione pastorale.
©  ♚Pierre

giovedì 28 febbraio 2013

Dilemmi manichei


Di sicuro non è la prima volta che esprimo a chiare lettere il mio giudizio sulla democrazia, la quale non è mai stata, a parere di chi scrive, un buon metodo di governo.  Tuttavia, questo non fa di me un sostenitore dell'autocrazia, men che meno quando essa diventa ereditaria.
Certamente non arrivo a darne un giudizio assai tranchant, seguendo la via tracciata da taluni pensatori tradizionali come l'Evola o il Guénon, secondo cui essa rappresenta il frutto bacato della modernità, in quanto rispondente, in tutto e per tutto, alle sacre leggi dei cicli cosmici. Non ripeterò qui, dunque, cose trite e ritrite, già scritte e sviscerate in altri luoghi e dibattiti.
Cercare una strada alternativa al metodo democratico oggi è assai difficile, per non dire impossibile, a meno che non si voglia sperimentare un ritorno assolutistico che, dati gli ordinamenti attuali, assumerebbe le vesti di un governo privo di legittimazione popolare e dunque pienamente asservito all'usurocrazia tecno-finanziaria.
Allo stato attuale, sicuramente, la democrazia rappresenta una mistificazione, un tradimento del mandato elettorale che i cittadini hanno affidato ai loro rappresentanti.  Su questo non vi è alcun dubbio.
Ma di qui a tracciare un quadro specularmente opposto ce ne passa... La democrazia esige non solo una partecipazione attiva, ma soprattutto consapevole. Qui sta il nocciolo della questione. Non è possibile demandare ad altri il proprio pensiero... ma, non è possibile nemmeno farsi coinvolgere in becere strumentalizzazioni di parte che non hanno a cuore l'interesse generale e il bene del proprio paese. Bisogna, in altre parole, diffidare  di tutte quelle campagne elettorali svolte all'insegna dei favoritismi personali e di tutto l'armamentario utilitaristico utilizzato sinora. Parimenti bisogna respingere i precetti demo-populisti del "tutto e subito", specificando che se è vero che "nessun pasto è gratis" è vero altresì che esistono moltissime persone che mangiano a sbafo, sfruttando il lavoro altrui. Occorre avere una "bussola" interna che orienti il nostro pensiero in modo corretto. Altrimenti non se ne esce. Occorre si una classe politica nuova... ma occorre pure una nuova consapevolezza. Altrimenti non vi saranno dei cambiamenti sostanziali ma solo mere rivisitazioni dell'esistente, piccoli aggiustamenti e inutili déjà vu.
D'altra parte, che la metodologia corruttiva non sia morta e sepolta è ampiamente provata ad abbundantiam proprio dallo svolgimento delle vicende politico-giudiziarie della cosiddetta seconda repubblica... alle quali, volens nolens, tutti devono far riferimento. 
In questo quadro vanno appunto collocate le ultime consultazioni elettorali che hanno visto salire sul proscenio politico una forza del tutto nuova nell'agone nazionale. Tuttavia, non si è verificata la scomparsa del Cavaliere di Arcore che, in barba ai sinistri pronostici,  è riuscito, dopo la caduta, a risalire sul cavallo della libertà, seppure utilizzando la collaudata tecnica del venditore di tappeti.  Il partito di Pierluigi Bersani non è stato premiato dalle urne e, seppure la sua coalizione abbia ricevuto la maggioranza relativa alla camera per effetto del Porcellum, al Senato permane una situazione di estrema incertezza che non permette al PD di governare da solo. Una situazione di sostanziale parità che ha visto  il Centro esaurito in una coalizione senza futuro e peso politico, una sinistra che ha ridimensionato notevolmente i suoi consensi e un centro-destra ringalluzzito da chi lo dava per spacciato. Fini e Di Pietro sono tornati a casa con la coda fra le gambe a far compagnia ai loro sfortunati compagni di viaggio.
Sul Movimento cinque Stelle e, soprattutto, sul suo simpatico istrione è stato scritto di tutto. Quindi è inutile aggiungere altra carne al fuoco. Qui sarà necessario individuarne il comportamento e le ragioni. 

Il successo dell'armata grillina nelle urne dovrà trovare la sua conferma nel Parlamento.  Purtroppo però all'interno del movimento serpeggia una sorta di terrore mal dissimulato per il potere, una specie di allergia da contatto che gli impedisce di agire, per paura di essere contagiato.  La paura ha una sua fondatezza e non può perciò essere sottovalutata ma neppure esorcizzata. La paura "paralizza" l'azione, perciò deve considerarsi una cosa negativa, soprattutto per chi decide di fare politica attivamente. Diversamente si rimane nell'atteggiamento di chi "rimane alla finestra a guardare" mentre il paese sprofonda nella disperazione. 
Purtroppo, però, chi va al mulino s'infarina, inevitabilmente. E allora accade che, per rispetto delle istituzioni, si dovranno fare cose che magari non si sarebbero fatte sul web... 
Il non contatto non è evitabile. Il terrore del potere si scontra con la sua rivendicazione. 

