domenica 28 luglio 2013

Avviso a tutti i naviganti


Prima di congedarmi da questo Blog, ritengo giusto dare il mio parere su un tema molto importante: Il Signoraggio Bancario.

Il chiarimento è indispensabile visto che le mie posizioni divergono nettamente da quelle di Pierre.
Tanto si doveva per amor di verità-
Vincit omnia veritas.
Pier Luigi


mercoledì 3 luglio 2013

IL NEMICO VI ASCOLTA, TACETE!

Il celebre manifesto di Gino Boccassile
Così recitava la didascalia di un famoso manifesto di Gino Boccassile, ambientato nella seconda guerra mondiale. E, nonostante di acqua sotto i ponti ne sia passata parecchia, il motto sembra più che appropriato oggi, dopo che le rivelazioni della spia pentita Edward Snowden hanno fatto il giro del mondo. 
Mr Abbronzatura, dal canto suo,  assicura agli alleati che chiarirà tutto...ma l’Europa non sembra intenzionata a lasciar correre e minaccia ritorsioni.  
Insomma, dopo la divulgazione delle informazioni top secret,  i vertici europei sembrano cadere dalle nuvole e lanciano fulmini e saette contro la White House, minacciando di bloccare l’avvio dei negoziati per la creazione di una zona transatlantica di libero scambio. In realtà più che una minaccia, questa presa di posizione ci appare come una sorta di "scoperta ipocrita". Così, infatti, l'ha giustamente definita Maria Giovanna Maglie, giornalista di "Libero". Per questo ed altro, è lecito aspettarsi un rapido dietro-front della schiera degli indignati a comando. Costoro simulano un'indignazione che la storia smentisce con i fatti. Bluffano sperando di gettare fumo negli occhi della gente. 
Innanzitutto, i responsabili della sicurezza europei avevano già riscontrato cimici ed intercettazioni telefoniche e si erano immediatamente attivati per individuarne la fonte. In quella occasione si era constatato che i segnali venivano generati dall’attività di una struttura collocata nell’area schermata del quartier generale della Nato, nei pressi della municipalità di Evere, dove ha sede anche la NSA. Ebbene quali importanti decisioni vennero prese nel merito?
Difatti, a parte le flebili proteste avverse alla NSA, cosa è stato fatto in concreto? Nulla. Ecco la  nuda verità. Di fronte all'immobilismo di ieri, stride oggi l'atteggiamento ipocrita delle istituzioni europee che, ripeto, FINGONO di INDIGNARSI.

Il Sistema di spionaggio capillare statunitense rivelato da Snowden è in realtà qualcosa di assolutamente risaputo nell'ambiente dei cosiddetti servizi.  Siamo in presenza di una storia assolutamente "normale", che invece oggi viene spacciata come uno scoop senza precedenti.

Non bisogna dunque meravigliarsi per quanto accaduto, poiché Bruxelles (come Roma del resto) altro non è che una succursale della Casa Bianca a Washington D.C.
Perché allora tanto chiasso?

Tutte queste semplici riflessioni ci fanno ritenere, senza tema di smentita, che il cosiddetto Datagate è la conferma di tante ipotesi prima bollate come "fumoserie complottiste" ma che oggi acquisiscono cittadinanza nell'informazione mainstream, generando scalpore nelle opinioni paludate dei commentatori affezionati al genere "politically correct".  Per questo  ed altro, si cerca di ostentare indignazione a più non posso di fronte alla cruda realtà dei fatti che non possono essere in alcun modo smentiti.


Michael Barnier


In questo quadro appaiono sincere  le dichiarazioni del commissario francese Michel Barnier, il quale sostiene che gli europei devono evitare di essere doppiamente naif: "Credere a un mondo idilliaco senza spionaggio" e "pensare che l'europa possa evitare di sviluppare capacità proprie in termini di materiali sensibili e cyberdifesa".

Ad ogni buon conto, a parte la pantomima di quanti continuano ad agitarsi e a stracciarsi le vesti contro lo scandalo del datagate, occorre fare il punto della situazione, prescindendo dai facili proclami e dagli isterismi dell'ultima ora.
In un mondo come quello attuale, dove il controllo delle reti costituisce un'arma politico-economica che annulla di fatto la sovranità degli stati nazionali, è necessario disporre - come sostiene Barnier - di "sistemi rigorosi e trasparenti di protezione dei dati personali". Per fare ciò evidentemente l'europa deve disporre di "capacità autonome per la sua sicurezza al di là della difesa".

In parole povere, prendersela con gli americani è puerile se non si dispone di una rete reale di protezione autonoma.
Infatti, il punto rilevante della questione, che nessuno fa presente, indignazioni a parte,  è Cui Prodest?

