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domenica 5 maggio 2013

Il Grande Blocco


Gira e rigira siamo - obtorto collo - ritornati al "grande inciucio", a quello che una volta si sarebbe chiamato, "Governissimo" e che, oggi, nelle stanze paludate del potere viene chiamato, molto prosaicamente, "governo delle larghe intese", ma che, in effetti, è solo un governicchio di vecchi e nuovi saltimbanchi. Il risultato elettorale - nonostante il Porcellum - non ha consegnato al Paese una maggioranza coesa. utile per governare.  Per questo quasi tutti giustificano la nascita di questo governo.
Un governo senza un'identità precisa, senza una linea condivisa che si poggia sul deserto dei valori, dove c'è di tutto, non può essere un buon governo. Tuttavia. la notizia secondo cui due partiti maggiori  avrebbero messo da parte le loro velleità partigiane  in nome dell'interesse generale appare come un déjà vu. La farsa dell'alternanza, frutto bacato del bipolarismo di matrice anglosassone, non ha sortito i risultati auspicati dai poteri forti.
Oggi, viviamo in una democrazia bloccata dai parametri di Maastricht e dal pareggio di bilancio,  dove l'alternanza è una pia illusione e il bipolarismo un utile escamotage per controllare il potere del popolo sovrano. Il bipolarismo viene costantemente mantenuto in vita per assecondare il volere di Bruxelles, non per altro. Quando un governo non segue le direttive europee viene immediatamente redarguito e  indi commissariato. E' accaduto al precedente governo Berlusconi che ha dovuto, in fretta e furia, passare la patata bollente al liquidatore fallimentare, Mario Monti, in barba ad ogni volere popolare. La politica montiana, in effetti, non è stato un errore di percorso... tutt'altro; essa era stata auspicata da anni, nei cosiddetti  ambienti "influenti". Per questo appare ingeneroso sostenere la tesi che essa sia stata perseguita da tecnici incompetenti. Monti - per questo ed altro - forse si aspettava più riconoscenza da parte di quei poteri che lo hanno incoraggiato a "salire in politica", ma che poi, nei fatti, non hanno fatto nulla per fermare Grillo. Monti ha infatti collezionato una mezza figuraccia e i suoi compagni di corsa sono rimasti appiedati.

In realtà, i poteri forti incominciano a far balenare l'idea che la "democrazia non basti più"... serve altro...

 Nathan Gardels
In particolare, il politologo americano, Nathan Gardels, sostiene che:

“...ci sarà la necessità di una forma di ‘unità nazionale’ e di una ‘casta tecnocratica’, necessariamente no-partisan e in un certo senso ‘depoliticizzata’, affinché qualsiasi futuro governo sia preso sul serio”. 

E, dunque, dopo la parentesi "tecnocratica" di Monti siamo ritornati al "Grande Blocco". Il Blocco storico, composto dalle oligarchie finanziare, ha scelto Enrico Letta, nipote del ben più importante Gianni Letta.
Attorno a quest'uomo si sono coalizzati gli interessi finanziari e quelli di partito. Letta rappresenta il trait d'union tra il centro destra e il centro sinistra, il compromesso storico per eccellenza.  Come i democristiani della defunta prima repubblica restarono impassibili al governo mentre i "sinistri" colonizzavano la cultura, scristianizzandola, allo stesso modo i cattolici del PD stanno al governo mentre gli agenti del capitale dilapidano lo Stato, privatizzandolo e sottomettendolo ai potentati economici internazionali.
Sul conto dei suoi componenti non si raccontano cose assai commendevoli. Il "Fatto Quotidiano" fa un elenco dei cosiddetti impresentabili.
 Gli ex  PDS-DS hanno dimostrato nel recente passato di essere  “alleati affidabili” degli States.
Il “padrone d'oltreoceano" conosce bene i suoi "polli" ed è dunque  pienamente  consapevole della differenza tra i due schieramenti.  La sinistra, perciò, in un certo qual modo, viene preferita alla destra, ma fino ad un certo punto.  I sinistri sono più meschini degli altri e quindi da preferire  per certe covert operations in cui occorra duttilità e notevoli doti di mascheramento. E' già accaduto con il dott. Sottile e con Romano Prodi e continua oggi con il governo Letta-Alfano. Quindi, in un certo senso, assistiamo ad un peggioramento della situazione, rispetto al passato. La variante oggi è rappresentata da un governo di coalizione che dovrà conciliare gli interessi di bottega del PDL con la sete di potere del Partito Democratico.  Per questo ed altri motivi, molti credono che il governo Letta faccia appena in tempo a superare l'estate.
Inoltre l'ossequio di qualsiasi governo "democratico" verso Palazzo Koch è davvero stucchevole.
Da quel covo di vipere sono usciti i migliori devastatori dello Stato sociale italiano: da Carlo Azeglio Ciampi a Lamberto Dini fino Mario Draghi. Costoro, con la complicità interessata dei politicanti presenti in entrambi gli schieramenti, hanno svenduto tutto il patrimonio pubblico italiano, con la scusa di sanare il debito pubblico. Sotto questo punto di vista occorre aprire una parentesi.