Il pronostico negativo, però, non mi esime da un'analisi ragionata e, soprattutto, attenta alla situazione attuale, che è in effetti assai anomala e provvisoria. Mi riferisco soprattutto al risultato venuto fuori dalle urne. Un risultato nefasto che, di fatto, ha consegnato il Bel Paese ad una palese ingovernabilità che difficilmente potrà ricomporsi in parlamento, vista l'aperta ostilità del Movimento  5 stelle su PD e PDL ed anche dalla non praticabilità di un governo PD-PDL. 
La giustificazione dei grillini contro chi li accusa di irresponsabilità è fondata. Infatti se il movimento cedesse alle dolci lusinghe che gli vengono mosse da destra o da sinistra, cadrebbe anche la credibilità dell'intero Movimento. Per questo motivo Grillo e il suo mentore, GianRoberto Casaleggio, si prodigheranno affinché una cosa del genere sia di fatto scongiurata. Il Sistema è marcio sin dalle sue fondamenta e, su questo, concordo con Grillo. Ma proprio per questo è assai difficile riuscire a trovare il bandolo della matassa per uscire dall'impasse.
Che fare? L'interrogativo di Leniniana memoria s'impone in tutta la sua lapalissiana evidenza. I protagonisti si trovano immersi in una nebbia fitta e, in più, devono fare i conti con compagni di viaggio  del tutto sconosciuti. 
Il nodo vero è legato ad una questione futura che dovrebbe in pratica materializzarsi entro dopo l'entrata della primavera, ossia immediatamente dopo le consultazioni che il capo dello Stato è chiamato a fare.  In quel caso Bersani spera nella clemenza di Napolitano, Un modo soft per chiedere, col cappello in mano, almeno un incarico esplorativo. Ma qualora ricevesse l'incarico a cosa servirebbe? I grillini possono essere d'accordo su una legge che regoli o abolisca il conflitto d'interesse, sulla riduzione dei parlamentari. Ma sul resto? In primis c'è la questione monetaria: l'Euro è la moneta-debito par exellence. Grillo pensa ad un referendum sulla eventuale uscita dell'Italia dall'euro. Ma la cosa non è fattibile a  meno che non si voglia uscire dall'Europa. Una cosa inaudita non solo per il PD meno ELLE, ma per la totalità dell'universo "democratico". Per non parlare della politica estera, dei rapporti con USA e, soprattutto, con Israele. 

Il disaccordo è prevalente rispetto alle convergenze assai parziali.

La carta costituzionale è l'unico punto fermo a cui tutti devono rifarsi, pena l'esclusione dal sistema. Del resto, la costituzione è alla base di qualsiasi Stato, abrogarla significherebbe distruggere lo Stato con tutto quello che una cosa del genere comporta.  Essa costituisce la base del nostro vivere civile, peccato però che essa non sia stata mai veramente applicata, nemmeno nel suo enunciato. In tempi bui come questi, in cui pericoli di ogni genere e risma possono profilarsi all'orizzonte, dobbiamo essere solerti e guardinghi guardiani del dettato costituzionale, affinché quel poco che ancora rimane dello Stato di diritto non si trasformi, di fatto in uno stato di barbarie, dove la prevaricazione dei più forti abbia ragione su tutto e tutti.