Attualmente queste rivelazioni "choc" hanno fatto il gioco della Cina, che è riuscita a far dimenticare i suoi attacchi informatici e, soprattutto, i suoi furti di brevetti e dunque di consistenti proprietà intellettuali.. La Cina è riuscita ad appropriarsi di ingenti quantità di brevetti e segreti industriali che valgono miliardi di dollari, compresi i progetti sensibili per la difesa.
In questo clima di buonismo intellettuale, l'europa sta arretrando e invece di costituire ed accrescere le sue "cyberdifese" si attarda in inutili minacce che scandalizzano solo i grulli ed i criminali.

©♚Pierre

martedì 11 giugno 2013

Congedo

Il Blog "Scleramenti" chiude, nel senso che non sarà più aggiornato. 


Tuttavia esso rimarrà in linea per essere consultato da chi vorrà farlo. 

Esso è stato concepito in maniera tale da venire incontro alle esigenze di tutti coloro che si avvicinano all’argomento trattato a seconda del loro grado di conoscenza, proprio come fosse un corso di economia organizzato in diversi livelli di difficoltà. 

Il Signoraggio Bancario - argomento principe del Blog - è stato affrontato prendendo in considerazione i più disparati punti di vista, mantenendo però l'ago della bilancia sull'interesse generale.

Non pensiate che tale approccio sia derivato da una qualche sorta di presunzione culturale, bensì, molto semplicemente, da una pura constatazione della realtà, con particolare riferimento all’informazione mass-mediatica italiana degli ultimi periodi ( carente o assai fuorviante).
Di qui ne è derivata una struttura "duplice" pensando  di doverci rivolgere sia a coloro già introdotti agli argomenti e alle vicende del tema trattato, sia a coloro che vi si sono avvicinati senza alcun bagaglio informativo pregresso e che avrebbero trovato quindi insostenibile la lettura. 

A questo scopo è stata adottata una scrittura virtuale a "quattro mani", magari, prendendo a spunto tesi opposte, per evidenziare e, possibilmente, risolvere il medesimo problema.  

Da qui l’esigenza di produrre anche "dibattiti virtuali" e una sorta di excursus ad usum delphini e la pubblicazione di pagine famose, come quella del compianto Professor Giacinto Auriti, o quella del redivivo Avv. Alfonso Luigi Marra. 

La cosa ha sortito un certo successo. Ma adesso, come tutte le cose di questo mondo, è arrivata l'ora di salutarci. 

© ♚Pierre

Ps. Per chi volesse seguire le mie elucubrazioni può farlo qui: http://ilrapportoaureo.blogspot.it/

Il regno della grande madre

La società contemporanea ha spodestato lo Stato riducendolo ad un mero simbolo per la raccolta fiscale, togliendogli, non di meno, il ruolo di "padre".  Così facendo lo ha definitivamente desautorato della sua aura regale, che invece è stata trasferita alla sua contro parte femminile: la società.
In questo modo lo Stato ha assunto il ruolo di spauracchio dilapidatore, di fustigatore della ricchezza privata, di persecutore del risparmio familiare. All'uopo sono stati elevati sull'altare della patria, la multa, la galera e la legge fine a se stessa.
Di questa femminilizzazione spicca in primis il primato dell’economia sulla politica, la prevalenza del consumismo sulla produzione, l'uso abnorme della discussione in luogo della decisione, il declino dell’autorità, una volta regale,  in favore del “dialogo democratico”, ma anche l’ossessione nella tutela  dei più deboli, siano essi omosessuali, donne o minori.




Nel costume stiamo purtroppo assistendo alla messa in berlina della vita privata, attraverso una spettacolarizzazione delle confessioni più intime, anche attraverso un uso smodato delle intercettazioni  telefoniche, usate al posto delle classiche indagini di poliizia, ed indi inserite nel panorama della “tele-realtà” (reality-TV).
A questo devesi aggiungere la moda dell’umanitario” e della carità pelosa massmediale, dove se non scuci l'obolo, vieni immediatamente messo all'indice ed emarginato dalla cosiddetta società civile. Basta accendere la Tv per accorgersi di quante collette televisive siano attive nella raccolta di fondi per le cause più disparate. Nella società odierna l’accento viene  posto costantemente sui problemi legati alla sfera intima,  alla salute, all’apparire, in luogo dell'essere;  del voler piacere a tutti i costi, attraverso un'ostentazione delle cura estetiche.

In questo quadro è stata completamente stravolta la figura maschile che ormai non ha nulla da "invidiare" a quella femminile...
Cure estetiche, tatuaggi, lifting, massaggi, trapianti di capelli e tutto quanto serve all'omologazione imperante.
E, via di questo passo, si è proceduto celermennte alla  la femminilizzazione di talune professioni: scuola, magistratura, psicologia, operatori sociali ecc. Non è un caso se oggi il maestro nelle scuole elementari sia diventato un caso più unico che raro e, per converso, assistiamo alla parificazione completa dei due sessi. Pensiamo all'assoluta omologazione dei ruoli nei compiti di Polizia, attraverso l'ingresso delle donne a pieno titolo in tutti i rami delle forze armate.