Esiste una legge che da anni giace moritura, temuta da tutti i banchieri, che se ne tengono alla larga, la Legge 28 dicembre 2005, n. 262. 
Questa legge all'Art. 19 comma 10, recita testualmente: 

"Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici".



La semplice attuazione di quest'articolo permetterebbe allo Stato italiano di recuperare in parte (si badi bene) la cosiddetta Sovranità monetaria, sancita dall'art. n.1 della nostra Costituzione e, soprattutto,  di rientrare in possesso delle quote detenute  dalla Banca d'Italia e della sua moneta nazionale. E' chiaro che una tal cosa va contro il Trattato di Maastricht, ma questo, e l'eventuale uscita del nostro paese dall'Eurozona, dovrebbe essere oggetto di una consultazione popolare, poiché l'entrata nell'euro non è stata decisa attraverso alcun referendum.  Chiusa parentesi.

La stampa, rispetto al governo Letta,  appare molto più incline all'encomio che alla stroncatura. D'altra parte anche i giornalisti vanno capiti... anche loro devono portare il pane a casa e siccome c'è la crisi è meglio tenersi stretto il posto che i padroni del vapore hanno assegnato loro. A stigmatizzare questo governo è rimasto solo Beppe Grillo con il suo corposo gruppo di parlamentari. Per questo motivo il Beppe nazionale è stato attenzionato dai suddetti pennivendoli del sistema con metodi molto spicci e per nulla rispettosi delle persone.

Sarà anche per questo motivo che Grillo rifiuta sdegnosamente di andare nei Talk shows o anche di rilasciare interviste...in specie se vengono dai soliti salotti del potere...
©  ♚Pierre

giovedì 28 febbraio 2013

Dilemmi manichei


Di sicuro non è la prima volta che esprimo a chiare lettere il mio giudizio sulla democrazia, la quale non è mai stata, a parere di chi scrive, un buon metodo di governo.  Tuttavia, questo non fa di me un sostenitore dell'autocrazia, men che meno quando essa diventa ereditaria.
Certamente non arrivo a darne un giudizio assai tranchant, seguendo la via tracciata da taluni pensatori tradizionali come l'Evola o il Guénon, secondo cui essa rappresenta il frutto bacato della modernità, in quanto rispondente, in tutto e per tutto, alle sacre leggi dei cicli cosmici. Non ripeterò qui, dunque, cose trite e ritrite, già scritte e sviscerate in altri luoghi e dibattiti.
Cercare una strada alternativa al metodo democratico oggi è assai difficile, per non dire impossibile, a meno che non si voglia sperimentare un ritorno assolutistico che, dati gli ordinamenti attuali, assumerebbe le vesti di un governo privo di legittimazione popolare e dunque pienamente asservito all'usurocrazia tecno-finanziaria.
Allo stato attuale, sicuramente, la democrazia rappresenta una mistificazione, un tradimento del mandato elettorale che i cittadini hanno affidato ai loro rappresentanti.  Su questo non vi è alcun dubbio.
Ma di qui a tracciare un quadro specularmente opposto ce ne passa... La democrazia esige non solo una partecipazione attiva, ma soprattutto consapevole. Qui sta il nocciolo della questione. Non è possibile demandare ad altri il proprio pensiero... ma, non è possibile nemmeno farsi coinvolgere in becere strumentalizzazioni di parte che non hanno a cuore l'interesse generale e il bene del proprio paese. Bisogna, in altre parole, diffidare  di tutte quelle campagne elettorali svolte all'insegna dei favoritismi personali e di tutto l'armamentario utilitaristico utilizzato sinora. Parimenti bisogna respingere i precetti demo-populisti del "tutto e subito", specificando che se è vero che "nessun pasto è gratis" è vero altresì che esistono moltissime persone che mangiano a sbafo, sfruttando il lavoro altrui. Occorre avere una "bussola" interna che orienti il nostro pensiero in modo corretto. Altrimenti non se ne esce. Occorre si una classe politica nuova... ma occorre pure una nuova consapevolezza. Altrimenti non vi saranno dei cambiamenti sostanziali ma solo mere rivisitazioni dell'esistente, piccoli aggiustamenti e inutili déjà vu.
D'altra parte, che la metodologia corruttiva non sia morta e sepolta è ampiamente provata ad abbundantiam proprio dallo svolgimento delle vicende politico-giudiziarie della cosiddetta seconda repubblica... alle quali, volens nolens, tutti devono far riferimento. 
In questo quadro vanno appunto collocate le ultime consultazioni elettorali che hanno visto salire sul proscenio politico una forza del tutto nuova nell'agone nazionale. Tuttavia, non si è verificata la scomparsa del Cavaliere di Arcore che, in barba ai sinistri pronostici,  è riuscito, dopo la caduta, a risalire sul cavallo della libertà, seppure utilizzando la collaudata tecnica del venditore di tappeti.  Il partito di Pierluigi Bersani non è stato premiato dalle urne e, seppure la sua coalizione abbia ricevuto la maggioranza relativa alla camera per effetto del Porcellum, al Senato permane una situazione di estrema incertezza che non permette al PD di governare da solo. Una situazione di sostanziale parità che ha visto  il Centro esaurito in una coalizione senza futuro e peso politico, una sinistra che ha ridimensionato notevolmente i suoi consensi e un centro-destra ringalluzzito da chi lo dava per spacciato. Fini e Di Pietro sono tornati a casa con la coda fra le gambe a far compagnia ai loro sfortunati compagni di viaggio.
Sul Movimento cinque Stelle e, soprattutto, sul suo simpatico istrione è stato scritto di tutto. Quindi è inutile aggiungere altra carne al fuoco. Qui sarà necessario individuarne il comportamento e le ragioni. 