©  ♚Pierre

giovedì 31 gennaio 2013

‘Mario Monti giurò il falso’ – Intervista a Magdi Cristiano Allam





MESSORA: Ciao Magdi. Tu sei qui perché sul nostro blog si parla molto di macroeconomia e di quello che è accaduto dai rovesciamenti dei governi d’Italia e di Grecia, sostanzialmente, in poi, in Europa. Sei qui perché mi ricordo che fin dall’inizio, sul tuo giornale, tu sei stato tra i pochissimi in Italia a denunciare questa supremazia e questa tecnocrazia finanziaria che stava in qualche modo avendo la prevalenza sulle democrazie, che poi ha prodotto in questo anno e mezzo quello che abbiamo visto. Ci vuoi dire che cosa ti è parso strano da subito, quando Berlusconi si è dimesso (o quando è stato dimesso) e quando è subentrato Mario Monti?
MAGDI: Intanto concordo con il legame che tu hai fatto tra la tecnocrazia e con la perdita sostanziale della nostra democrazia. Sono due facce della stessa medaglia. Io parto dalla realtà, parto dal vissuto delle persone, prendo atto di dati e di fatti che sono oggettivi. Negli ultimi 12 mesi il numero degli italiani che soffre la fame, è raddoppiato, arrivando ad essere 6,2 milioni, sono gli italiani che nell’arco delle 48 ore non consumano un pasto adeguato alla sopravvivenza. Il 41% degli italiani non raggiunge il fine mese, non riesce ad arrivare a fine mese. 47 mila famiglie italiane, sempre negli ultimi 12 mesi, sono state costrette ad abbandonare la propria casa perché non hanno soldi per pagare il mutuo. Ogni giorno mediamente 200 imprese sono costrette a fallire, paradossalmente perché sono creditrici, imprese che vantano dei crediti, che sono virtuose, ma siccome il debitore non paga, e il principale debitore insolvente è lo Stato, che deve alle imprese 100 miliardi di euro, di fronte a questa realtà mi sono domandato: come mai l’Italia, che è uno stato ricco, si sta trasformando in una popolazione povera? Questo è il crimine che Mario Monti sta perpetrando: trasformare l’Italia ricca in italiani poveri. E la ragione fondamentale è che l’Italia ha perso la propria sovranità monetaria, oltre ad avere un costo dello Stato che è stratosferico. Su questi due aspetti “Io amo l’Italia” si concentra, rivendicando sia il riscatto della nostra sovranità monetaria sia il drastico abbattimento del costo dello Stato.
MESSORA: Cosa ne pensi dei fondi salva-Stati? Concentriamoci sul MES, per esempio. Un Fondo salva-Stati creato con un debito, da parte dell’Italia, di 125 miliardi, 125 miliardi che potranno diventare 1.000, 2.000, perché nel Trattato c’è scritto che è possibile la ricapitalizzazione all’infinito. Ora non voglio concentrarmisull’incostituzionalità o meno del Trattato, perché devi sapere che in Germania è stato modificato dalla Corte Costituzionale, per cui questa parte della ricapitalizzazione infinita è stato detto che deve passare dal Parlamento, quindi non è automatica, così come tutti i documenti devono essere trasparenti, perché siamo in una democrazia (anche questo stabilito dalla Corte Costituzionale tedesca). Siccome il nostro Trattato diventa non equo, rispetto a quello tedesco, secondo l’Articolo 11 che dice che possiamo limitare la sovranità soltanto in condizioni di parità, questo Trattato sarebbe incostituzionale. Però non voglio concentrarmi su questo, voglio soltanto dire: abbiamo dato, tra tutti i Paesi aderenti, 80 miliardi, questi 80 miliardi stanno in questo fondo, che è stato creato a Lussemburgo quando è nato il MES, e al momento non sono utilizzati.
Siccome un fondo, come tu mi insegni, deve essere investito, non è che se lo tengono in tasca o sotto il materasso, viene investito nei Paesi che hanno la tripla A, quindi stiamo rifinanziando, noi con i nostri soldi (i PIGS, i maiali!), le economie del nord Europa, Germania, Finlandia, Svezia; tra l’altro in questo fondo investono anche soggetti privati. Allora, che gioco stanno facendo con i nostri soldi?
MAGDI: Claudio, se noi partiamo dalla realtà che vede oggi l’Italia costretta ad indebitarsi per poter disporre della moneta, perché noi abbiamo conferito alla Banca Centrale Europea, che non è un’istituzione di beneficenza, ma è una Società per Azioni i cui azionisti sono delle banche e dei banchieri privati, noi acquistiamo, emettendo titoli di Stato che sono di debito, per poter acquisire la moneta attraverso le banche commerciali che hanno la moneta pagando l’interesse dell’1% alla BCE, il risultato è che noi viviamo in una situazione paradossale in cui ci indebitiamo per ripianare il debito. Nessuna impresa potrebbe sopravvivere con questa logica. Il Governo Berlusconi e successivamente il Governo di Mario Monti, hanno sottoscritto e avallato due Trattati internazionali che rappresentano il cappio al collo per l’Italia: il primo è appunto il MES, l’altro è il cosiddetto Fiscal Compact, il Trattato di stabilità finanziaria. Con il Fiscal compact noi ci siamo impegnati per i prossimi 20 anni, al fine di ridurre il rapporto tra il debito pubblico e il Pil dagli attuali 126% al 60%, a ridurre la spesa pubblica di circa 40-45 miliardi di euro all’anno per i prossimi 20 anni. Quindi non emettiamo la moneta, ma non possiamo più neppure indebitarci per avere la moneta, perché abbiamo l’obbligo i ridurre il debito pubblico rispetto al Pil. Quindi mettere soldi in un Fondo salva-Stati quando siamo costretti ad indebitarci per pagare i soldi è una follia totale. Oltretutto, qualora noi avessimo bisogno di quei soldi, dovremmo richiederli e ottenerli con delle condizioni capestro. Insomma, è veramente una trovata di qualcuno che non ama l’Italia, di qualcuno che non ama gli italiani, ma di qualcuno che vuole assoggettare sempre di più l’Italia a questi poteri finanziari forti.
MESSORA: Quindi tu credi che la soluzione possa essere uscire dall’euro e conseguentemente uscire dall’Europa? Perché spesso le due situazioni vengono legate.