Inoltre con l'ostentazione del matrimonio d'amore stiamo assistendo alla parossistica avanzata delle separazioni e dei divorzi, quasi a giustificare il fatto che quando l'amore finisce, si tronca pure l'istituto matrimoniale. Dimenticano costoro che il matrimonio non è solo un legame affettivo... Il matrimonio, correttamente inteso, è un Istituto, attraverso cui si stipula un contratto sociale. Non è afferente solo al sesso, ma alla vita. Il matrimonio è un'istituzione di carattere giuridico con risvolti profondamente etici, destinato alla propagazione ordinata del genere umano, attraverso la costituzione della Famiglia.
In questo senso appaiono inconcepibili i recenti atti legislativi volti a sradicare questo tradizionale istituto che presuppone due parti contraenti di sesso diverso.   Matrimonio ed omosessualità sono concetti e parole che si escludono a vicenda. L'omosessualità, al di là di ogni considerazione morale o religiosa, è un legame sessuale tra persone dello stesso sesso. Tale legame è - per sua stessa natura - infecondo, inadeguato anche per la crescita della prole. Per questo appare innaturale dare a certe persone che sono state desautorate dalla natura la potestà di avere una famiglia.
Nell'antica Roma la famiglia era la cellula della civitas e il matrimonio assicurava, appunto, la continuità della gens, garantendo, altresì, la stabilità sociale. Cicerone infatti così la definiva:  Seminarium rei pubblicae (De OFFICIS, 1,54). La FAMIGLIA, insomma, rappresentava il modello di tutta la società.

In questo ambito cresce sempre più la moda dell'ideologia vittimistica, la difesa tout court del "sesso debole"  che, invece, alla prova dei fatti, ha prodotto il più largo numero di padri e mariti Homeless che la storia ricordi.
In questo triste scenario assistiamo ad un vero e proprio capovolgimento dei ruoli e della realtà che spesso si sofferma a tratteggiare negativamente la condizione dell'uomo moderno, mancando del tutto cosa spinge l'uomo di oggi a tali ed assurdi atteggiamenti.
I centri della Caritas e le associazioni cattoliche registrano un aumento esponenziale di questo fenomeno. Il marito, oggi, nel rapporto di coppia è sempre più la vittima non segnalata e quasi mai protetta, a differenza della sua naturale controparte.
In questo senso avanza il mercato dell’emotività e della compassione, che invece di aiutare effettivamente, anche attraverso il varo e la modifica delle leggi vigenti, si limita a registrare il fenomeno come una evoluzione dei tempi.

La nuova concezione della giustizia fai da te, dove tutti hanno ragione, ed ognuno si erge a giudice, compresi i colpevoli acclarati, mette in secondo piano chi attende giustizia da anni. L'iter processuale, estraordinariamente lungo e laborioso, più consono a zelanti azzeccagarbugli e causidici legulei che a persone oneste che attendono il corso della giustizia, è costruito in modo tale da defatigare chiunque non disponga di risorse e pazienza eccezionali.  Grazie al buonismo rimangono impuniti i tossici che compiono reati e gli statali condannati in via definitiva.  Queste due decisioni (opposte per materia e reati) sono assimilabili perchè affermano il principio della deresponsabilizzazione. Un principio che può trovare giustificazione nel perdonismo e, più in generale, nella femminilizzazione della giustizia, ma che, a ben vedere, esprime l'incapacità dello Stato a definire un confine fra lecito ed illecito.
Qui la fanno da padroni gli avvocati... anzi la Lobby degli avvocati. Questa lobby, potentissima in parlamento, si è sempre opposta, per vari motivi ad una riforma seria della Giustizia.
Si perché, a ben vedere, gli unici a guadagnarci da un processo dilatato all'infinito sono proprio loro: gli avvocati, appunto. Costoro stanno tanto a "destra" quanto a sinistra. Si tratta in buona sostanza, di una categoria trasversale agli schieramenti politici. E proprio per questo motivo è assai difficile stanarla e farla addivenire a più miti consigli. Questo dato è stato evidenziato chiaramente dal Ministro AnnaMaria Cancellieri che ha indicato nell'avvocatura uno dei principali ostacoli ad una riforma del nostro sistema giudiziario.
Naturalmente gli avvocati non sono gli unici a difendere lo Status Quo della giustizia. Il sistema giudiziario italiano ruota attorno al "motore immobile" di una Magistratura assolutamente autoreferenziale che rappresenta, a tutti gli effetti, uno dei poteri forti del nostro ordinamento. La magistratura è un potere intoccabile, caratterizzato da carriere intrecciate e automatiche che diffida sistematicamente di qualsiasi modifica ed innovazione. In questo senso la femminilizzazione della giustizia non ha giovato alla categoria. Per non parlare poi delle carceri italiane che, a dispetto delle indicazione di buoni propositi, è un mezzo non per giudicare in assoluta equità ma per far pesare il dolore  sulle vittime anziché sui carnefici. Ma, a causa di un aumento esponenziale della delinquenza, neanche i carnefici se la passano poi tanto bene, visto che sono costretti a subire pene ulteriori, a causa del sovraffollamento delle carceri e delle condizioni fatiscenti degli edifici in cui rimangono reclusi. La reclusione, infatti, dovrebbe consentire loro di rielaborare positivamente la pena e “ricostruirsi” una vita nella società. Ma, in un siffatto ambito, dubito fortemente che una tal cosa accada.