Il successo dell'armata grillina nelle urne dovrà trovare la sua conferma nel Parlamento.  Purtroppo però all'interno del movimento serpeggia una sorta di terrore mal dissimulato per il potere, una specie di allergia da contatto che gli impedisce di agire, per paura di essere contagiato.  La paura ha una sua fondatezza e non può perciò essere sottovalutata ma neppure esorcizzata. La paura "paralizza" l'azione, perciò deve considerarsi una cosa negativa, soprattutto per chi decide di fare politica attivamente. Diversamente si rimane nell'atteggiamento di chi "rimane alla finestra a guardare" mentre il paese sprofonda nella disperazione. 
Purtroppo, però, chi va al mulino s'infarina, inevitabilmente. E allora accade che, per rispetto delle istituzioni, si dovranno fare cose che magari non si sarebbero fatte sul web... 
Il non contatto non è evitabile. Il terrore del potere si scontra con la sua rivendicazione. 

Il pronostico negativo, però, non mi esime da un'analisi ragionata e, soprattutto, attenta alla situazione attuale, che è in effetti assai anomala e provvisoria. Mi riferisco soprattutto al risultato venuto fuori dalle urne. Un risultato nefasto che, di fatto, ha consegnato il Bel Paese ad una palese ingovernabilità che difficilmente potrà ricomporsi in parlamento, vista l'aperta ostilità del Movimento  5 stelle su PD e PDL ed anche dalla non praticabilità di un governo PD-PDL. 
La giustificazione dei grillini contro chi li accusa di irresponsabilità è fondata. Infatti se il movimento cedesse alle dolci lusinghe che gli vengono mosse da destra o da sinistra, cadrebbe anche la credibilità dell'intero Movimento. Per questo motivo Grillo e il suo mentore, GianRoberto Casaleggio, si prodigheranno affinché una cosa del genere sia di fatto scongiurata. Il Sistema è marcio sin dalle sue fondamenta e, su questo, concordo con Grillo. Ma proprio per questo è assai difficile riuscire a trovare il bandolo della matassa per uscire dall'impasse.
Che fare? L'interrogativo di Leniniana memoria s'impone in tutta la sua lapalissiana evidenza. I protagonisti si trovano immersi in una nebbia fitta e, in più, devono fare i conti con compagni di viaggio  del tutto sconosciuti. 
Il nodo vero è legato ad una questione futura che dovrebbe in pratica materializzarsi entro dopo l'entrata della primavera, ossia immediatamente dopo le consultazioni che il capo dello Stato è chiamato a fare.  In quel caso Bersani spera nella clemenza di Napolitano, Un modo soft per chiedere, col cappello in mano, almeno un incarico esplorativo. Ma qualora ricevesse l'incarico a cosa servirebbe? I grillini possono essere d'accordo su una legge che regoli o abolisca il conflitto d'interesse, sulla riduzione dei parlamentari. Ma sul resto? In primis c'è la questione monetaria: l'Euro è la moneta-debito par exellence. Grillo pensa ad un referendum sulla eventuale uscita dell'Italia dall'euro. Ma la cosa non è fattibile a  meno che non si voglia uscire dall'Europa. Una cosa inaudita non solo per il PD meno ELLE, ma per la totalità dell'universo "democratico". Per non parlare della politica estera, dei rapporti con USA e, soprattutto, con Israele. 

Il disaccordo è prevalente rispetto alle convergenze assai parziali.

La carta costituzionale è l'unico punto fermo a cui tutti devono rifarsi, pena l'esclusione dal sistema. Del resto, la costituzione è alla base di qualsiasi Stato, abrogarla significherebbe distruggere lo Stato con tutto quello che una cosa del genere comporta.  Essa costituisce la base del nostro vivere civile, peccato però che essa non sia stata mai veramente applicata, nemmeno nel suo enunciato. In tempi bui come questi, in cui pericoli di ogni genere e risma possono profilarsi all'orizzonte, dobbiamo essere solerti e guardinghi guardiani del dettato costituzionale, affinché quel poco che ancora rimane dello Stato di diritto non si trasformi, di fatto in uno stato di barbarie, dove la prevaricazione dei più forti abbia ragione su tutto e tutti.

©  ♚Pierre