MAGDI: Esatto. Allora, il punto nodale è questo: noi dobbiamo riattribuire allo Stato italiano la prerogativa di emettere direttamente moneta a credito, a costo zero. È l’unico modo con cui l’Italia potrà ripianare il proprio debito pubblico a partire dai 100 miliardi di euro che deve alle imprese, perché sono le imprese che fanno lo sviluppo, non è lo Stato che fa lo sviluppo. Quando lo Stato si improvvisa imprenditore combina solo guai. Le municipalizzate hanno totalizzato debiti per 39 miliardi di euro, le Regioni in Italia, che all’80% destinano i loro fondi per la sanità hanno debiti per 50 miliardi di euro. Noi vogliamo che lo Stato emetta direttamente la moneta a credito e abbiamo studiato, all’interno di “Amo l’Italia”, un percorso in 10 punti, dove emettendo una nuova valuta nazionale, a parità di cambio con l’euro, in un contesto dove noi assumiamo dei provvedimenti atti a salvaguardare e a prevenire, salvaguardare il potere d’acquisto degli italiani e il risparmio degli italiani, e a prevenire gli effetti speculativi e gli effetti inflazionistici che ci saranno sicuramente, perché la speculazione finanziaria cercherà di ritorcersi contro l’Italia, ma noi siamo uno Stato solido, noi siamo un Paese ricco, noi possiamo fronteggiare questa speculazione finanziaria e internazionale perché abbiamo tutti i requisiti: abbiamo un Pil di 1550 miliardi di euro, siamo il secondo Stato al mondo per riserve auree, abbiamo il 70% del patrimonio culturale mondiale, che è inestimabile, il patrimonio delle famiglie italiane, circa 8.000 miliardi di euro, è il più solido di tutta Europa. Abbiamo tutte le credenziali per far sì che una nuova valuta nazionale possa disporre di quella fiducia che è l’unico parametro che oggi è necessario per emettere la moneta. La moneta dal ’71 non è più legata all’oro. L’unica cosa che si richiede a chi emette la moneta è che sia credibile e che chi riceve la moneta abbia fiducia in chi la emette. L’Italia da questo punto di vista ha tutti i requisiti per essere credibile e per ispirare fiducia.
MESSORA: E a chi dice che uscendo dall’euro si genererebbe una grande inflazione, cosa rispondi?
MAGDI: È terrorismo psicologico. Noi abbiamo emesso direttamente moneta per oltre 100 anni. È terrorismo psicologico perché evidentemente si tratta di chi vuole mantenere l’Italia a tutti i costi in una situazione dove noi inevitabilmente andiamo verso il suicidio. Il Giappone ha un rapporto di debito pubblico/Pil del 236%, cioè il doppio di quello dell’Italia e nessuno ha mai detto che il Giappone è a rischio default o che l’economia del Giappone è a un passo dal collasso. Anzi proprio ieri il nuovo governo giapponese ha annunciato nuovi investimenti pubblici per 80 miliardi di euro e hanno un rapporto del 236% del debito pubblico rispetto al Pil. Perché la differenza è che loro possono emettere la moneta. Noi non la possiamo emettere. Poi c’è un’altra differenza fondamentale, che il debito pubblico del Giappone è tutto debito interno al Giappone. Loro non vendono i titoli di Stato all’estero. Dei 2.000 miliardi di euro di debito pubblico dell’Italia, 1.000 miliardi sono nei confronti di banche tedesche, francesi e banche o comunque entità straniere, e l’altra metà è un debito pubblico italiano. Noi possiamo tranquillamente rinegoziare questo debito pubblico estero con l’assicurazione che risarciremo, restituiremo questo debito senza alcun danno per gli enti che hanno acquistato i nostri titoli di Stato, mentre il debito pubblico interno viene automaticamente garantito dalla parità di cambio della nuova valuta nazionale che possiamo anche chiamare nuovamente lira, ma non dobbiamo però commettere l’errore di far ritenere agli italiani che torneremmo alla vecchia lira che vale la metà.
MESSORA: Infatti noi sul blog lo chiamiamo “fiorino”, tanto per non sbagliarci.Ti faccio fare un passo indietro. Fine del Governo Berlusconi. Lo spread schizza a 500 e rotti punti. Dopo un anno e mezzo di Governo Monti abbiamo più debito pubblico, più disoccupazione, più povertà, meno garanzie, perché siamo più poveri e tanti altri parametri che sono peggiorati, eppure un governo dimissionario, con lo spauracchio di formazioni politiche che tentano di fuggire rispetto all’Europa, eppure lo spread è ai minimi non storici, ma ai minimi storici da quando è cominciata la crisi, a 200 e rotti punti. Questo come si spiega? Cioè prima eravamo “maiali”, spaventavamo i mercati, adesso che stiamo molto peggio non li spaventiamo più e anzi la notizia è che le banche hanno ricominciato a investire in Italia, gli investitori esteri hanno ricominciato a comprare e quindi, conseguentemente, lo spread scende. Come si spiega questo paradosso?
MAGDI: Aggiungo che si è ridotto anche il Pil italiano del 2,4% nonostante il maggior gettito fiscale, perché abbiamo il più alto livello di tassazione al mondo. Si spiega intanto capendo che cosa è lo spread: il differenziale tra i Titoli di Stato decennali tedeschi e quelli italiani. Questo parametro, che viene definito dalle banche, quindi da una entità non imparziale, perché sono interessati all’andamento dei mercati, in realtà è comunque un parametro di lungo termine che non incide sulla realtà dell’economia reale, quella del nostro vissuto, quella di breve termine, è un parametro che però è stato ad arte introdotto per spaventare i mercati, per spaventare gli azionisti, per spaventare la gente e ha ottenuto il risultato di indurre Berlusconi ad abbandonare il potere. E voglio aggiungere una nota che concerne la questione della democrazia. Berlusconi ha rassegnato le dimissioni senza un voto di sfiducia da parte delle Camere. Mario Monti ha rassegnato le dimissioni senza un voto di sfiducia da parte delle Camere. Noi ad oggi siamo in una Repubblica parlamentare. Cioè tutti questi passaggi dovrebbero essere sanciti dal Parlamento, invece ci comportiamo come se il Parlamento fosse semplicemente una sorta di soprammobile. Questo è un qualcosa che preoccupa. Aggiungo il fatto che noi oggi stiamo andando a delle elezioni in cui abbiamo la certezza pressoché totale che a governare l’Italia continuerà ad essere Mario Monti, pur non presentandosi alle elezioni, pur non sottoponendosi