Il trend delle Griffe, dove solo ciò che è firmato serve e quello che non viene indicato dalla pubblicità non è percepito nemmeno come prodotto accettabile, ha ingenerato l'accoglimento incondizionato dei valori del mercato. Il telefono cellulare ha sostituito il cordone ombelicale, facendo si che la nostra vita sia scandita dall'accaparramento affannoso di questi prodotti pubblicizati dai mass-media.
La ricerca di un linguaggio servile e accomondante, e contestualmente, la progressiva scomparsa dell’imperativo dal linguaggio corrente  la dice lunga sullo stato di cose presente.
Del resto la globalizzazione è incline ad instaurare un mondo di flussi e riflussi, senza frontiere né punti di riferimento precisi, una sorta di mondo liquido, per parafrasare Baumann, dove vale la logica dei vasi comunicanti. 

Dopo  un periodo di preminenza del maschile sul femminile, che ha in un certo senso afflitto la condizione femminile e le sue aspirazioni, tutto ciò appare addirittura come qualcosa di positivo. Tuttavia, allo stato in cui siamo. siamo giunti nell’eccesso opposto. L'emancipazione del femminino è qualcosa che andava fatta. Ma nell'operare tale trasformazione occorreva rimanere in un ambito tradizionale senza eccedere nello stravolgimento della natura. Invece ciò che accade oggi viene attuato nel nome della svirilizzazione maschile, cancellando e sovvertendo l'azione simbolica del ruolo paterno, procedendo attraverso l’indistinzione tra i sessi.

La parificazione del lavoro e lo scambio dei ruoli, hanno fatto in modo che oggi gli uomini non abbiano semplicemente più tempo da dedicare ai figli. Il padre è stato a poco a poco ridotto ad un ruolo economico e amministrativo e con l'arrivo della donna in carriera, molto spesso, anche il ruolo economico-amministrativo finisce per scadere nel mero ruolo di badante.
Trasformato in “papà”, tende a diventare un semplice sostegno affettivo e sentimentale, elargitore di carezze e mero esecutore delle volontà materne, una sorta di assistente familiare,  un badante destinato a cambiare pannolini e spingere carrozzelle e passeggini.
Il padre, tradizionalmente inteso, colui il quale simboleggia la Legge, e ne è, in un certo senso, il garante, non è più percepito come tale.

Parimnenti avanza, una sorta di privatizzazione della famiglia, dove ai coniugi non attenti o troppo impegnati nel "lavoro" viene affiancata una funzione educante dall'esterno con l'apporto di specialisti; sociologi, psicologi, ecc. Questo è, in effetti, il primo passo verso la spersonalizzazione della famiglia.
Così. attraverso una sorta di ingerenza nella vita familiare, attuata con la scusa di razionalizzare la vita quotidiana ha preso due piccioni con una fava:

  1. in primis, ha ratificato la medicalizzazione dell’esistenza, 
  2. in secondo luogo, ha provocato - anche se indirettamente - la deresponsabilizzazione dei genitori nei confronti dei  figli.
Si è instaurata, senza colpo ferire,  una società dominata dal matriarcato mercantile che si indigna oggi del virilismo “arcaico”  delle periferie metropolitane e si stupisce di vedersene disprezzata.
Per questo motivo la società (che ha ormai di fatto sostituito lo stato) si serve di diversi mezzi per reprimere il virilismo ancestrale, ultimo baluardo dell'uomo tradizionale e dello stato estinto.
In questo mestissimo quadro generale,  il maschio viene additato al pubblico ludibrio, e accusato di ogni nefandezza... Naturalmente qui non stiamo difendendo l'indifendibile  e chi commette un abuso o reati veri o presunti... Facciamo solo presente quale è il clima entro cui certi "reati" vengono commessi, qual è l'humus socio-culturale entro cui si moltiplicano i bacilli dell'intolleranza e, soprattutto, della violenza. Ed è importante notare come in questi frangenti la "comprensione" scompare magicamente;  ad essa viene sostituita la denigrazione tout court del violento e delle sue assurde pretese.