al responso degli italiani. Non è mai accaduto nella nostra storia che un candidato premier non si presenta alle elezioni ma fa campagna elettorale e rivendica il diritto ad essere lui a continuare a governare l’Italia. È qualcosa di veramente inedito e preoccupante per la nostra democrazia. Ma tornando allo spread, è chiaro che si è trattato di un ricatto nei confronti di Silvio Berlusconi, dove lui ha temuto per la tenuta delle sue imprese, che sono quotate in borsa, così come ha temuto per l’accanimento da parte della Magistratura nei suoi confronti. Quindi lui ha barattato. Questa è la verità. Ha barattato. E in effetti per un certo periodo c’è stata questa tutela nei confronti di Berlusconi. Lui si era persino reso disponibile a ritirarsi dalla politica, è successo circa due mesi fa, dopo una cena a Palazzo Chigi con Monti, il giorno dopo lui ha annunciato che non si sarebbe ricandidato, ha detto “largo ai giovani”, aveva preannunciato le primarie del PdL il 16 dicembre e il giorno successivo il Tribunale di Milano lo condanna. A quel punto Berlusconi si rende conto che Mario Monti e il suo mentore, Giorgio Napolitano, non rispettano gli impegni, quindi rifà una nuova conferenza stampa in cui spara a zero nei confronti di Monti e capisce che non si può fidare né di Monti né di Napolitano. Questa è la realtà dello spread.
MESSORA: Tu prima hai parlato di “suicidio”, hai descritto una realtà simile a un incubo, al terrore, eppure c’è qualcun altro, che rischia adesso di andare al Governo, che parla di “sogno”, il “grande sogno dell’Europa”. Nel tuo programma parli di uscita dalla moneta comune, di recupero della sovranità monetaria, però sul tuo cammino hai un grande ostacolo che è il “grande sogno dell’Europa”, per l’integrazione politica della quale tutto questo a mio parere sta succedendo, cioèinnescare delle crisi che poi inducono dei cambiamenti che non sono più reversibili. E lo vediamo adesso: tutti i Trattati firmati, le ratifiche e anche ciò che hanno annunciato che faranno, ovvero costringere gli Stati a firmare le condizionalità senza neanche più passare da una ratifica. Sul tuo cammino quindi c’è l’Europa. Come la vedi? Tu sei europeista? Sei antieuropeista? Cosa credi che debba essere l’Europa?
MAGDI: Io sono europeista nel senso che ritengo che tra i paesi dell’Europa ci sia un comune collante identitario e valoriale che fa riferimento alle radici giudaico-cristiane e che ha nel cristianesimo la sua ispirazione. Cioè, se noi giriamo per l’Europa, ciò che accomuna l’Europa sono i campanili, sono le chiese, è la spiritualità cristiana, a prescindere dal fatto se uno è credente, se uno è praticante, se uno è cattolico o se uno è protestante. Tuttavia questa Europa è l’Europa dei banchieri, è l’Europa dei burocrati, non un’Europa con un’anima ed è un’Europa che è profondamente antidemocratica e a mio avviso è anche, come dire… viola il diritto internazionale. Mi spiego. Nel diritto internazionale esistono gli Stati ed esistono le Organizzazioni internazionali. Solo gli Stati hanno potere invasivo nei confronti dei propri cittadini, nel senso che la legge vale per tutti e tutti i cittadini non possono sottrarsi al rispetto della legge.
MESSORA: Si chiama “monopolio legittimo della forza”.
MAGDI: Esatto. L’organizzazione internazionale, invece, non può essere invasiva nei confronti degli Stati e dei popoli che liberamente vi aderiscono, nel senso che uno Stato può dire “no, questa risoluzione non la condivido e quindi non la applico”. L’Unione Europea è l’unica organizzazione internazionale che ha potere invasivo nei confronti degli Stati e dei popoli che vi aderiscono. L’80% delle nostre leggi nazionali sono la semplice trasposizione di direttive e di risoluzioni emesse dall’Unione Europea che hanno la priorità rispetto alle leggi nazionali. Cioè se c’è un contrasto tra la legge nazionale e la risoluzione europea, prevale la risoluzione europea e se lo Stato non la applica, subisce della sanzioni. Questo è un qualcosa che non esiste in nessun’altra organizzazione internazionale. L’Europa è profondamente antidemocratica, perché mentre in uno stato di diritto i tre poteri, quello legislativo, giudiziario ed esecutivo, sono rigorosamente separati, in questa Unione Europea invece noi abbiamo il potere esecutivo e il potere legislativo incarnati dalla stessa istituzione, che è la Commissione Europea, che è sia il Governo ma sia anche chi ha la prerogativa di emettere l’istanza legislativa. Poi la proposta di legge passa al Parlamento, che la vaglia. La può approvare o la può bocciare, ma non decide quali saranno le leggi che governeranno i popoli europei. Ecco perché questa Europa è un’Europa che io rifiuto perché è un’Europa che viola la sovranità dell’Italia ed è un’Europa che viola anche la democrazia sostanziale.
MESSORA: Quindi appena tu dovessi entrare in Parlamento, quali sono i disegni di legge che proporrete?
MAGDI: Noi proporremo il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale, perché solo in questo modo noi potremo risanare il debito pubblico, potremo rilanciare lo sviluppo e potremo anche salvaguardare quei valori, quella identità, quella civiltà che ci appartiene. Questa è un’Europa profondamente relativista, è un’Europa che ci impone, ad esempio, il matrimonio omosessuale, che viene considerato come l’apice della civiltà a cui noi dovremmo guardare, perché hanno riparametrato quella che è la struttura della società, dicendo che non si articola più nel rapporto tra l’uomo e la donna, ma bisogna fare riferimento all’orientamento sessuale, dove l’essere eterosessuali, bisessuali, omosessuali, lesbiche e transessuali, deve essere considerato pari, su tutti i piani, compreso il diritto al matrimonio e il diritto alle adozioni. Ora, anche secondo la logica, la ragione, in un momento in cui l’Europa, questa Europa è precipitata all’ultimo posto al mondo per tasso di natalità e l’Italia è l’ultimo paese in Europa per tasso di natalità, anche limitatamente all’uso della ragione, noi dovremmo, per invertire questa tendenza che è un suicidio-omicidio demografico, sostenere la famiglia naturale. Perché, piaccia o meno, ma è solo il sodalizio tra un uomo e una donna, che può generare la vita. Dobbiamo sostenere la maternità, dobbiamo incentivare la natalità e dobbiamo aiutare i giovani, affinché attraverso la stabilità lavorativa possano rigenerare la vita.
MESSORA: Tu sei entrato in questo terreno che è un po’ minato… Intanto se tu per legge obblighi qualcuno che è omosessuale ad avere una famiglia naturale, non ci riuscirai mai, perché la sua natura è diversa…
MAGDI: Non dico questo…
MESSORA: Mentre invece è comunque, credo, legittimo riconoscere il diritto a due partner di qualsiasi sesso siano, che condividono comunque dei valori concreti, che sono quelli dell’amore, dell’affettività reciproca, magari della vita passata insieme, di avere alcune certezze. Per esempio qua in Italia mi dicono che se tu ti ammali e vai in ospedale, il tuo partner non ti può neanche assistere, non può neanche venire in tuo soccorso. Quindi io credo che del discorso sulle adozioni ne potremmo discutere a lungo, ma su questi cardini, questi principi generali… Si chiamano, credo, coppie di fatto, su cui non abbiamo praticamente mai fatto niente. Personalmente credo che bisognerebbe andarci un po’ con i piedi di piombo…
MAGDI: Allora, io rispetto le persone, tutte, senza alcuna discriminazione rispetto alla loro fede, alla loro cultura e rispetto al loro vissuto personale. Il rispetto nei confronti della persona non deve mai venire meno, la persona non può essere in alcun modo discriminata, siamo tutti depositari di valori assoluti e universali alla vita, alla dignità e alla libertà. Io pongo un altro problema, dico che in Italia e in Europa più in generale, noi stiamo morendo come società autoctona e stiamo morendo come civiltà perché non facciamo figli in numero adeguato alla salvaguardia dell’equilibrio demografico. Per fare ciò noi dobbiamo investire, fare politiche a favore della famiglia. Al di là dell’altro discorso. Io non voglio essere negativo, distruttivo, io voglio essere positivo e costruttivo, quindi dico che in questa situazione, così come nei confronti dell’euro, io non ho una posizione ideologica nei confronti dell’euro, dico soltanto che se fino al 2001 una famiglia italiana che guadagnava 1.500.000 lire poteva vivere dignitosamente e se ne guadagnava 2 milioni di lire poteva permettersi anche una bella vacanza e che il giorno dopo l’adozione dell’euro, quando da un giorno all’altro ciò che compravamo con mille lire lo abbiamo acquistato a 1 euro, e dove 750 euro si traducono nella miseria e con mille euro si è poveri, allora dico che partendo da questa realtà io sono per il ripristino della sovranità monetaria. Lo stesso dico per la questione demografica. Noi dobbiamo risalire la china, dobbiamo incentivare la natalità e per farlo noi dobbiamo sostenere la maternità. Ecco perché noi all’interno di “Amo l’Italia” riteniamo che bisogna considerare il valore economico del lavoro domestico, (in Francia è stato stimato pari al 33% del Pil) per riconoscere alle madri che scelgono, sottolineo scelgono, quindi senza nessuna costrizione, di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia, alla casa e ai figli, di attribuire loro una giusta indennità di maternità che consenta a quella famiglia di potersi assumere la responsabilità di mettere al mondo dei figli.
MESSORA: E comunque asili di prossimità, asili nelle aziende…
MAGDI: Esatto. Tutti i servizi che servono per quelle madri che invece scelgono di continuare a lavorare. Noi vogliamo mettere al centro la persona, la famiglia naturale, la comunità di uomini e donne libere. Vogliamo mettere al centro i valori, le regole, il bene comune. Questa è la differenza sostanziale che ci porta a ribaltare quella piramide che oggi ci vede dipendere in toto da una cupola in cui ci sono: la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale, gli Stati, le Regioni, le Province. E quando si arriva a livello dei Comuni, che è l’ambito dove i cittadini effettivamente lavorano e producono, vivono, mettono su le proprie famiglie, si scopre che non ci sono più soldi, si scopre che ci si deve limitare a sottomettersi a delle direttive, a degli ordini che vengono calati dall’alto. Noi vogliamo ribaltare tutto questo e partiamo dal basso, partiamo dai cittadini, partiamo dalle famiglie, partiamo dagli imprenditori, partiamo dai Comuni.
MESSORA: Hai sentito le recentissime dichiarazioni di Ferdinando Imposimato che sostiene che dietro alla strategia della tensione degli anni di piombo, del terrorismo in Italia, ci sia addirittura il Gruppo Bildelberg?
MAGDI: Non ho sentito questa dichiarazione, ma se la dice un magistrato che si occupò negli anni ’80 del terrorismo brigatista in Italia, credo che avrà delle buone ragioni, perché diversamente dovrebbe rispondere a chi di dovere di queste sue affermazioni, che sono effettivamente affermazioni molto molto pesanti.
MESSORA: So che devi andare via. Un egiziano che ama l’Italia. Come mai?
MAGDI: Io sono in Italia dal 1972, quindi da 40 anni. Oggi mi considero orgogliosamente italiano. Ho sempre amato l’Italia. Io ho iniziato a studiare nelle scuole italiane dall’età di 4 anni, quindi l’Italia è sempre stata nel mio cuore. Amo gli italiani. Questa è la casa in cui io mi sento pienamente e autenticamente me stesso.
MESSORA: Quindi ogni tanto l’immigrazione produce qualcosa di positivo…
MAGDI: Ma sicuramente! Noi dobbiamo favorire quella accoglienza in un contesto di condivisione dei valori fondanti della società italiana e di quelle regole che sono alla base di un sano concetto di cittadinanza. Io sono per l’applicazione integrale del detto evangelico “ama il prossimo tuo così come ami te stesso”, dove l’amore per il prossimo e l’amore per se stessi devono bilanciarsi, devono andare di pari passo. Nel momento in cui noi realizziamo questo equilibrio, noi conseguiamo il bene comune, il bene per gli italiani e il bene per gli immigrati.