Dietro la forma esteriore dell'atto criminale si dissimula la realtà delle disuguaglianze sociali e, soprattutto, il disvelamento dell'estrema durezza del sistema liberista che, a parole, sembra regalare mari e monti, ma, nella realtà di ogni giorno,  è foriero di inestinguibili ingiustizie e di profonde ineguaglianze sociali.
© ♚Pierre

domenica 5 maggio 2013

Il Grande Blocco


Gira e rigira siamo - obtorto collo - ritornati al "grande inciucio", a quello che una volta si sarebbe chiamato, "Governissimo" e che, oggi, nelle stanze paludate del potere viene chiamato, molto prosaicamente, "governo delle larghe intese", ma che, in effetti, è solo un governicchio di vecchi e nuovi saltimbanchi. Il risultato elettorale - nonostante il Porcellum - non ha consegnato al Paese una maggioranza coesa. utile per governare.  Per questo quasi tutti giustificano la nascita di questo governo.
Un governo senza un'identità precisa, senza una linea condivisa che si poggia sul deserto dei valori, dove c'è di tutto, non può essere un buon governo. Tuttavia. la notizia secondo cui due partiti maggiori  avrebbero messo da parte le loro velleità partigiane  in nome dell'interesse generale appare come un déjà vu. La farsa dell'alternanza, frutto bacato del bipolarismo di matrice anglosassone, non ha sortito i risultati auspicati dai poteri forti.
Oggi, viviamo in una democrazia bloccata dai parametri di Maastricht e dal pareggio di bilancio,  dove l'alternanza è una pia illusione e il bipolarismo un utile escamotage per controllare il potere del popolo sovrano. Il bipolarismo viene costantemente mantenuto in vita per assecondare il volere di Bruxelles, non per altro. Quando un governo non segue le direttive europee viene immediatamente redarguito e  indi commissariato. E' accaduto al precedente governo Berlusconi che ha dovuto, in fretta e furia, passare la patata bollente al liquidatore fallimentare, Mario Monti, in barba ad ogni volere popolare. La politica montiana, in effetti, non è stato un errore di percorso... tutt'altro; essa era stata auspicata da anni, nei cosiddetti  ambienti "influenti". Per questo appare ingeneroso sostenere la tesi che essa sia stata perseguita da tecnici incompetenti. Monti - per questo ed altro - forse si aspettava più riconoscenza da parte di quei poteri che lo hanno incoraggiato a "salire in politica", ma che poi, nei fatti, non hanno fatto nulla per fermare Grillo. Monti ha infatti collezionato una mezza figuraccia e i suoi compagni di corsa sono rimasti appiedati.

In realtà, i poteri forti incominciano a far balenare l'idea che la "democrazia non basti più"... serve altro...

 Nathan Gardels
In particolare, il politologo americano, Nathan Gardels, sostiene che:

“...ci sarà la necessità di una forma di ‘unità nazionale’ e di una ‘casta tecnocratica’, necessariamente no-partisan e in un certo senso ‘depoliticizzata’, affinché qualsiasi futuro governo sia preso sul serio”. 

E, dunque, dopo la parentesi "tecnocratica" di Monti siamo ritornati al "Grande Blocco". Il Blocco storico, composto dalle oligarchie finanziare, ha scelto Enrico Letta, nipote del ben più importante Gianni Letta.
Attorno a quest'uomo si sono coalizzati gli interessi finanziari e quelli di partito. Letta rappresenta il trait d'union tra il centro destra e il centro sinistra, il compromesso storico per eccellenza.  Come i democristiani della defunta prima repubblica restarono impassibili al governo mentre i "sinistri" colonizzavano la cultura, scristianizzandola, allo stesso modo i cattolici del PD stanno al governo mentre gli agenti del capitale dilapidano lo Stato, privatizzandolo e sottomettendolo ai potentati economici internazionali.
Sul conto dei suoi componenti non si raccontano cose assai commendevoli. Il "Fatto Quotidiano" fa un elenco dei cosiddetti impresentabili.
 Gli ex  PDS-DS hanno dimostrato nel recente passato di essere  “alleati affidabili” degli States.
Il “padrone d'oltreoceano" conosce bene i suoi "polli" ed è dunque  pienamente  consapevole della differenza tra i due schieramenti.  La sinistra, perciò, in un certo qual modo, viene preferita alla destra, ma fino ad un certo punto.  I sinistri sono più meschini degli altri e quindi da preferire  per certe covert operations in cui occorra duttilità e notevoli doti di mascheramento. E' già accaduto con il dott. Sottile e con Romano Prodi e continua oggi con il governo Letta-Alfano. Quindi, in un certo senso, assistiamo ad un peggioramento della situazione, rispetto al passato. La variante oggi è rappresentata da un governo di coalizione che dovrà conciliare gli interessi di bottega del PDL con la sete di potere del Partito Democratico.  Per questo ed altri motivi, molti credono che il governo Letta faccia appena in tempo a superare l'estate.
Inoltre l'ossequio di qualsiasi governo "democratico" verso Palazzo Koch è davvero stucchevole.
Da quel covo di vipere sono usciti i migliori devastatori dello Stato sociale italiano: da Carlo Azeglio Ciampi a Lamberto Dini fino Mario Draghi. Costoro, con la complicità interessata dei politicanti presenti in entrambi gli schieramenti, hanno svenduto tutto il patrimonio pubblico italiano, con la scusa di sanare il debito pubblico. Sotto questo punto di vista occorre aprire una parentesi.