Trascrizione a cura di Maria Laura Borruso.

Un ulteriore conferma


sabato 26 gennaio 2013

Lo scandalo bancario dell'anno


“ E' un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina. “(Henry Ford)


Riprendo a scrivere dopo un periodo di pausa.


Chi riteneva di aver messo la parola fine alla questione bancaria si sbagliava di grosso. L'ennesimo scandalo esploso nel Monte dei Paschi di Siena la dice lunga sui controlli "poco accorti" da parte di Bankitalia. Del resto appare ingenuo che una cosa del genere  possa avvenire seriamente, quando la stessa Banca d'Italia è partecipata dalle medesime banche che dovrebbe controllare.  Infatti, fra tutti i conflitti di interessi esistenti in Italia, quello bancario appare essere il più sottovalutato (ed anche il più consolidato) non solo dai mass-media, ma pure dalle autorità giudiziarie. Ma a parte queste considerazioni, c'è ancora qualcosa da dire.  Sappiamo tutti che il Monte dei Paschi di Siena fosse una propaggine del PCI-PDS-DS... e sappiamo pure che ciò non interessa la maggior parte delle persone. Ancora una volta la sinistra è al centro di uno scandalo bancario, a dimostrazione del legame a doppio filo rosso con la sinistra italiana. Ma tutti rimangono stranamente indifferenti. I diretti interessati respingono ogni addebito e i giudici rimangono indecisi sul da farsi.