Esiste una legge che da anni giace moritura, temuta da tutti i banchieri, che se ne tengono alla larga, la Legge 28 dicembre 2005, n. 262. 
Questa legge all'Art. 19 comma 10, recita testualmente: 

"Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici".



La semplice attuazione di quest'articolo permetterebbe allo Stato italiano di recuperare in parte (si badi bene) la cosiddetta Sovranità monetaria, sancita dall'art. n.1 della nostra Costituzione e, soprattutto,  di rientrare in possesso delle quote detenute  dalla Banca d'Italia e della sua moneta nazionale. E' chiaro che una tal cosa va contro il Trattato di Maastricht, ma questo, e l'eventuale uscita del nostro paese dall'Eurozona, dovrebbe essere oggetto di una consultazione popolare, poiché l'entrata nell'euro non è stata decisa attraverso alcun referendum.  Chiusa parentesi.

La stampa, rispetto al governo Letta,  appare molto più incline all'encomio che alla stroncatura. D'altra parte anche i giornalisti vanno capiti... anche loro devono portare il pane a casa e siccome c'è la crisi è meglio tenersi stretto il posto che i padroni del vapore hanno assegnato loro. A stigmatizzare questo governo è rimasto solo Beppe Grillo con il suo corposo gruppo di parlamentari. Per questo motivo il Beppe nazionale è stato attenzionato dai suddetti pennivendoli del sistema con metodi molto spicci e per nulla rispettosi delle persone.

Sarà anche per questo motivo che Grillo rifiuta sdegnosamente di andare nei Talk shows o anche di rilasciare interviste...in specie se vengono dai soliti salotti del potere...
©  ♚Pierre

domenica 21 aprile 2013

Nihil sub sole novi



Dopo aver assistito all'ennesima sceneggiata napoletana, non poteva mancare l'intervento finale a sorpresa del "Principe", ossia del "Guappo Napolitano", il salvatore della patria . La tenzon (s) cortese tra i partiti di regime, gli sgambetti e i voltafaccia tra destri, centrini democratici e sinistri ecologisti non ha portato nulla di buono e soprattutto di nuovo. Presi com'erano a caldeggiare il loro beniamino, non sono riusciti a fermare l'ago della bilancia su un nome nuovo veramente super partes e hanno dovuto ripiegare obtorto collo sul vecchio e collaudato Giorgio Napolitano.
I giornalisti pagati alla bisogna, attraverso dirette televisive interminabili e salotti riempiti dalla consueta claque accondiscendente, hanno celebrato "Re Giorgio" al secondo mandato quirinalizio. Nemmeno gli yankees arrivano a tanto, dato che ogni mandato alla Casa Bianca dura praticamente quattro anni. Quattordici anni, invece, sono troppi persino per uno assai longevo come Napolitano.
Praticamente, la riconferma di Napolitano significa una cosa sola:  aprire a Silvio Berlusconi.  Gongola Giuliano Ferrara e tutto l'entourage de "il Foglio",  tanto che, al riguardo, è stato scritto, in tempi non sospetti,  un caloroso Pamphelet sul presidente Napolitano, a firma di Sergio Soave.

L'ipotesi di  un possibile «governissimo», era già stata caldeggiata attraverso  la candidatura del "lupo marsicano", Franco Marini, subito "impallinato" dal cosiddetto fuoco amico.  Questa proposta, rifiutata sdegnosamente da molti sinceri democratici, in primis dal Sindaco Matteo Renzi, rientra nuovamente in scena al sesto scrutinio, sotto mentite spoglie,  dopo che la quinta votazione era andata ancora a vuoto. Prima  ancora c'era stato l'assassinio politico di "Mr Mortadella" made in Goldman Sachs, Romano Prodi. La proposta, come di consueto,  è venuta dal PD, ma  è stata subito condivisa da Pdl, Scelta Civica e Lega Nord.   Alla fine i voti scrutinati per Napolitano sono stati 738, di gran lunga sopra la soglia auspicabile dei 504 indispensabili per l'elezione. Il candidato dei grillini, Stefano Rodotà, dopo aver ottenuto il beneplacito di "SEL" (insieme 208 voti), arriva a quota 217. Un buon risultato che però nulla può contro la convergenza di PD e PDL e Scelta civica.  Questa la cronaca del voto. Nulla di nuovo, dunque.

Del resto, storicamente, dietro ogni candidato alla Presidenza della Repubblica italiana, c’è sempre stata la presenza assai ingombrante dello Zio Sam. L’endorsement a stelle e strisce è  sicuramente un dettaglio nient'affatto trascurabile non solo nel quadro politico generale ma anche per essere indicati come  i più adatti ad accomodarsi sulla poltrona presidenziale.
Chi si appresta a salire sul Colle deve aver prima attraversato l'oceano Atlantico. Chi non ha navigato bene nel mare occidentale, è destinato al sicuro  fallimento. Questo è poco ma sicuro.
Per questo preciso motivo tutti i candidati al soglio quirinalizio fanno a gara per apparire affidabili all'occhio d'oltreoceano.
Questo è quello che in linguaggio anglosassone viene chiamato un  "must". Dalla fine del secondo conflitto mondiale, infatti, l'italia è un Paese a sovranità limitata. Da quando, poi, siamo entrati nell'area euro, abbiamo perso anche quel poco di sovranità che la Lira e, soprattutto, i matrimonio tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro,  ci avevano concesso. Oggi il "Bel Paese " non è più nazione libera ed autodeterminata ed è continuamente esposta a tutte le bufere finanziarie. 
Da quando la nostra infima classe politico-dirigente si è calata le braghe di fronte ai poteri forti internazionali, è quasi impossibile pensare a parole come autodeterminazione e sovranità. Sono invece  sempre praticabili le "grazie" interessate come quella concessa ultimamente da Napolitano al colonnello Joseph Romano, già condannato dalla Corte d’Appello di Milano in relazione al caso Abu Omar. Siamo troppo accondiscententi, anche quando non ve ne sarebbe assoluto bisogno. La guerra fredda è finita da tempo e, ciò nonostante, rimaniamo ancorati ad un modus operandi logoro e stantio, quasi che il "servire" fosse qualcosa di veramente piacevole e non dettato dalle ferree regole della realpolitik.
Lo Zio Sam non deve temere più l'orso Russo e, inoltre, sullo scenario internazionale, non si vedono altri competitors geopolitici, ragion per cui non si capisce tutto questo servile ossequio se non considerando tutto quello che è in gioco nell'area euro.

Venendo agli uomini indicati dai partiti, per questo giro di boa,  non si può certo affermare che gli altri contendenti, non avessero le "decorazioni indicate" dal "protocollo atlantico". Vediamoli uno per uno.

Franco Marini,  sindacalista di vecchio corso, nonchè segretario protempore del Ppi. Come ben ha documentato la rivista settimanale dell'Ing. DE BENEDETTI,  negli anni ’70,  lo Zio Sam gli affida il gravoso compito  di ostacolare la ri-unione  della Trimurti sindacale, in concomitanza con la crescita elettorale del PCI, che destava più d'una preoccupazione alla Casa Bianca di Washington D.C.. La Cisl, sigla sindacale di estrazione cattolica, poteva essere inglobata nella meglio organizzata e rivendicativa CGIL. Nel 1974 Franco Marini si reca negli States dove riceve, probabilmente, aiuti economici tramite l’Afl-Cio, oltre ad indicazioni e consigli. La fusione salterà, la Cisl si ricompatterà e Marini avrà partita facile all'interno del sindacato cattolico. 

Romano Prodi, non è da meno rispetto  al precedente concorrente e può vantare ottime credenziali filo atlantiche, soprattutto in campo finanziario. Il "professore" ha rivestito la carica di Senior Advisor all'interno della  Goldman Sachs, la più potente merchant bank statunitense; è altresì membro dell’Aspen Institute, think tank che si occupa formalmente di analisi delle politiche pubbliche ma che, in effetti,  fa da tramite alle idee ed ai progetti americani nel globo, secondo vie traverse non sempre trasparenti. Inoltre, in qualità di Presidente dell’Iri, il professore ciclista, ha dato una grossa mano alla svendita scriteriata di alcune  imponenti aziende di stato, finite nelle mani di italiani legati alla finanza atlantica. Nel 1998, durante il governo da lui presieduto, portò l'Italia nel gruppo di testa dei paesi aderenti alla moneta-debito, tristemente nota come EURO. Nel marzo dell'anno successivo, il Consiglio europeo designò Romano Prodi, Presidente della Commissione Europea a Bruxelles. Durante i cinque anni della sua presidenza, la commissione europea si è resa protagonista  di due scelte storiche:


  1. l'introduzione coatta della moneta unica;
  2. l'allargamento dell'unione ad altri 25 paesi.
E, last but not least. è stato spesso gradito ospite presso il Bilderberg Group, il club degli illuminati della finanza e dell’industria mondiale, sul quale si dicono cose poco rassicuranti... anzi... inquietanti.