L'acquisizione di Antonveneta da parte di MPS, quand'ancora questa era in mani spagnole (Santander non aveva ancora perfezionato l'acquisto), desta più di un sospetto.  Il sistema Mussari si basava su di un conto riservato aperto in una banca londinese, in cui, nel lontano 2007, vennero registrati più di due miliardi di euro. Quei miliardi rappresentano il sovrapprezzo pagato per l'acquisto di Antonveneta oltre che a soddisfare gli appetiti pantagruelici della politica. Sul quel conto è stata parcheggiata la madre di tutte le tangenti...e poi, col passar del tempo ed il varo dei famigerati scudi fiscali, se ne è permesso il rientro, affinchè andasse a rimpinguare il conto dei diretti beneficiari. Questo è, più o meno, quanto si legge su "la Repubblica" di oggi. In realtà, i miliardi pagati in più, come sovrapprezzo,  risultano essere il doppio! Inoltre, nel 2009, per occultare un'ulteriore perdita, il monte dei paschi ha ristrutturato il debito accordandosi con una Banca giapponese, la Nomura, falsificando nuovamente il Bilancio. E attraverso un'operazione truffaldina che prevede l'acquisto di BTP a ventisette anni è riuscita a dilatare ulteriormente il debito. Naturalmente, come sempre accade in questi casi, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!
Il contratto stipulato per entrambe le operazioni è stato secretato; ed è stato scoperto nella cassaforte privata di dell'ex direttore generale Antonio Vigni. Quest'ultimo ha lasciato la Banca con una buona uscita di 4 milioni di euro, oltre al corposo stipendio e al T.F.R.. Cosa abbia fatto di buono costui per meritare tanto non è dato saperlo, visto che sia il Bilancio del 2011 sia quello del 2012 sono entrambi in rosso. E questo rende ancor di più temerario e sfrontato il management di MPS che ha così messo fuori controllo la stabilità dell'Istituto di credito senese.
Naturalmente il caso Monte Paschi non è affatto isolato. Nei bilanci delle grandi banche (di tutto il mondo, bene inteso)  ci sono una quantità spropositata di titoli derivati.  Si parla di 650.000 miliardi di dollari, equivalenti a nove molte il PIL mondiale. Tutte le grandi banche italiane sono affette dai medesimi problemi. Queste ultime ormai non elargiscono più credito alle imprese e sono quasi tutte sottocapitalizzate. La fabbrica infinita dei derivati ha premiato moltissimi manager bancari, ma ha ridotto gli istituti di credito sul lastrico. La funzione di questi derivati sarebbe stata quella di "spalmare" (quando si dice lo"spread") le perdite negli anni successivi.
Il guaio è che da noi l'unica autorità di vigilanza spetta alla Banca d'Italia... Ora il ruolo di capro espiatorio spetta a Mussari, reo di aver occultato i bilanci. Visco mente quando afferma che "...Bankitalia ha svolto fino in fondo il suo compito di vigilanza su Mps...".  E anche il Ministro uscente  dell'economia, Vittorio Grilli, si trova in una situazione di estremo imbarazzo nel difendere l'operato di Bankitalia, in quanto il suddetto (nel 2004) ha ricevuto un prestito di favore  dalla Banca Senese per l'acquisto di un immobile ai quartieri Parioli (1,5 milioni di euro). La questione - evidentemente - è sistemica. E' mai possibile che nessuno - dico nessuno - in Via Nazionale si sia reso conto della presenza nelle pieghe del Bilancio MPS dei famigerati derivati tossici? La perdita sui famigerati derivati potrebbe innescare una bomba a orologeria ed investirebbe anche altre banche italiane.  Ma un processo penale per falso in Bilancio non è più pensabile. Purtroppo tale reato è stato cancellato dal Cavaliere e dai suoi sodali per ovvi motivi che qui è inutile ricordare..
Proprio ieri l'assemblea dei soci ha concesso il via libera al Consiglio di Amministrazione al fine di aumentare il capitale della Banca, a garanzia della copertura dell'aiuto statale. Entro e non oltre il 2015 si darà vita all'auspicato aumento di capitale per ridurre il carico degli interessi (circa 350 milioni l'anno).  I mercati naturalmente auspicano un'apertura del Monte dei Paschi a soci esterni. Profumo però chiude ogni speranza. E se il Monte Paschi non fosse in grado di pagare i Monti Bond? Cosa accadrebbe?


© ♚Pierre