L'unico candidato che, in un certo senso, poteva squadernare un curriculum alquanto diverso  era quello proposto dal Movimento cinque stelle, Stefano Rodotà. E forse proprio  per questo motivo è stato bocciato dai veti incrociati di Pd e Pdl con l'appoggio interessato di Mario Monti, naturalmente.
©  ♚Pierre

giovedì 28 marzo 2013

Il destino fra le due correnti


Benedetto-Croce2
Il malcostume partitocratico, portato alla luce dalle note vicende giudiziarie, ha stravolto il nostro giudizio sulla politica, sul liberalismo e la democrazia.
Occorre perciò riportare nel dibattito politico l’ideale liberale nella sua essenza, senza alcun pregiudizio, privandolo delle inutili e sterili polemiche, ed invece analizzandolo nella sua pura essenza.
In questo senso possiamo prendere come riferimento il messaggio politico di Benedetto Croce, il quale ci ha trasmesso un’idea di liberalismo come metodologia di pensiero e azione.
Da questo punto di vista, possiamo serenamente affermare che l’essere liberale, secondo la visuale crociana, non si ascrive ad una sorta di ideologia statica ed inamovibile, come invece possono essere il comunismo, il fascismo, il socialismo eccetera. Il liberalismo è dunque un fenomeno metapolitico e metapartitico.
Non vi sono, per questo motivo, delle ricette precostituite, inserite nel “DNA” Liberale. Il liberalismo è piuttosto un metodo. Un metodo che fornisce strumenti utili per agire nell’agone politico attuale.
La religione della libertà
L’espressione va interpretata in due sensi. Anzitutto in senso etimologico. Religio è ciò che unisce.  La libertà dovrebbe essere la più alta aspirazione umana, insieme alla conoscenza. Invece, oggi, per molti, vale più un accomodamento, un favore che la libertà. Per andare oltre. Croce usa questo termine poiché richiama la passione e, soprattutto, qualcosa di non meramente intellettualistico.
Quindi essere liberali significa essere uniti nella lotta per la libertà. La religione però riporta alla nostra mente la Fede e dunque la passione. In questo senso il liberalismo di Croce si avvicina molto a quello di Piero Gobetti. Il concetto di lotta è centrale nel liberalismo italiano. Quando Gobetti esalta l’associazionismo operaio non lo fa in termini propriamente marxisti ma proprio come una forma di lotta per l’emancipazione e la conquista degli spazi di espressione. Questa lotta si concretizza nella costruzione delle istituzioni democratiche ossia nella forma di rappresentanza modernamente intesa.
Il concetto di Libertà può essere equiparato ai concetti di “Vita” e “Amore”.
Benedetto Croce non dice quanto “mercato” o quanto “Stato” debba esserci nel liberalismo. Il liberalismo è una concezione del mondo e della vita. Una lotta per la libertà. Non può dunque associarsi ad alcun partito politico. Diversamente, il liberalismo diverrebbe un’ideologia come tante altre.  E’ una continua tensione che serve all’uomo per creare la vita. Quindi tutto ciò che crea Vita è intrinsecamente etico. Croce vuole spronare gli uomini a coltivare la libertà come lotta. Questo perché la libertà va ri-conquistata ogni giorno. Anche Luigi Einaudi condivide quest’amore per la lotta, intesa come lotta per la libertà. Infatti nel suo saggio “La bellezza della lotta” spiega quale sia la sua idea del liberalismo. Per i liberali la storia non si muove né in un senso né in un altro, come invece avviene secondo la visione marxista. Per questo occorre agire con responsabilità e coscienza, senza farsi influenzare dalle mode o, peggio, dagli istinti materiali. Il liberalismo – correttamente inteso – non è altro che la continuazione della rivoluzione portata a compimento dal Cristianesimo. Una rivoluzione che combatte tutti gli elementi di fissità insiti nel materialismo e quindi non solo nel paganesimo ancestrale ma pure nel Cristianesimo istituzionalizzato (più preoccupato delle cose umane “molto umane” che di quelle spirituali).
“La menzogna ha preso il posto della verità come moneta che solo ha corso”
Queste le parole di Croce. Ma allora se la verità assume un ruolo centrale nell’analisi Crociana occorre che essa sia interpretata alla luce di un’altra ottica. Tutto rimanda all’individuo e al suo cosciente o incosciente operare e muoversi nella storia.
La colpa, l’errore e il male in generale, si rivelano come il negativo manifestarsi di un potere in cui l’Io ha il suo principio.  L’insufficienza della volontà rispetto alla tensione umana. In altre parole la deficienza della volontà rispetto al mondo degli istinti. Il mondo degli istinti è il mondo naturale.  Vi è poi una presenza fra due correnti che, per semplicità, si possono distinguere in due correnti principali: quella del passato e quella dell’avvenire, come segno di un’armonia o anche di una lotta fra bene e male.
Il decorso del destino individuale  per Croce è frutto di questa lotta cosciente. A ben vedere, però, esso viene determinato dalla continua combinazione di queste due correnti. Gli orientali identificano il passato come il karma (anche se non è il karma) e il futuro che reca con sé il germe della libertà.
In altre parole esiste nell’individuo un percorso già esperito ( magari anche in malo modo), che rappresenta un percorso obbligato; e un percorso diverso che si dirige verso l’avvenire e rappresenta l’evoluzione umana. Questa è la corrente dell’IO attiva nel puro pensiero, indipendente dal sentire radicato nella natura. In questo processo il sangue, la razza e l’appartenenza nulla possono. Tuttavia, dall’incontro/scontro  fra le due correnti nasce il destino dell’uomo.
© ♔Pier Luigi